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Scritto Lunedì 06 agosto 2018 alle 08:11

6 agosto 1958: Walter Bonatti e Bigio Mauri sul G IV

Era il 6 agosto 1958, 60 anni or sono, quando Walter Bonatti e Carlo Mauri, il lecchese Bigio, conquistarono il G IV, inviolata vetta himalayana di 7980 metri, al centro di una spedizione italiana, che aveva visto come principale responsabile il prestigioso Riccardo Cassin.
E' stata un'epica impresa, tornata d'attualità non solo per l'anniversario dei 60 anni trascorsi, ma perché è rimasto nascosto per decenni nell'archivio del museo nazionale della montagna di Torino uno scritto di Walter Bonatti che fa rivivere una delle grandi pagine della storia delle scalate himalayane.

Walter Bonatti

La città di Lecco, come è noto, seppe dell'avvenuta conquista del G IV il 22 agosto, appena arrivò in Italia la notizia. Si diffuse subito nel territorio un'atmosfera di festa, in particolare presso il ritrovo dei rocciatori, che era allora al Caffè Milano, nella parte alta di via Cavour. Il sindaco Luigi Colombo rese subito noto un manifesto dove era scritto "Cittadini, gli auguri e le preghiere che accompagnavano come viatico del nostro amore Riccardo Cassin, Carlo Mauri e gli altri valorosi compagni all'audace spedizione per la conquista del G IV hanno avuto felice compimento. E' da ieri la notizia ufficiale che la vetta himalayana, una delle più alte del mondo, sin qui inviolata, è stata raggiunta dagli intrepidi Carlo Mauri e Walter Bonatti. All'ansia ed alla trepidazione succedono nei nostri cuori, commozione, orgoglio e riconoscenza. L'impresa, riconfermando la modestia dei nostri scalatori, onorano non soltanto Lecco e l'Italia, ma l'alpinismo mondiale".

Bigio Mauri con il sindaco Luigi Colombo

I reduci dell'impresa sul G IV vennero festeggiato a Lecco il 13 settembre, poco dopo il rientro in Italia. La sezione lecchese del CAI, con un manifesto, sottolineava Il successo dell'impresa, dove "Riccardo Cassin, capo spedizione, Carlo Mauri, componente la cordata che raggiunse la vetta, hanno ancora una volta tenuto alto il nome dell'alpinismo lecchese".
Il racconto inedito di Walter Bonatti, sulla conquista del G IV è stato pubblicato con il titolo "La montagna scintillante", con testi e fotografie appartenenti all'archivio Bonatti presso il centro documentazione del museo nazionale della montagna Duca degli Abruzzi - CAI Torino. La pubblicazione è avvenuta su licenza della Editoriale Solferino - I libri del Corriere della Sera. Nell'introduzione Roberto Mantovani sottolinea "Nella parte finale la scalata si rivelò una partita a due (Walter Bonatti e Carlo Mauri) e i compagni di squadra furono spesso costretti a fare da spettatori: osservavano dal basso la cordata di punta, cercando di sostenerla, almeno con il pensiero. Lassù, scrisse Maraini, guardando con il binocolo lo svolgimento dell'ascensione dal campo II, la fatica deve essere spaventosa. Dalla cresta delle Cornici al campo VI vi sono circa 250 metri di dislivello per superarli sono occorse circa sette ore, appena 35 metri all'ora".

La serata in onore di Walter Bonatti, promossa da CAI, SEL ed ESA

Nel diario del 6 agosto 1958 Walter Bonatti ha scritto "E' la giornata storica della conquista del G IV. Lo squillo della piccola sveglia da polso suona alle 2.30, ma inutilmente perché in tutta la notte né io né Mauri siamo riusciti a dormire ... Quante volte nella notte mi sono affacciato dalla tenda per seguire l'andamento del tempo, e così pure Mauri".
Più avanti, sempre nel diario del 6 agosto, Bonatti evidenzia "Le difficoltà tecniche si aggirano intorno al 5° grado, inoltre la quota, il gelo e la bufera prossima ad infuriare, rendono esasperante la progressione. E' una lotta veramente disperata, la nostra, fra la realtà e noi stessi, ma alla fine siamo noi a vincere ed alle 12.30 esatte le nostre bandierine d'Italia, del Pakistan e del CAI sventolano, o meglio sbattano al vento burrascoso della vetta. Siamo sulla punta massima del G IV a 7980 metri di quota, idealmente tutta la spedizione è con noi quassù a vivere questo fatidico momento. Ci abbracciamo commossi".
Il duo del ragno lecchese Carlo Mauri, noto come Bigio, e di Walter Bonatti, del gruppo Pell ed Oss, di Monza, era già noto non solo all'alpinismo locale e nazionale. Nell'ultima settimana del febbraio 1953 Bonatti e Mauri avevano compiuto la prima invernale della cima ovest di Lavaredo. La grande impresa alpinistica richiese due bivacchi; i due rocciatori lombardi avviarono l'ascensione nella mattinata di domenica 22 febbraio ed arrivarono in vetta vero le ore 12.30 di martedì: 25 ore circa di arrampicata effettiva:

Riccardo Cassin al Campo base del G IV

Walter Bonatti ebbe poi intensi contatti con gli alpinisti lecchesi. C'è da ricordare una serata in suo onore promossa da CAI, SEL e giovani del gruppo Escursionisti Stella Alpina (ESA). In anni non lontani c'è da ricordare una serata estiva, memorabile di ricordi, con tanti rocciatori, svoltasi al Caminetto di Versasio, ospiti del fondatore dl simpatico ritrovo, quasi all'ombra della funivia verso Erna, il compianto Franco Vitali. Quella sera era presente anche la compagna di Bonatti, l'attrice Rossana Podestà che i lecchesi di una certa generazione avevano conosciuto come promettente stella del cinema nazionale, nel famoso film Ulisse, proiettato in città al Cinema Lariano, di via Caprera, nel 1953.
E' poi la lecchese Paola Nessi, regista della RAI TV, che collabora con Rossana Podestà alla realizzazione del docufilm "W di Walter", dove si racconta del rocciatore da parte della donna che lo ha amato per più di trent'anni.

La copertina della recentissima pubblicazione sulla “Montagna scintillante”

Nel post scriptum della pubblicazione recente, Daniela Berta, direttore del museo nazionale della montagna di Torino, ha scritto "L'8 agosto 2016 l'archivio di Walter Bonatti viene donato dai suoi eredi al muso nazionale della montagna. E' un momento importante per la nostra istituzione, che diventa la casa sicura di un patrimonio inestimabile per la storia dell'alpinismo e dell'esplorazione. La pubblicazione del diario inedito dell'ascensione al G IV, nel suo sessantennale, è la prima gemma di una serie di azioni in programma al museo montagna per lo studio e la valorizzazione di questa straordinaria avventura umana, così potente da affascinare un pubblico allargato anche ai non specialisti del settore montagna".
Aloisio Bonfanti
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