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Scritto Domenica 10 giugno 2018 alle 16:01

Garlate in festa per i 20 anni della Protezione Civile. ''Il lavoro dei volontari è inestimabile''

Un'immagine dei volontari di Protezione civile

Grande festa nella mattinata di oggi, domenica 10 giugno, per il gruppo di Protezione Civile di Garlate, che ha celebrato il ventesimo anniversario di fondazione, vent'anni di impegno trascorsi al servizio della comunità.

Il riconoscimento a Enrico Ronchetti (primo a sinistra), uno dei fondatori
che quest'anno lascerà il gruppo di Protezione Civile per raggiunti limiti di età

Pierangela Maggi, Stefano Simeone, Giuseppe Conti, Ambrogio Nava, Maria Tammi, Domizia Mornico

Il viceprefetto Stefano Simeone e il sindaco Giuseppe Conti

Dopo la messa per festeggiare questo significativo traguardo è stata organizzata una cerimonia solenne nella sala civica del Museo della Seta, cui hanno partecipato diverse autorità. A prendere la parola per primo è stato Stefano Simeone, dirigente della Protezione Civile presso la Prefettura di Lecco, che ha ricordato i primi passi del gruppo comunale di Garlate.

Ambrogio Nava, Maria Tammi e Domizia Mornico


"ricordo bene quando arrivai qui nel 1996, le realtà comunali di Protezione Civile erano pochissime, in provincia di Lecco. Erano trascorsi quattro anni dalla legge che nel 1992 ha istituito la Protezione Civile a livello nazionale, ma si parlava ancora di associazionismo. Solo le città di Lecco e Merate avevano gruppi numerosi, ma iniziava ad avvertirsi la necessità di gruppi comunali anche nei paesi più piccoli, come Garlate. I gruppi comunali sono di primaria importanza, perché non solo sono i primi ad attivarsi in caso di intervento, ma anche perché svolgono una importante funzione di prevenzione sul territorio, dato che i volontari vivono sul posto. Sono le nostre sentinelle, basti pensare alla frana di Cortenova nel 2002, l'evento finora più disastroso in questa provincia: in quel caso non si ebbe alcuna vittima, perché i volontari di Protezione Civile esercitavano un costante monitoraggio".


Alle attività di pronto intervento e prevenzione, si aggiungono poi altre azioni fondamentali, come la collaborazione con gli uffici tecnici comunali e le attività di divulgazione nelle scuole.
"Tutti quelli che hanno a che fare con la sicurezza del nostro paese hanno a cuore anche la Protezione Civile, spero che i volontari continuino ancora per tanti anni a tener viva l'anima di Garlate - ha aggiunto il sindaco Giuseppe Conti - Il loro volontariato è anche un insegnamento per il comportamento, il rispetto dell'ambiente, un monito continuo al fatto che non siamo da soli, non possiamo fare tutto ma dobbiamo avere dei limiti e confrontarci con la natura, rispettarla, cercare di limitare gli effetti delle nostre azioni e ricordarci sempre che siamo solo degli ospiti di passaggio in questo ecosistema. Dobbiamo essere in grado di trasmetterlo alle prossime generazioni. Anche in questo ci aiutano i volontari di Protezione Civile, cui va il nostro ringraziamento per non aver mai esitato di fronte alle necessità".


Alla cerimonia hanno partecipato anche il vicesindaco Pierangela Maggi, l'ex sindaco Maria Tammi che ha ricordato lo smottamento di Valmolina nel 2002, il vicepresidente del Comitato di Coordinamento Volontari provinciale Domizia Mornico e il coordinatore del gruppo di Protezione Civile di Garlate Ambrogio Nava, che con un pizzico di emozione ha ripercorso la storia del sodalizio.


I festeggiamenti si sono conclusi con la consegna di alcuni riconoscimenti ai volontari fondatori del gruppo: si tratta di Carlo Anghileri, Emiliana Castagna, Massimo Di Stefano, Giovanni Longhi, Natale Maggi, Ambrogio Nava, Antonio Ratti ed Enrico Ronchetti. Un pensiero è andato anche ai volontari scomparsi, e infine il sindaco Conti ha voluto omaggiare il gruppo con una targa che ricordi questo anniversario.


A suggellare il momento, più efficacemente di ogni altro discorso, le parole con cui il coordinatore del gruppo garlatese Ambrogio Nava ha voluto chiudere il suo discorso: "un volontario non è mai retribuito, non perché il suo lavoro non valga niente, ma perché il suo lavoro è impagabile".

Elena Toni
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