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Scritto Mercoledì 09 maggio 2018 alle 13:45

Sulla 'Grande Lecco'

Caro direttore
Pensavo saresti intervenuto sulla serata dedicata al progetto di fusione dei comuni dell’hinterland di Lecco ma vedo che hai lasciato il compito di commentare l’incontro all’editorialista Calvetti. Eppure l’occasione era ghiotta perché come già avvenuto quando si parlò di fondere Cernusco, Osnago, Lomagna e Montevecchia, anche stavolta gli oratori e gli esempi sono sempre quelli. Perché’ di fusioni se ne fanno pochissime e tutte tra piccoli comuni come Valvarrone che messi assieme tra paesi fanno 600 abitanti, o i due Verderio che oggi, basta leggere il tuo giornale, vedono quelli di Inferiori pentitissimi della scelta. E non va meglio a La Valletta Brianza dove non c’è neppure una minoranza in consiglio comunale.
L’esempio che si fa sempre è quello del comune di Valsamoggia nell’area metropolitana di Bologna, il cui sindaco è diventato il testimonial per eccellenza delle fusioni.
Il comune è nato dalla fusione di ben cinque comuni già facenti parte dell’unione dei comuni Valle del Samoggia e sono Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno. E messi assieme tutti questo comune sparso con decine di frazioni non arriva a 30mila abitanti. Ed è il più grande d’Italia nato da processi aggregativi.
Ora vorrei capire come si possa paragonare un comune siffatto con l’ipotesi “Grande Lecco” che già il solo capoluogo  dispone di quasi 50mila abitanti.
Ma è possibile che con tutti i problemi sul tappeto, e sono davvero tantissimi nella sola Lecco la cui maggioranza è fortunata a non avere un giornale come merateonline alle calcagna debba perdere tempo dietro a queste fantasie?

N.P.

Non sono intervenuto proprio perché di queste fantasie credo se ne abbia piene le scatole. E sarebbe già sintomo di un interesse. Mentre il grande pubblico sicuramente se ne frega di queste baggianate. Ho grande rispetto per l’estensore del volumetto che è pure collaboratore della testata leccoonline ma nei suoi panni avrei dedicato tempo e capacità per qualche altra causa meritoria. La volontà violenta di spazzare via secoli di storia di dieci comuni per risparmiare un pugno di euro che, come dimostrato dalle recenti cronache, andranno ai comuni più spendaccioni è di un’assurdità senza pari. Ma ormai è scontato che buona parte delle genti del nord è masochista, ama farsi del male per dimostrare chissà quale spirito patriottico. Mentre gli abitanti di Ficarra ridono alle nostre spalle con un dipendente ogni 36 abitanti contro una media lecchese di 1 ogni 250. L’amico e collega, pur di rango superiore, Marco Calvetti ha usato il fioretto per stroncare la Grande Lecco. Io credo che si debba usare ben altro per farla finita con questo massacro del nord, della sua storia, delle sue tradizioni. Quanto al sindaco di Lecco Virginio Brivio, beh da un democristiano che cosa c’è da aspettarsi se non il più classico degli atteggiamenti “terzi” come si direbbe in Sicilia? Il guaio però è che ha promesso i soldi dell’Anci per l’ennesimo studio. Se lo faccia dare dal suo amico e sodale sindaco di Osnago. E’ bell’e pronto. Gli ingredienti sono sempre gli stessi, cambiano solo i numeri. A meno che ci sia qualche altra ragione per commissionare studi.

C.B.
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