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Scritto Mercoledì 16 maggio 2018 alle 15:49

Dante Airoldi, il presidente Mutilati ed Invalidi di Guerra da non dimenticare

Merita una particolare menzione, alla vigilia dell’inaugurazione delle lapidi commemorative degli ospedali militari che la città di Lecco ha avuto nelle due grandi guerre del Novecento, il presidente dell’Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra, comm. Dante Airoldi, classe 1896, deceduto nel 1977.

1958, il sindaco Luigi Colombo premia Dante Airoldi nel 40° della Vittoria 1918

Arnaldo Ruggiero, nel volume III della serie “Piccolo Mondo Antico Lecchese”, dedica a Dante Airoldi un commovente ed appassionato ricordo. Ruggiero ha scritto “Vi sono episodi, fatti, incontri che non si dimenticano per tutta la vita. La mattina del 20 dicembre 1917 arrivò all’on.le Mario Cermenati in Roma un telegramma con cui gli si comunicava che era arrivato all’ospedale dell’Addolorata in Roma il sottotenente Dante Airoldi, di Lecco, rimasto gravemente ferito e mutilato dell’avambraccio destro. Immediatamente pregato dall’Onorevole mi precipitai con un’auto pubblica all’ospedale. In un lettuccio giaceva l’Airoldi col volto esangue. Mi apparve come un ragazzo imberbe, ed era davvero un ragazzo ventunenne che dimostrava meno della sua età. Lo abbracciai e, attanagliato dalla commozione, gli espressi i più calorosi sentimenti di ammirazione e di riconoscenza del deputato di Lecco e miei. Egli, debolissimo per l’enorme perdita di sangue, rispose con voce fievole ma serenamente, ringraziando, e dicendo di aver compiuto solamente il suo dovere. Fu così che conobbi - conclude lo scritto di Arnaldo Ruggiero - Dante Airoldi; fu così che cominciò la nostra amicizia durata 60 anni”.

Dante Airoldi, riconoscibile per il cappotto grigio chiaro, ad una riunione regionale di dirigenti
dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra

Arnaldo Ruggiero era durante il fatto prima ricordato segretario a Roma dell’on.le Mario Cermenati, sottosegretario nel Governo detto anche di “Unione Sacra”, perché chiamato a sostenere la resistenza dell’Esercito Italiano sulla linea del fiume Piave, dopo le tragiche giornate di Caporetto. Nel terzo libro di “Piccolo Mondo Antico Lecchese” Ruggiero ricostruisce le vicende militari di Dante Airoldi, che, nel 1916 a vent’anni, avrebbe potuto ottenere l’esonero alla chiamata alle armi, perché era impiegato in uno stabilimento di produzione bellica, ma rifiutò tale possibilità e chiese di essere subito arruolato, nel ricordo del fratello primogenito Antonio, soldato di fanteria, caduto in combattimento, nel luglio 1916. Scelto per la frequenza del corso allievi ufficiali della Terza Armata, fu assegnato al 130 reggimento di fanteria della brigata Perugia. Il reparto venne schierato sul Piave subito impegnato per bloccare la travolgente avanzata nemica dopo lo sfondamento di Caporetto. La Perugia fu poi dislocata sul monte Molette di Gallio, ed il 5 dicembre 1917 si trovò al centro di un fortissimo bombardamento nemico, preludio di un attacco di fanteria. Alle ore 17 del 5 dicembre una granata nemica esplose presso la sezione mitragliatrici, dove si trovava il tenente Dante Airoldi, provocando la morte di militari ed il ferimento, con frattura dell’avambraccio destro e di ben 12 ferite all’emitorace. Ricoverato in un posto di medicazione delle retrovie, venne subito sottoposto all’amputazione dell’arto, avvenuta senza anestesia per mancanza del medicinale necessario. Cominciò poi “una via crucis” fra ospedali vari di retrovia, con particolare lunga degenza all’Istituto Rachitici di Milano, sino al 1919, quando rientrò a Lecco con la decorazione della croce di guerra al valor militare per il fatto d’arme del 1917. Era ancora in ospedale nel 1919, quando ebbe i primi contatti con commilitoni di sventura per l’organizzazione e la costituzione a Lecco di una sezione dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra. Venne eletto, con voto unanime di suoi associati, alla presidenza. Dante Airoldi, per cinquant’anni, si è ininterrottamente occupato dell’associazione con zelo e con cuore. Alla fine 1969 lasciò la carica dopo oltre 50 anni, ma venne subito eletto, all’unanimità, presidente onorario, carica che mantenne sino alla scomparsa nel 1977. Aveva nel frattempo ricevuto le insegne di cavaliere di Vittorio Veneto, di commendatore al merito della Repubblica, ed una medaglia d’oro del Comitato centrale dell’Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra, per la lunga e benemerita presidenza. Aveva, inoltre, fatto parte come consigliere della sezione UNUCI di Lecco e dell’Associazione Famiglie Cauti e dispersi in Guerra, adoperandosi come ultimo gravoso impegno nel comitato che ha promosso, sotto la guida di Maria Fusi, la realizzazione della campana Maria Dolens che ogni sera, alle 19, fa scendere i suoi lenti e solenne rintocchi sulla città a ricordo dei morti e per la pace dei vivi.
Aloisio Bonfanti
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