Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie. Accetta
  • Sei il visitatore n° 53.821.826
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Giovedì 14 giugno 2018 alle 08:44

Lecco: ''io, gay e musulmano, vi dico che anche Allah è contro l’omofobia''

"Sono musulmano e sono gay". E' questo il messaggio, in un certo senso rivoluzionario, che l'attivista Wajahat Abbas Kazmi ha voluto lanciare dalla Libreria Volante di Lecco, dove ieri sera ha presentato il libro "Allah loves equality" scritto insieme a Michele Benini e Elena De Piccoli.

Wajahat Abbas Kazmi e Michele Benini

"Allah loves equality" è anche lo slogan della campagna promossa da Wajahat Abbas Kazmi per difendere i diritti degli omosessuali di fede musulmana: è partita dall'Italia e sta facendo il giro del mondo.
Il suo cartello, con una moschea su sfondo arcobaleno, è sventolato anche al gay pride di Mumbay e della sua battaglia se ne sono occupati anche i media americani ed australiani. Quella di Wajahat Abbas Kazmi è la storia di un ragazzo pakistano arrivato in Italia nel 1999 e del suo coraggio di farsi portavoce di "una minoranza nella minoranza".
"Avevo 15 anni. Ricordo benissimo quando per la prima volta in stazione a Roma vidi numerose coppie etero salutarsi e baciarsi: ho provato un enorme disagio, ero convinto che in Italia non avrei mai trovato un uomo per me" ha ricordato. "Ero un ragazzo timido, non conoscevo la lingua, non esistevano web e app: per 3 anni ho pensato che in Italia non ci fosse nemmeno un omosessuale!".

Il percorso di "consapevolezza" - come l'ha definito - è durato anni: "A 18 anni la mia famiglia mi ha fatto fidanzare con una mia cugina che viveva a Brescia. Siamo stati insieme per 7 anni: per la nostra cultura non possiamo avere rapporti prima del matrimonio e questo ha favorito un rapporto nel quale entrambi sapevamo di fingere nel dirci innamorati. Ma quella era la strada che intraprendono i gay nel mio paese: si sposano come vuole la famiglia, per poter avere un figlio e continuare la discendenza. Per me era però una sofferenza: non avrei mai potuto passare l'intera vita a mentire a mia moglie". Da qui la scelta di fare coming-out: "Avevo paura e non sono mancate le difficoltà. Nella mia lingua nemmeno esiste la parola gay e alcuni famigliari dicono che è tutta colpa dell'occidente, che sono omosessuale per colpa dell'Europa".

Wajahat Abbas Kazmi non ha mai smesso di credere in Allah e anzi vuole sradicare alcuni pregiudizi ancora presenti anche nelle comunità islamiche: "Si, si può essere gay e musulmani. Io non mi sono mai sentito lontano dall'Islam, la mia non è mai stata una battaglia contro la religione ma sempre contro chi è omofobo. Sono credente, faccio il ramadan, seguo la mia fede e dico: Allah non è omofobo. Spero di poter essere un esempio per tutti i gay che vivono in paesi dove l'omosessualità non è consentita: in tanti mi contattano per dirmi che prima che partisse questa campagna nessuno aveva mai detto loro che si poteva essere sia gay che musulmani. E c'è stato chi ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto e di parlarne apertamente con la propria famiglia grazie alla mia storia" Non sono mancate le critiche e gli insulti. Sia da parte del mondo musulmano più conservatore sia da parte di atei che contestano la sua difesa dell'Islam, che secondo loro rimarrebbe una religione inconciliabile con l'omosessualità ed inevitabilmente discriminatoria. "Allah loves equality" ora - grazie ad una campagna di crowfounding - sta per diventare anche un documentario che racconterà la vita della comunità Lgtb pakistana.

"E' un paese dove da un lato l'omosessualità è un reato punibile con 10 anni di carcere, anche se non ci sono state condanne negli ultimi 70 anni. Ma dall'altro lato è molto comune, quasi naturale, che un uomo abbia rapporti con altri uomini prima del matrimonio proprio perché non può averne con le donne. E' una situazione che noi europei facciamo molto fatica ad osservare e comprendere con i nostri occhi" ha sottolineato Michele Benini.
La tappa alla "Libreria Volante"  di via Bovara è stata organizzata in collaborazione con l'associazione "Renzo e Lucio" e con "Il Grande Colibrì", un'associazione di volontariato - anch'essa con sede a Lecco - a favore delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) che vuole fare emergere e raccontare l'importanza delle altre differenze (etniche, nazionali, culturali, religiose, sociali, relazionali, sessuali...) che si intersecano con quelle legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere.
Il blog  https://www.ilgrandecolibri.com/ è diventato un punto di riferimento e di incontro, promotore di campagne ed iniziative a livello nazionale.
P.V.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco