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Scritto Mercoledì 16 maggio 2018 alle 08:45

Parco-canile nell'area di Silea? 'Criticità enormi' ma si procede con la progettazione

I relatori della serata
Presentato ieri sera in sala Ticozzi nell'ambito di un'iniziativa promossa dall'assessore all'Ambiente del Comune di Lecco Ezio Venturini lo studio di fattibilità per la realizzazione del "parco canile" nell'area verde oggi in stato di abbandono nei pressi del forno inceneritore di Silea e ai piedi del Monte Barro, a cavallo dei comuni di Valmadrera, Galbiate e Civate. 
Il lavoro è stato portato avanti dagli studenti dell'Its della Fondazione Green di Parapiago, un Istituto tecnico superiore, rivolto ai ragazzi diplomati, della durata di un anno nato nel 2014 a Vimercate per impulso di una pluralità di soggetti che operano in Lombardia a vario titolo nel settore degli impianti energetici. "Il nostro istituto ha già collaborato con il Comune di Lecco per il progetto di riqualificazione della funivia dei Piani d'Erna e visti i buoni risultati siamo stati ricontattati per portare avanti questa nuova avventura" ha spiegato la professoressa Rossella Scaioli.  "L'obiettivo è quello di riqualificare un'area" ha aggiunto il geometra Marco Caserio, docente del corso e segretario dell'Istituto nazionale di bio-architettura. "Spesso sentiamo di aree agricole che si trovano intercluse da infrastrutture e attività che di agricolo non hanno nulla, come in questo caso. Ci metteremo tutto il nostro impegno per consegnare il prima possibile al Comune il progetto preliminare". Ad illustrare i vari passaggi che sono stati necessari per realizzare lo studio di fattibilità sono stati gli studenti stessi, che hanno evidenziato in primo luogo che si tratta di un'area ai piedi del Mondo Barro raggiungibile da una strada e una stazione "che sono lì a fianco", così come ci sono l'inceneritore, una cava dismessa e una attiva. "Si tratta di un'area in uno stato degradato per la vegetazione folta che la rende irraggiungibile, un'area nociva per il popolo e la società".
Tre sono state le chiavi di lettura che hanno giocato un ruolo nello studio di fattibilità: "La carta delle valenze, che ci ha imposto di osservare le zone che hanno un valore nelle pertinenze della nostra come le aree agricole, le aree con un valore paesaggistico e i nuclei di antica formazione; nella carta delle criticità abbiamo analizzato le problematiche della nostra area: le pendenze territoriali, la cava attiva, la cava dismessa, la ferrovia, la strada statale, il traliccio dell'alta tensione e il torrente che la attraversano. Nella carta dei vincoli abbiamo valutato quelli che sono dei vincoli normativi, la fascia di rispetto dalla ferrovia, dalla cava attiva e dal traliccio da mantenere. Da tutte queste valutazioni è emerso che la fascia dove è possibile pensare ad un progetto ha un'estensione di circa 4.100 metri quadrati. Lo studio di fattibilità ha avuto esito positivo e si può procedere con lo studio preliminare che deve comprendere esigenze, obiettivi e strategie". 
L'idea è quella di creare in questo ampio fazzoletto di terra non semplicemente un canile ma un centro di aggregazione dove svolgere attività ludiche e sportive, attività formative e didattiche, di carattere sociale e culturale, tra cui la struttura per cani e un orto urbano. "Riprogettare in modo che parte sociale e agricola si fondano con il parco canile" ha sintetizzato Caserio.
Il pubblico presente in Sala Ticozzi
Ad intervenire anche Luca Spennacchio, esperto cinofilo e consulente sul tema: "Mi occupo di canili da sempre, sono stato in un canile per la prima volta a 13 anni e da allora a oggi il concetto di canile è molto cambiato. I canili nascono nel '54 con l'obiettivo di contrastare il diffondersi delle zoonosi, malattie che si trasmettono tra specie diverse, in particolare la trasmissione della rabbia dai cani all'uomo. Il destino dei cani che qui vi venivano rinchiusi era quello di essere soppressi nella maggior parte dei casi. Il cambiamento è avvenuto nel 1991 con la legge 281 che ha abolito questa pratica, la rabbia era stata debellata negli anni '70-'80 ma c'era da contrastare il fenomeno del randagismo. L'obiettivo da raggiungere oggi è quello che il canile non abbia la necessità di esistere perché non si abbandonano i cani. Il problema attuale è che chiunque può prendere un cane, ma la possibilità di gestire i cani in ambiente urbano è molto limitata. Manca una cultura e una sensibilità sui cani e il canile deve essere un luogo dove incontrare il cane, ma anche fare formazione ed esperienza".
Dal confronto con i cittadini presenti all'iniziativa sono emersi tutti i dubbi legati al fatto di promuovere un progetto del genere in un'area industriale, circondata dalla superstrada, dalla ferrovia, dall'inceneritore, dalle cave, dalla discarica e non distante da una grossa cartiera. "Le criticità sono enormi - ha riconosciuto Caserio - ma va detto che l'inceneritore è stato l'ultimo dei problemi che sono emersi, tuttavia quella era l'area messa a disposizione per la redazione dello studio di fattibilità e noi abbiamo deciso di vedere i vincoli come opportunità".
 Anche l'assessore Venturini non ha potuto che confermare che  sono state valutate delle alternative ma l'unico spazio disponibile per realizzare un progetto del genere è quello di Silea, con la quale peraltro dovrà poi trovare una soluzione per la gestione dell'area: la via ipotizzata da Venturini è quella di un "comodato d'uso gratuito al gestore per trenta e quaranta anni". Il termine per la presentazione del progetto preliminare, ha poi concluso Caserio, è fissato al giugno 2019.
M.V.
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