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Scritto Mercoledì 13 giugno 2018 alle 17:28

Lecco: beve una birra prima di commettere un furto. 'Riconosciuto' dal barista, è a processo

Prima si sarebbe fatto una birra, di fretta, al bar. Poi - non riuscendo a passare inosservato - avrebbe imboccato le scale del palazzo attiguo al pubblico esercizio, tentando di intrufolarsi negli uffici di Filca Cooperative senza riuscirvi. Infine sarebbe "andato a segno" nell'appartamento di un imprenditore, trovatosi così la casa completamente a soqquadro al proprio rientro. Questa - per come raccontata dalla persona offesa, a suo tempo aiutata a ricostruire i contorni della vicenda dall'amico barman - la sequenza di ciò che sembrerebbe essere accaduto nella serata del 6 giugno 2011, con prologo dell'originale caso di furto anche il giorno seguente. 
"Ero uscito 2-3 ore prima e al ritorno ho trovato la porta spalancata, le luci accese, i cassetti aperti, la mia roba rovesciata ovunque" ha argomentato, tornando alla sera del furto, la vittima, escusso quale primo testimone del processo a carico del presunto ladro, soggetto già noto del Palazzo di Giustizia lecchese e anche fuori dai confini lariani. "Sono sceso al Bar Manzoni e il proprietario mi ha detto che immaginava chi potesse essere stato perché aveva servito una birra ad una persona losca che aveva poi seguito con gli occhi, vedendola entrare nel mio palazzo. Lui - che conosce tutti - si era chiesto perché, a quell'ora, quell'uomo avesse preso le scale...". Sempre il barista, dopo aver consigliato all'amico di richiedere i filmati del circuito di videosorveglianza installato da Filca sul pianerottolo sul quale si affacciavano - al tempo - i suoi uffici, il giorno dopo gli avrebbe mostrato la foto del "sospettato" pubblicata su di un giornale. Con l'uomo - tratto in arresto per altra razzia - era stata immortalata anche la presunta refurtiva racimolata dallo stesso. Nello "scatto" l'imprenditore ha così riconosciuto un proprio bracciale, presentandosi dunque dai Carabinieri per integrare la prima denuncia di furto sporta.
Non solo, dunque, l'odierno imputato a giugno 2011 ha subito un processo per direttissima per il "fattaccio" riportato nell'articolo mostrato dall'esercente al conoscente derubato - un furto in via Cairoli - ma quest'oggi, a distanza di 7 anni, si è aperto al cospetto del giudice monocratico Nora Lisa Passoni anche un secondo procedimento, in relazione a quanto a lui ascritto in riferimento all'episodio di Piazza Manzoni.
Risponde dunque dell'intrusione a casa del lecchese a seguito della quale sarebbero spariti gioielli per almeno 5.000 euro oltre a cellulari usati e altri strumenti elettronici come un i-pod con le relative casse.
3 anni di reclusione la richiesta di condanna formulata dalla pubblica accusa sostenuta dal viceprocuratore onorario Mattia Mascaro. Ha chiesto invece quantomeno di mettere in continuazione il furto in contestazione con l'altro reato già addossato al proprio assistito - al momento in carcere per altra causa, con più procedimenti penali in corso in diversi tribunali d'Italia - l'avvocato d'ufficio Biagio Pignanelli.
La sentenza il 19 giugno. A oltre 7 anni dal fatto.
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