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Scritto Lunedì 02 luglio 2018 alle 16:01

Lecco: due 'pietre di inciampo' ad Acquate per ricordare Lino e Pietro Ciceri, eroi della Resistenza

L'artista Gunter Demnig
Due “pietre d’inciampo” – apposite mattonelle commemorative in ottone – saranno posizionate lungo la scalinata della Madonna di Lourdes ad Acquate per ricordare il sacrificio di Lino e Pietro Ciceri, due eroi della resistenza lecchese.
Le Pietre d'inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono un progetto dell'artista Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. L’iniziativa, attuata in diversi Paesi, consiste nell'incorporare, nel selciato stradale, davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni, dei blocchi in pietra ricoperti con una piastra di ottone dove vengono incisi il nome e l’anno di nascita, la data di arresto, la data e il luogo di deportazione e di morte.
Dall’inizio del progetto sono decine di migliaia le “Stolpersteine” posizionate nelle strade di tutta Europa. In Italia l’iniziativa è stata introdotta nel 2010 a Roma ed estesa negli anni successivi in altre città.
A Lecco le pietre in memoria dei Ciceri, padre e figlio scomparsi rispettivamente in Germania e a Fossoli, saranno le prime ad essere posate. Il merito è anzitutto degli studenti delle scuole cittadine. L’installazione rientra infatti in un progetto triennale promosso attraverso il Piano di Diritto allo Studio che ha coinvolto diversi istituti del territorio.
Due anni fa un ragazzo del liceo Manzoni si è fatto carico di contattare, traducendo i messaggi in tedesco, l’artista Gunter Deming per ottenere l’ok al posizionamento delle due pietre dedicate a Lino e Pietro. Le loro sono state storie tragiche, hanno perso la loro vita per la Liberazione dal nazifascismo.
Lino Ciceri (figlio di Pietro) era un giovane apprendista meccanico di 17 anni. Subito dopo l'8 settembre 1943 era stato uno dei primi ad entrare nei gruppi partigiani di Erna, partecipando nell'ottobre ad atti a danno delle ferrovie fasciste, distruggendo una radio trasmittente e catturando diversi prigionieri. Compì anche atti di sabotaggio presso la "Guzzi". Partecipò alla liberazione di alcuni carcerati italiani detenuti ad Arcore. Scioltosi il gruppo di Erna passò a Santa Brigida. Fatto prigioniero il 23 febbraio 1944 a Lecco dalla Guardia Nazionale Repubblicana e deportato a San Vittore, fu poi trasferito a Fossoli dove venne ucciso durante l’ecciidio.
Pietro Ciceri, il padre, era operaio della metalmeccanica Badoni. Durante gli scioperi del marzo 1944 nelle industrie lecchesi, era stato deportato in Germania con altri lavoratori ed è stato tra i 20 che non sono più tornati dal campo di sterminio di Gusen.
Lecco e la Resistenza devono moltissimo alla famiglia Ciceri. Anche la sorella di Lino, Francesca (“Vera”)  era attiva con il marito Gaetano Invernizzi, col quale fu arrestata e rinviata a giudizio, per "costituzione del P.C.I., appartenenza allo stesso e propaganda" svolta nel primo semestre del 1936 nel milanese. Il 22 maggio 1937 fu condannata a 8 anni di carcere (il marito a 14 anni). Entrambi continuarono la loro attività antifascista nel lecchese dopo l'8 settembre, aiutando i militari sbandati e i prigionieri di guerra fuggiti dai campi di prigionia e organizzando i primi gruppi armati nella zona. Gaetano Invernizzi, nel dopoguerra, fu deputato al Parlamento Italiano.
Posizionare le due pietre di ottone sarà un rito civile per tramandare le loro vicende ai ragazzi di oggi. Ricorderà a tutti quelli che passeranno da Acquate le storie dei 2 concittadini uccisi nel 1945.
“Il Comune di Lecco – ha spiegato l’assessore all’istruzione Salvatore Rizzolino – si farà carico delle spese per il posizionamento delle 2 “mattonelle”. La vicenda della famiglia Ciceri è tragica ed emblematica: sarà un onore ricordare padre e figlio. Mi auguro che in futuro altre associazioni e realtà del territorio vogliano promuovere l’installazione di altre pietre d’inciampo dedicate ad altre vittime della deportazione, per creare una memoria collettiva in città. Grazie alla scuola Ticozzi, inoltre, sarà anche posizionata una targa dedicata proprio a don Giovanni Ticozzi in Largo Montenero, dove il sacerdote – un membro della Resistenza – svolse la sua attività di preside”.
P.V.
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