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Scritto Giovedì 28 giugno 2018 alle 19:24

Non so se è un appello: basta parlare di Salvini

Cara Leccoonline.com,
Non so se è un appello.
Ho però la netta convinzione che dovremmo, tutti quanti, soprattutto sui social dove non si riesce a fare un più che minimo ragionamento articolato, spazzato via da facili slogan o da mantra: “si vabbè, ma gli altri?”, smettere di riportare, rilanciare, commentare, scimmiottare ogni giorno - ogni stramaledettissimo giorno - ciò che dice, fa, posta, dichiara, senza vergogna il Ministro della Paura Salvini.
Riteniamo davvero che sia utile, che sia controinformazione, quella di farci dettare l’agenda da lui e di giocare di rimessa sul terreno scelto dai suoi esperti di comunicazione?
Oggi non credo sia il problema dei problemi convincere il cittadino per chi o per chi non votare, tanto più che c’è più autoreferenzialità sparpagliata a “sinistra”, che stelle in cielo. Muoiono e nascono partiti, liste elettorali, associazioni con dentro sempre gli stessi politici che cambiano sedia, selfie o partito pur di restare in cima anche se oggi questa cima è il nulla, e che continueranno ad essere di reale scarso interesse per chi non vive di pane e politica.
A me sembra, invece, decisamente più importante ora ricostruire relazioni, luoghi, spostare altrove il discorso politico, praticare stili di vita e di pensieri, continuare a vivere, piantare semi, come è stata, almeno in parte, la giornata del Rifugiato a Pescarenico, o come sono, da sempre, gli incontri pubblici, come quello di domani in sala Ticozzi, di Qui Lecco Libera, questi si di informazione e formazione.
Fare cioè almeno questo, che non è nulla di originale, ma è anche togliere importanza all’idea che ciò che conta è solo vincere sul piano elettorale se poi la società rimane quello che è…
Ho la convinzione che dobbiamo ricreare spazi e parlare degli argomenti reali, quelli veri, per contrastare anche quel pericoloso inquinamento culturale che finisce per far diventare senso comune la diffidenza e il fastidio per l’Altro.
Per una società che sa farsi rispettare e che rispetta, che non ha paura di crescere, di essere sé stessa e che contemporaneamente, concepisca la diversità, i confini, l’altro e non ne abbia paura
Una società di uomini e donne che (ri)conosca gli onesti e i disonesti, il bene e il male, la guerra e la pace, il lavoro e lo sfruttamento, i diritti e i privilegi, i doveri e le imposizioni, la nazionalità e la cittadinanza, e che sappia scegliere da che parte stare.
Ho la convinzione che dobbiamo smetterla insomma di discutere tutto il santo giorno e tutti i santi giorni, ciò che fa e dice il Ministro della Paura Salvini e non rincorrere il consenso per il consenso.
Non bisogna rassegnarsi e non bisogna credere che quest’enorme consenso sia sinonimo di ragione.
Paolo Trezzi
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