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Scritto Mercoledì 04 luglio 2018 alle 13:39

Grande Lecco: ora come la mettiamo?

Marco Calvetti
Adesso come la mettiamo ? Le nostre opinioni concordi ma non concordate, la mia intendo e quella di Claudio Brambilla direttore di questa testata, sulla bufala della Grande Lecco vengono corroborate dall'autorevole e tagliente giudizio dei sindaci di Malgrate, Pescate e Garlate. Cioè il trittico di amministratori che dovrebbero essere i protagonisti di questa fusione istituzionale. Il nostro pollice verso, caro Claudio, conta giusto per due e magari per qualche decina di migliaia di lettori che ci accompagnano nella nostra avventura, ma la sepoltura della proposta consumata in quattro risposte nitide e senza appello da tre primi cittadini di diversa estrazione politica e di lungo corso amministrativo fa capire quanto il progetto di Appello per Lecco fosse e sia velleitario nei contenuti e nel metodo. Non insisto sulle argomentazioni economiche, geopolitiche e identitarie che sono sparite dallo studio del giovanotto che si è prestato a un lavoro ben oltre le sue competenze.
Ma il dottore non ha nessuna colpa, semmai, ancora una volta, è la presunzione di chi crede che bastino l'intraprendenza e l'entusiasmo per giustificare una proposta, tra l'altro neppure inedita e che ha lontani parenti nella stessa Lecco. Sia pure formulata con ben diversa autorevolezza e declinata in una dimensione non colonialista né tantomeno semplicistica.
La verità è che ad Appello per Lecco e al suo capo storico Corrado Valsecchi manca il senso del consenso, come dimostrano i modesti risultati elettorali. Non basta fare la voce grossa o imporsi per il carattere aspro. I sovrattoni non sono l'anticamera della ragione, anzi spesso vengono utilizzati per mascherare le debolezze. Insomma lo stile in politica non è una categoria del galateo: è sostanza, non forma.
Marco Calvetti
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