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Scritto Martedì 15 maggio 2018 alle 17:52

La primavera pazzerella manda in tilt le api: perso il 50% del miele d'acacia. I produttori locali: 'il '17 è stato ancor peggio'

Una serie negativa che si protrae da oltre tre anni e che, purtroppo, distinguerà anche il 2018. Per la raccolta del miele d'acacia, uno dei più remunerativi per gli apicoltori di Lecco e Como, anche la stagione in corso si conferma difficile, con un'alternanza climatica che non favorisce - ma, anzi, ostacola - lo sviluppo delle ‘famiglie' di api, che escono a stento dalle loro arnie e, quindi, non riescono a produrre.
In alcune zone delle due province, specie dove l'elevata escursione termica lascia campo all'acuirsi del freddo, si tratta di una nuova ecatombe. In generale, "si va comunque verso una stagione tutt'altro che felice per la raccolta del miele d'acacia" come rimarca il presidente di Coldiretti Como-Lecco Fortunato Trezzi, parlando di un calo produttivo nell'area lariana attorno al 50%, in linea con i dati riscontrati a livello regionale, rispetto alla media storica. "La sofferenza delle api - precisa Trezzi - è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e, anche nelle nostre province si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Gli effetti del clima aggravano quindi il già pesante deficit registrato nel 2017 nelle province lariane. Mancano ancora dati effettivi (la smielatura si concluderà tra circa 15 giorni) ma per il miele di acacia il calo di produzione è ormai accertato".
Lo confermano dal Lago alla Brianza, gli apicoltori lecchesi, pur con sfumature diverse.
"Un calo c'è stato ma, quantomeno siamo riusciti a raccogliere il millefiori primaverile che l'anno scorso non ci è stato possibile produrre. E' presto, prestissimo per fare bilanci: finora sono uscite dagli alveari solo le famiglie più resistenti e dobbiamo ancora smielare il raccolto dell'acacia. Ma è evidente che si tratterà comunque, per la nostra zona, di un'annata medio-bassa" conferma Fabio Villa di Casatenovo.
"Cambia molto da zona a zona, ci sono fasce di territorio più protette e altre più colpite" gli fa eco il "vicino" Ennio Decio. "Non ho chiaramente ancora dati, potrò fare un bilancio solo quando vedrò il miele nei secchi ma dai primi riscontri, da quel che vedo, non sarà tra le annate migliori con questi temporali che si ripresentano tutti i giorni e soprattutto con il ritorno del freddo. Riscontro tre ordini di problemi: le api si bloccano, i fiori cadono anzitempo e se le temperature non torneranno a salire non vorrei che le api stesse si mettano a mangiare il miele che hanno prodotto. Certo - aggiunge però il casatese - non siamo ai livelli dello scorso anno quando la produzione di acacia è stata praticamente zero".
Non è del tutto una stagione da buttare, in verità, anche secondo quanto hanno spiegato alcuni apicoltori del meratese. ''E' sicuramente un'annata partita in salita, con uno svernamento lungo e difficile, ma in Brianza un po' di miele si è fatto" ha commentato Livio Colombari, titolare dell'azienda agricola 'Chelidonia' di Montevecchia. "Poi, ogni apicoltore deve vedersela con quello che capita nella sua zona. Per quanto mi riguarda il 2018 non ha comunque niente a che vedere con il 2016 e il 2017, che sono state due annate davvero pessime, almeno quanto lo era stata quella del 2014. In quegli anni di miele di acacia ne avevamo fatto davvero poco. Dal momento che è la varietà che più interessa il consumatore, quindi di riflesso anche il produttore, sono stati anni davvero negativi. Quest'anno non siamo a livelli eccezionali, ma dobbiamo considerare che siamo solo a metà, ora c'è tutta l'acacia tardiva. Anche per questo non comprendo molto l'allarme lanciato da Coldiretti. Un po' di miele, tra l'altro, lo hanno fatto anche chi aveva le api pronte con il ciliegio. Ci aspetta inoltre tutto il nomadismo da fare, con il castagno e il rovo di montagna. Certo, a livello nazionale sappiamo che il Centro-Sud, con il miele di agrumi, non è proprio contentissimo. Ma qui al Nord torno a ribadire che, nonostante una partenza nettamente in salita, con le api che stentavano a ripartire, la stagione non è stata proprio da buttare. Chi ha avuto grandinate ovviamente ne ha risentito e la produzione quindi non si può valutare in generale, ma come fosse un po' sparsa a macchie di leopardo''.
Il clima ha graziato la Brianza anche secondo Vincenzo Ravasi, apicoltore titolare dell'omonima azienda di Merate. ''Il 2016 e il 2017 sono state le annate peggiori degli ultimi trent'anni almeno, perché di acacia ne abbiamo prodotto tutti pochissimo - ha commentato - Quest'anno tutto sommato di questa varietà ne abbiamo un po' nei mielari. Non è andata malissimo quindi, considerando il disastro delle due precedenti annate. Le problematiche rimangono, comunque, perché più fa freddo e meno il fiore secerne nettare. Abbiamo avuto delle famiglie di api molto belle, ma il problema era questo. Stiamo patendo troppo i cambiamenti climatici, che sono la nostra rovina. D'estate fa un caldo torrido e non piove mai. E poi non c'è più il passaggio delle mezze stagioni, passiamo dall'inverno all'estate e viceversa''.
Dello stesso avviso Salvatore Astorino di Mandello: "al momento credo si sia perso il 40-50% della produzione ma nel 2017 abbiamo avuto una contrazione del 90-95% e nel 2016 di oltre il 60%. Rispetto ad altri territorio e penso alle grandinate che hanno colpito il bresciano, per quest'anno ci possiamo già ritenere fortunati" ha aggiunto l'apicoltore, detentore di 150 alveari, nel lecchese. Quanto alla qualità invece? "Non viene messa in dubbio, le api escono poco ma si concentrano su quella fioritura. Lo scorso anno abbiamo avuto invece un prodotto molto scuro, non puro".
"La qualità va di pari passo con la produzione: più è abbondante, più il miele è buono" aggiunge anche Marco Ciresa di Primaluna. "Qui da noi, a 500-600 metri d'altitudine l'acacia è appena fiorita: questa settimana, a causa della pioggia, non abbiamo fatto quasi niente. Speriamo per la prossima, abbiamo ancora dieci, massimo quindici giorni ma dalle previsioni non c'è troppo di buono da aspettarsi". Non sarà insomma un'annata nera come la passata, ma nemmeno troppo rosea. "Soprattutto nella zona più bassa si sono toccati i 29 gradi nelle scorse settimane, quando non erano necessari. Oggi, qui, non siamo andati oltre i 12, ieri ha diluviato tutto il giorno. Non ci resta che sperare nelle altre fioriture, vedremo tra un mese o due".
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