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Scritto Martedì 12 giugno 2018 alle 13:26

Con l'Ist.Medea uno studio sul funzionamento adattivo degli anziani in 5 comuni

È stata presentata questa mattina la ricerca condotta dall'associazione La nostra famiglia con il suo Irccs Eugenio Medea dal titolo "Il funzionamento adattivo della popolazione oltre i 60 anni attraverso l'Older adult self report e l'Older adult behavior", uno studio portato avanti grazie alla collaborazione di cinque comuni della provincia: Lecco, Barzago, Cremella, Bosisio Parini e Galbiate oltre che la Rsa La residenza di Malnate.

Il tavolo dei relatori

"Lo scopo di questa indagine - spiega Alessandra Frigerio, ricercatrice dell'Istituto Medea - è stato quello di standardizzare il questionario Older adult self report (Oasr) ideato dal professor Thomas Achenbach dell'Università del Vermont. Si tratta di uno strumento ampiamente utilizzato sia nella ricerca sia nella clinica per valutare il funzionamento adattivo nella popolazione oltre i 60 anni. Una percentuale sempre più elevata della popolazione ha infatti un'età superiore ai 60 anni e la maggior parte di loro può stare bene e mantenere la propria autonomia nonostante una serie di eventi stressanti che si possono presentare; alcune persone però faticano ad affrontare le sfide legate all'età e questo comporta un aumentato rischio della presentazione di sintomi di disagio. Da questa circostanza nasce l'esigenza di elaborare strumenti per cogliere le difficoltà della persona anziana".

Al centro Riccardo Mariani e Alessandra Frigerio

L'indagine è stata condotta su un campione di 313 adulti al quale è stato sottoposto il questionario Oasr, con il quale si è chiesto all'individuo di esprimere la percezione di se stesso rispetto al proprio funzionamento adattivo (amicizie, relazione con il partner e punti di forza) e rispetto al funzionamento emotivo-comportamentale. Nella raccolta dei dati sono state considerate le diverse fasce di età in cui è divisa la popolazione over 60 (tra i 60 e il 75 anni e gli over 75), l'estrazione socio-economica, il comune di provenienza (se una città come Lecco o un paesino come Cremella), elaborando anche le differenze tra chi vive a casa e chi in una struttura.
"Abbiamo recapitato alle persone selezionate in modo casuale una busta, con una lettera di sostegno da parte delle amministrazioni che hanno svolto un ruolo di supporto fondamentale per il progetto. Ha aderito il 32 per cento delle persone raggiunte, meno di quello che ci aspettavamo ma comunque un buon campione statistico - continua Frigerio - Nel questionario c'era un elenco di affermazioni, per ognuna di esse l'anziano doveva valutare se rispetto alla propria esperienza era vera sempre, vera qualche volta o vera per niente; in un'altra parte veniva chiesto alla persona di descrivere in forma discorsiva quali sono le situazioni che la preoccupano".

La ricercatrice con Ave Pirovano e Amabile Milani

Con questo strumento si possono avere delle indicazioni preziose sulla sintomatologia ansiosa e depressiva, sullo stato di preoccupazione, sulla presenza di patologie psico-somatiche, sull'area delle autonomie, sui problemi di memoria e di pensiero. E i risultati sono stati soddisfacenti.
"Attraverso le risposte ai questionari abbiamo rilevato ad esempio che il dodici per cento del campione soffre di un disturbo mentale, ad esserne colpite sono più le donne che gli uomini e i disturbi più frequenti sono quelli emotivi o d'ansia. Rispetto all'area del funzionamento adattivo sono a rischio l'undici per cento delle persone intervistate per quanto riguarda i rapporti sociali, il quattro per cento rispetto al rapporto col partner, mentre il tre per cento ha pochi punti di forza. A fare più fatica nei rapporti interpersonali sono le donne sopra i 75 anni e ancora le donne, questa volta quelle della fascia 60-75 anni, sono quelle che evidenziano maggiori difficoltà nei rapporti col coniuge. Ad avere maggiori problemi rispetto alle autonomie sono in generale le persone con più di 75 anni, in questa fascia d'età le donne hanno più difficoltà dal punto di vista emotivo e comportamentale (ansia, depressione e malattie psicosomatiche) mentre gli uomini sono più irritabili e divisivi. Il livello socio-economico non sembra influenzare il funzionamento adattivo, mentre influisce sull'incidenza dei problemi legati al funzionamento emotivo-comportamentale, con le fasce più basse della popolazione che soffrono maggiormente di disturbi legati all'ansia e a problemi cognitivi; mentre chi vive nelle città più grandi ha più disturbi psico-somatici rispetto a chi sta in casa di riposo; chi vive nei comuni più piccoli ha più fragilità e meno punti di forza. Tutti questi dati - conclude la ricercatrice - servono a stabilire delle norme a disposizione delle figure che lavorano con gli anziani per individuare le persone che possono presentare delle problematiche dal punto di vista del funzionamento adattivo e di quello emotivo-comportamentale".
Molto soddisfatti gli amministratori locali dei comuni che hanno partecipato allo studio: "Io non vorrei che questa ricerca si fermasse qui, - ha commentato Riccardo Mariani, assessore alle Politiche sociali di Lecco - l'intenzione è di mantenere un contatto e ampliare la collaborazione con l'istituto Medea per individuare delle buone prassi che prendano le mosse dalle indicazioni emerse in questo lavoro".
"Noi siamo stati coinvolti in questa indagine come piccolo comune del centro Brianza - ha aggiunto Ave Pirovano, sindaco Cremella - e abbiamo una mentalità un po' di paese, chiedere alle persone anziane di collaborare non è stato facile, ma siamo felici di aver dato il nostro contributo".
"Anche noi abbiamo accettato volentieri di aderire a questa iniziativa, - ha detto Amabile Milani assessore a Galbiate - e devo ringraziare i promotori di questa iniziativa che sono andati casa per casa, di persona, per somministrare i questionari".
M.V.
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