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Scritto Giovedì 12 luglio 2018 alle 19:04

Viveva in Albania con l'assegno sociale italiano: condannata. Dovrà restituire la somma illecitamente percepita.

Per continuare a percepire lecitamente l'assegno sociale di cui, stante l'Isee presentato, era stata giudicata beneficiaria in quanto indigente avrebbe dovuto vivere in pianta stabile in Italia. Ed invece, come dimostrato dai timbri apposti sul suo passaporto ad ogni passaggio dalla frontiera nazionale, una cittadina albanese over 65 nel 2011 sarebbe rimasta sul nostro suolo nazionale solo 31 giorni, 11 nel 2012, 53 nel 2013, 91 nel 2014, 17 nel 2015 e 14 nel 2016, anno in cui è stata "scoperta" e poi denunciata, con altri soggetti, dalla Guardia di Finanza di Lecco che le ha così contestato l'articolo 316 ter del codice penale che punisce chi "mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee". Da 6 mesi a 3 anni di reclusione la pena prevista.
12 mesi la richiesta di condanna avanzata quest'oggi a carico dell'imputata dal sostituto procuratore Andrea Figoni, dopo l'acquisizione degli atti d'indagine, scelta processuale che ha permesso di accorciare sensibilmente l'istruttoria dibattimentale al cospetto del collegio giudicante del Tribunale di Lecco presieduto dal dr. Enrico Manzi con a latere i colleghi Salvatore Catalano e Nora Lisa Passoni. Del resto, come fatto notare dal PM, la prova principale, rappresentata dai timbri sul passaporto era... lì da vedere. Di poche parole, dunque, la difesa dell'avvocato Francesca Dell'Osso, limitatasi a chiedere in caso di condanna la concessione alla balcanica - non presente in Aula - delle attenuanti generiche, effettivamente riconosciute poi dal collegio. Dando lettura del dispositivo della sentenza poco prima delle 15, i giudici hanno infatti condannato la donna a 8 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena e non menzione al casellario giudiziario. Disposta altresì la confisca della somma illecitamente percepita, quantificata in 22.347 euro o di beni per valori equivalenti. Le motivazioni saranno depositate in 90 giorni.
Quello di quest'oggi è almeno il terzo caso di "furbetto dell'assegno sociale" affrontato, in pochi mesi, in Tribunale a Lecco.
A.M.
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