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Scritto Mercoledì 13 giugno 2018 alle 12:13

Da Lecco alla Valsassina, un nuovo libro sul Beato Olivelli

La città di Lecco ha rappresentato una “tappa” importante nel cammino esistenziale eroico di Teresio Olivelli, medaglia d’oro, definito martire della fede e della patria. Il periodico clandestino “Il Ribelle”, organo di informazione dei reparti combattenti per la libertà nelle Fiamme Verdi, è stato stampato a Lecco, nella tipografia di Luigi Annoni e Vittorio Pin, collocata nel cortile interno dell’edificio di via Mascari 21, nel cuore del vecchio borgo a breve distanza dalla basilica di San Nicolò.


Il monumento a Cassina Valsassina

La tipografia era confinante con il magazzino di commerciante di formaggi di Celestino Ferrario, leader “bianco” della Resistenza lecchese, proveniente dalla file del Partito Popolare di don Luigi Sturzo e che sarà poi eletto all’Assemblea Costituente del 1946, deputato nelle file della Democrazia Cristiana. “Il Ribelle” venne stampato nei primi tre numeri a Brescia, ma la sede venne scoperta e fu indispensabile trovarne una nuova. La scelta cadde su Lecco dove verranno stampati i numeri dal 4 al 20. Una lapide, inaugurata il 25 aprile 1977 dal sindaco Giuseppe Resinelli, si trova sulla facciata dell’edificio di via Mascari, che ha visto la tipografia clandestina ed il magazzino di Celestino. Luigi Annoni, il tipografo di via Mascari, in un’intervista del 1977 dichiarò: “La stampa clandestina de “Il Ribelle” comportava rischi molto seri. Il foglio era, però, molto atteso dalle formazioni della Resistenza per conoscere le ultime notizie circa l’opposizione armata e politica all’invasione nazista ed alla dittatura. Riuscimmo, però, a tener segreto il lavoro: mia moglie, ad esempio, seppe di quello che era avvenuto in tipografia due anni dopo la Liberazione”.


La lapide sul basamento del busto che ricorda “Il Ribelle” stampato a Lecco

Ora, pochi mesi dopo la cerimonia di beatificazione a Vigevano, la figura di Teresio Olivelli “ribelle per amore” viene ricostruita nel suo “cammino” valsassinese con una pubblicazione promossa dalla Comunità Pastorale Maria Regina dei Monti di Barzio, grazie a don Alfredo Comi, non dimenticato parroco per tanti anni, e dall’attuale don Lucio Galbiati. L’autore della pubblicazioni è Federico Oriani, non nuovo per ricerche storiche sulla Valsassina e zone vicine, che ha messo in evidenza le lettere della famiglia Olivelli, con la mamma originaria della Valsassina, e tutto quanto la valle ha già dedicato all’eroico combattente per la libertà, dalla piazza con monumento di Cassina Valsassina, alla lapide ai Piani di Bobbio presso la chiesa dedicata a Maria Regina dei Monti. E’ quest’ultima la lapide che riporta un foto ritratto del Beato, in divisa di ufficiale di artiglieria alpina, con cappello, scattata nel marzo 1942, accompagnata dalla preghiera dell’alpino dovuta allo stesso tenente Teresio Olivelli.


Secondo da sinistra il fratello maggiore Carlettore Olivelli, a Bellagio nel 1977

Teresio Olivelli era nato a Bellagio il 7 gennaio 1916, nella famiglia con il padre Domenico e la mamma Clelia, originaria della Valsassina. A Bellagio era nato anche il fratello maggiore di 4 anni, classe 1912, Carlettore, che era presente a Lecco alla cerimonia di conferimento alla città della medaglia d’argento al valor militare per la lotta di liberazione il 14 marzo 1976. Oratore ufficiale è stato il presidente della Camera dei Deputati, Sandro Pertini, che due anni dopo diventerà presidente della Repubblica. Carlettore Olivelli era stato invitato personalmente alla manifestazione dal sindaco di Lecco, Rodolfo Tirinzoni, con il quale aveva avuto un colloquio pochi giorni prima. E’ possibile riconoscere il fratello di Olivelli nella foto a pagina 39 del libro di Federico Oriani, relativa all’inaugurazione del cippo a Bellagio, avvenuta il 2 maggio 1977. Olivelli è il secondo guardando da sinistra: la fotografia è stata ripresa durante il discorso del sindaco di Bellagio, Marino Zelada.


Don Alfredo Comi durante una cerimonia

Nella prefazione del volume, stampato dalla Grafica di Francesco Alini, di Ballabio, don Alfredo Comi ha scritto: “Data la mia avanzata età, non avrei mai pensato di cantare un Gloria a Teresio Olivelli. Quando nel 1995 feci pubblicare “Templi della fede cristiana” inserii una dozzina di pagine sul Beato: tempio di vita cristiana. Anch’io, come tanti, ho pregato perché Teresio potesse godere dell’onore dell’Altare. Il Signore mi ha concesso questa grazia. Lo straordinario evento della beatificazione di Teresio mi ha spinto a chiamare Federico Oriani, a cui va la mia gratitudine sincera e calorosa, per aver accettato l’invito a scrivere ampiamente del nostro Beato valsassinese, Teresio”.
Aloisio Bonfanti
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