Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 61.216.158
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Giovedì 10 maggio 2018 alle 19:19

La proposta di spazzare via 200 consiglieri comunali per ridurre il costo della politica è quanto di più autolesionista e populista si possa immaginare. Già così Appello si squalifica

Avevamo promesso di non scrivere altro sulla “grande Lecco”. Ma il passaggio sul taglio delle poltrone contenuto nella lettera inviata al nostro editorialista Marco Calvetti ci impone almeno una considerazione: il disprezzo manifestato da Corrado Valsecchi nei confronti di decine di consiglieri comunali fa il paio con quel sentimento di antipolitica banale che scorre frequentemente nei bar tra una birra, un giro di scopa e una lite per il pallone. E da un politico – o presunto tale – un’affermazione del genere mai ce la saremmo aspettata. Ridurre da 200 a 42 amministratori, cioè consiglieri comunali, è un insulto al principio della rappresentanza, alla necessità del controllo dell’operato dell’eletto che soltanto una comunità condivisa può esercitare. Un consigliere comunale di una cittadina come Merate percepisce a seduta 20,99 euro, per un importo totale annuo di circa 210 euro. E’ questo il risparmio cui punta Valsecchi? E’ distruggendo il rapporto tra eletto e elettorale – che più vicino è e meglio funziona per entrambi – che si pensa di razionalizzare la macchina pubblica? Un’affermazione del genere dovrebbe scuotere il senso civico – e perché no, anche di volontariato attivo – dei 200 consiglieri sparsi tra Valmadrera e Olginate.
Noi pensiamo che ogni comunità debba poter decidere da sé quanti consiglieri eleggere dato che, almeno dalle nostre parti, i rappresentanti del popolo sono pagati dal popolo e non dallo Stato attraverso contributi di solidarietà o elargizioni straordinarie per ripianare bilanci fallimentari.
L’Aula consigliare di Merate, fino al 1995, ospitava 30 consiglieri. Sì, molti seguivano i lavori in silenzio ma poi tornando nei loro quartieri raccoglievano le istanze della gente e le trasferivano nelle commissioni. Così l’intera città trovava la propria espressione nell’apparato amministrativo.
Già oggi con il numero di consiglieri ridotto a 16 ci sono frazioni che nemmeno sono rappresentate. E inevitabilmente ne scontano le conseguenze.
Immaginare di spazzare via 160 consiglieri comunali, giusto per risparmiare qualche decina di migliaia di euro (3 mesi di stipendio di un parlamentare) in un Paese che ne elargisce generosamente 5 milioni a un comune che ne ha ben 11 di disavanzo, è quanto di più autolesionista,  populista e, in ultima analisi, stupido di possa concepire.
Già questo basterebbe a seppellire definitivamente il progetto della Grande Lecco con tutte le amenità che l’hanno sin qui accompagnato. E auguriamoci che l’Anci impieghi diversamente i propri soldi – che sono ancora soldi della collettività. Perché finanziare l’ennesimo studio come ha promesso Virginio Brivio sarebbe, quello sì, un vero e proprio spreco di denaro pubblico.
Claudio Brambilla
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco