Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie. Accetta
  • Sei il visitatore n° 52.358.347
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Lunedì 09 luglio 2018 alle 13:28

Delegazione lecchese a Fossoli per ricordare l'eccidio, 74 anni fa, di 4 concittadini

Era la mattina del 12 luglio di 74 anni fa quando dal campo di concentramento di Fossoli furono prelevati 69 prigionieri politici per essere portati al poligono di tiro di Cibeno, a Carpi, dove nell'arco di poche ore sarebbero stati fucilati.

Tra loro c'erano anche quattro lecchesi: Lino Ciceri, ventenne, Antonio Colombo 41 anni, Luigi Frigerio 43 anni e Franco Minonzio 33 anni. Ieri mattina, come ogni anno, una delegazione lecchese composta da rappresentanti dell'Anpi guidati dal presidente Enrico Avagnina, del Comune di Lecco con la fascia tricolore indossata dal consigliere Alberto Anghileri e dei familiari dei deportati si sono recati a Carpi per la commemorazione ufficiale di questo martirio.

Un martirio ordinato, secondo quanto riportava la sentenza di condanna a morte, dalla Gestapo come rappresaglia per l'uccisione di sette soldati nazisti a Genova. La sera prima, com'è stato ricordato ieri durante la cerimonia, dopo l'appello è stato letto un elenco di internati, tutti prigionieri politici, ai quali è stato detto di prepararsi per la partenza per la Germania. Ma i prigionieri più attenti hanno notato la squadra di ebrei inviata a scavare una fossa con pale e picconi. Il giorno dopo tre camionette sono partite dal campo, non dirette alla stazione del treno ma al poligono di tiro. Qui, lontano da occhi indiscreti, gli internati sono stati fatti avanzare a due a due fino ad una fossa di 40 metri, larga tre e profonda uno, e sono stati abbattuti da una scarica di fucile. Solo in due sono riusciti a scappare. Le 67 vittime saranno riesumate e riconosciute dai parenti solo nel maggio dell'anno dopo.

La delegazione lecchese

Per ricordare il sacrificio di questi uomini ieri mattina si sono riuniti al poligono di tiro di Cibeno le autorità locali e delegazioni da tutta Italia. Dopo un momento di preghiera, cattolica ed ebraica, il sindaco di Carpi Alberto Bellelli ha sottolineato che "questa non deve essere solo l'occasione per la celebrazione e il ricordo fine a se stesso, ma deve essere un momento attivo, parte di una strategia e di un impegno quotidiano contro l'oblio di una pagina della nostra storia in cui qualcuno si è ritenuto superiore a qualcun altro" e in nome di questa presunta superiorità ha commesso violenze e soprusi disumani. Anche il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini è intervenuto dicendo come quella sia "una terra disseminata di troppe lapidi che ricordano il sacrificio di migliaia di uomini e donne che hanno conosciuto la morte per aver provato a riportare libertà e giustizia nel nostro Paese.I momenti come quello di adesso vanno richiamati, chi non conosce il proprio passato rischia di commetterne gli errori peggiori" ha sottolineato il governatore, facendo un parallelismo tra gli elementi che accomunano l'attuale situazione storico-politica a quella appena precedente allo scoppio della seconda guerra mondiale: anni di crisi economica che dagli Stati Uniti si è abbattuta sull'Europa, manifestazioni neo-fasciste e neo-naziste, vento nazionalista, razzismo.
Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

Dopo la commemorazione ufficiale il sindaco, la direttrice della Fondazione Fossoli Marzia Luppi e piccoli gruppi di delegati, tra cui quello lecchese, hanno fatto una breve visita al campo di concentramento, dove sta iniziando un progetto di ammodernamento del sito che vede coinvolti anche i richiedenti asilo del territorio, i quali collaborano con i volontari storici ogni giorno. Come ha spiegato Bellelli sono diversi gli aspetti su cui si andrà a lavorare: la costruzione di un nuovo fabbricato che faccia da punto di raccolta per le attività prettamente didattiche, la messa in sicurezza delle baracche colpite dal terremoto del 2012 e la strutturazione via via sempre più sistematica dell'attività rivolta ai visitatori che sono ogni anno 30mila.

"È importante che venga conservato il sito nella sua materialità perché le baracche sono la testimonianza concreta di quello che è successo, si può decidere di voltare la faccia e fare finta di niente ma loro ci sono e ci ricordano questa pagina della nostra storia" ha concluso la direttrice Luppi.
M.V.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco