Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 57.363.291
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Martedì 07 agosto 2018 alle 13:07

Carenno ricorda Padre Gherardo: omaggio ad un 'piccolo grande frate', con le pagine del suo diario e le testimonianze degli amici

Ieri, 6 agosto, si è tenuta, presso la chiesa vecchia di Carenno, la presentazione della riedizione del libro "Un saio nella steppa", diario dal fronte russo scritto nel lontano 1942 da Padre Gherardo Gubertini, fondatore dell'istituzione piacentina "Casa del Fanciullo".
Il volume era già stato pubblicato nel 1986, curato dal milanese Franco Balletti, amico e collaboratore del padre francescano. In occasione del settantesimo anniversario della "Casa del Fanciullo" e per ovviare all'esaurimento di tutte le copie edite oltre trent'anni fa, è stata recentemente realizzata una nuova edizione che, mantenendo inalterato il lavoro svolto da Balletti, è stata arricchita con nuovi scritti e documenti.

La copertina del libro appena ristampato e quella dell'edizione del 1986

È stata inserita una nuova introduzione sulla "Casa del Fanciullo"; nell'appendice è stata trascritta l'omelia di padre Gherardo pronunciata il 21 agosto 1983 a Carenno, dove la sua realtà dispone dal 1964 di una casa vacanze, al cospetto dei reduci del "Battaglione dei Mortai", partecipi della "Campagna di Russia"; è stato incorporato nell'opera un capitoletto dedicato alla figura di Franco Balletti, scomparso nel 1990, e un suo dipinto è stato utilizzato come nuova copertina; infine sono state aggiunte didascalie alle foto presenti nel volume.

Padre Gherardo e la prima pagina del Diario dal fronte russo

Una rappresentanza degli alpini di Carenno

Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto la "Casa del Fanciullo" a compiere questa operazione?
Prima di tutto, come già riferito, la volontà di rendere nuovamente disponibile il volume per tutti coloro che vogliono ricordare dolcemente la figura di questo straordinario padre, approfondirne la conoscenza. Forte è la volontà di tener viva la memoria di un umile frate che, per tutta la sua vita, ha esercitato la carità concretamente e quotidianamente.
In secondo luogo si è voluto celebrare il settantesimo dell'Istituzione, che vede proprio in questo volume la sua genesi. È infatti la drammatica esperienza bellica sul fronte russo, tra giovani soldati morenti e bambini abbandonati, che fa nascere in padre Gherardo la volontà di impegnarsi a favore di questi ultimi. Tra le righe dell'introduzione germoglia una domanda: "Non fosse partito sarebbe nata la Casa del Fanciullo?"

Padre Gherardo nel 1940 in veste di Cappellano Militare e la copertina del Diario dal fronte russo

Franco Balletti con la moglie

Si vuole inoltre proporre un documento storico che rifletta sui drammatici eventi che hanno visto come protagonista l'Esercito italiano impegnato in Russia tra il 1942 e il 1943, offrendo uno sguardo diverso rispetto alle numerose pagine già scritte su questi avvenimenti, l'intimo sguardo di padre Gherardo.
Dario Redaelli, presidente dell'associazione Amici Casa del Fanciullo, ha aperto la serata al cospetto di una chiesa gremita di giovani ed adulti, invitando alcuni cari amici di padre Gherardo a disporsi di fronte al pubblico, pronti per dare la loro testimonianza: il maestro Giuseppe Scaioli; Giuseppe Riva; l'ultimo reduce dalla Seconda Guerra Mondiale residente a Carenno, Fedele Balossi; il dottor Carlo Rota; l'ex sindaco di Cisano Bergamasco, l'alpino Pietro Vitali.
Invitata a intervenire anche Gabriella Zaina, vicesindaco, che ha ringraziato la "Casa del Fanciullo", una presenza storica e viva nel paese sempre a stretto contatto con gli abitanti e ha ricordato padre Gherardo,  quale uomo umile e semplice, forte e determinato, capace di dare serenità e gioia.

Giuseppe Riva, dottor Carlo Rota, Pietro Vitali, il reduce Fedele Balossi, maestro Giuseppe Scaioli

Dario Redaelli, presidente associazione Amici Casa del Fanciullo e il vicesindaco di Carenno Gabriella Zaina

La serata è stata suddivisa in quattro parti. La prima è stata dedicata alla figura di padre Gherardo come cappellano militare e sacerdote. Attraverso l'espressiva voce di Giuseppe Riva sono stati letti alcuni brani, tratti dal diario dal fronte russo del frate, che testimoniano l'atroce vita e il prostrante lavoro dei sacerdoti accanto ai combattenti:
"La vita di Cappellano d'ospedale è terribile. (...) Molti morenti mi raccomandano la loro famiglia, i loro bambini. (...) Che pena! Non posso fare a meno di promettere che sì, lo farò, se Dio mi farà ritornare. (...) Io vado e vengo dall'ospedale al cimitero, perché ho tanti ammalati che mi chiamano, mi stringono e non vorrebbero più lasciarmi andare".
Nella chiesa si è diffusa poi l'energica voce di padre Gherardo, attraverso la registrazione dell'omelia pronunciata a Carenno il 21 agosto 1983, in occasione della benedizione del labaro del Battaglione dei Mortai, impegnati durante la "Campagna di Russia". È una predica molto importante, una sorta di "confessione pubblica", nella quale il frate, attraverso una rilettura a posteriori della sua esperienza in guerra, afferma che è proprio grazie ad essa che ha avuto inizio la sua vera vocazione, grazie ad essa ha riscoperto la bellezza del sacerdozio.

La sezione successiva è stata invece dedicata alla guerra. Commovente la testimonianza di Fedele Balossi, arruolatosi nel Battaglione alpini "Tirano", decorato con la medaglia di bronzo al valore militare, il quale combatté, oltre che in Russia, anche in Francia, Albania, Grecia, per poi essere incarcerato in Germania.
Il reduce ha raccontato con voce roca la terribile esperienza della Grande Ritirata dalla Russia, tra i morsi della fame e del pungente freddo, tra morti, bombe e proiettili, a come si affidò alla fede per andare avanti, a come sia stato fortunato nel tornare a casa illeso, assieme a pochi suoi compaesani, mentre molti altri rimasero nella steppa russa.
Ha citato con voce spezzata come uno di loro, Giacomo Mazzoleni, cadde accanto a lui a causa di un colpo di mortaio: Fedele ebbe il coraggio di prendere il suo portafoglio e la sua pipa, per poterli poi consegnarli alla sua famiglia.
Hanno emozionato profondamente le parole che scrisse in una lettera:
"La morte era davanti agli occhi, però per me, il nemico più grande, che mi ha accompagnato per tutta la ritirata, erano i lamenti che provenivano dai feriti e dai congedati, che chiamavano la propria mamma, la propria compagna, dicendo testuali parole: sparatemi! sparatemi, o non lasciatemi qui. Quei lamenti così pieni di dolore e sofferenza, sono e resteranno per sempre incisi nel mio cuore. (...) Lasciatemi piangere la mia giovinezza vissuta in quelle atroci guerre".

Dario Redaelli porge alcune domande al reduce Fedele Balossi

Dario Redaelli e Lia Balletti, figlia di Franco Balletti. A destra Vito Fornari durante la sua esibizione

Per concludere la sezione sulla guerra è stato narrato un episodio: la storia di un eroico carennese, Scola, che ha avuto il coraggio di sacrificare la sua vita per proteggere e salvare quella di un suo compaesano, Sandro Molteni.  Agli Alpini è stata dedicata la terza parte della serata, rappresentati da Pietro Vitali, il quale ha testimoniato la profonda amicizia che legava tutti loro a Padre Gherardo e alla "Casa del Fanciullo". Un po' divertito ha narrato come lo colpisse la grande abilità del piccolo frate nel porre i propri problemi alle giuste persone, le quali, senza essere obbligate, lo aiutavano in ogni occasione. La profonda stima che nutre nei confronti di padre Gherardo, nei confronti della sua umiltà e della sua grandezza lo ha spinto anche a confessare il desiderio di volerlo proporre per una possibile beatificazione.
L'ultima sezione è stata invece dedicata a Carenno, affidata alle parole del dottor Carlo Rota, storico amico della "Casa del Fanciullo", di cui è medico volontario. Nel prendere la parola ha spiegato che una cosa che lo ha sempre colpito di quel "piccolo grande frate, piccolo di statura, ma grande dentro", fosse la profondità della sua devozione verso il Signore e verso i suoi ragazzi, per i quali la sua vita era completamente votata. Rota ha poi aggiunto come da bambino vedesse sempre padre Gherardo girare con il suo furgoncino per le strade del paese, furgoncino che al mattino si presentava vuoto, ma che poi a mezzogiorno risultava sempre pieno della carità dei compaesani. "Cosa faceva? Dove andava?" si domandava sempre. Solo verso i trent'anni si avvicina a padre Gherardo e alla "Casa del Fanciullo", catturato dagli occhi vivaci del frate, dalla sua umile voce e dal suo saio vissuto: "Fu come ritrovare qualcosa che avevo perduto" confessa. Il dottore ha ricordato ai presenti che padre Gherardo è ancora vivo tra loro, grazie a tutte quelle persone che hanno abbracciato il suo stile di vita e il suo programma educativo. Sono fortunati, ha detto, perché hanno avuto come guida una figura straordinaria.  

A desta Felice Balossi

Altre due testimonianze hanno arricchito la serata: quella di Lia Balletti, figlia di Franco Balletti, e quella del maestro Giuseppe Scaioli.
Franco Balletti fu legato da una profonda amicizia con il frate francescano, che con lui condivideva la fede in Cristo e la passione per la concreta carità. Era un talentuoso artista che ha donato alla carennese residenza estiva della "Casa del Fanciullo" un crocifisso ligneo in nocciolo e un gruppo bronzeo di San Francesco con il lupo.   Giuseppe Scaioli invece ha presentato padre Gherardo come grande musicista, abile nel porre cuore e sentimento nelle canzoni che componeva per i suoi ragazzi, come "Cappello al Vento", che il maestro ha canta in chiesa con passione. Scaioli ha inoltre letto un breve testo, qui di seguito riportato, da lui scritto in occasione della presentazione del libro:  
"Il saio che il vento della guerra ha bagnato con le lacrime di quei ragazzi che cercavano di carpirne un lembo con le loro mani, ridotte a rami secchi. Quei ragazzi, quei volti da bambini, invocavano la loro mamma guardando negli occhi quel piccolo frate. E lui univa al cielo gli ultimi istanti della loro esistenza. Dentro quel saio, caro padre Gherardo, hai voluto custodire tanti bambini e per loro hai costruito la Casa del Fanciullo. Quei ragazzi nella steppa ora cantano, diretti dal loro cappellano la Canzone Cappelli al Vento, tenendo nelle loro mani quel lembo di saio che il sole del giardino dei santi ha asciugato dalle lacrime della guerra". 
La serata si è conclusa con la bella voce del tenore Vito Fornari, che ha intonato l'Ave Maria composta da padre Gherardo.
Articoli correlati:
05.08.2018 - Carenno: compie 70 anni la 'Casa del Fanciullo', ospite in paese per l'estate dal 1964
Anna Tentori
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco