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Scritto Domenica 12 agosto 2018 alle 08:17

Margno: visita alla Casa dei Rattini dove il nastro della storia si riavvolge fino al 1450 e dal 1693 nulla (o quasi) è cambiato

"Benvenuti nella casa rurale delle famiglie Rattini, detti "I Nun" e "I Migli". Qui il tempo si è fermato e la modernità non è entrata: non ci sono mai stati la televisione, il telefono, il riscaldamento, la lavatrice, la lavastoviglie... Mai nessuno dei componenti delle famiglie ha fatto la patente. Niente biciclette, moto e macchine. Tutto questo a partire dal 1450 attraverso i tempi siano ai giorni nostri: l'ultima discendente diretta, la zia Teresina, è morta all'età di 89 anni nel novembre 2017. Si trattava di famiglie contadine possidenti che hanno fatto dell'agricoltura e dell'allevamento il loro scopo di vita per centinaia d'anni con una passione e una competenza esemplari. Famiglie al cui interno sono stati presenti sacerdoti, ingegneri, amministratori pubblici... Famiglie che hanno contribuito allo sviluppo del paese nel corso degli anni, che hanno sostenuto la Chiesa locale, che erano sempre a disposizione per aiutare i bisognosi specialmente nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Il loro impegno e la loro disponibilità rimarranno per noi un grande esempio di vita. "Ama il prossimo tuo come te stesso": questo hanno fatto".

Casa Rattini

Giuseppe Malugani durante la visita guidata

Così, attraverso un cartello appeso nel tinello, Giuseppe Malugani, sindaco di Margno e nipote della zia Teresina, ha accolto quanti nei giorni scorsi hanno varcato l'uscio di casa Rattini, con apertura prolungata eccezionalmente anche nel pomeriggio di sabato 11 agosto, visto l'interesse dimostrato da concittadini e visitatori venuti da fuori.

Superato il portale barocco - magari dopo essersi "persi" tra le curate viuzze del centro del piccolo nucleo dell'Alta Valsassina, seguendo l'itinerario che porta a scoprire il borgo per l'appunto di portale in portale, di edificio storico in edificio storico - si torna davvero indietro nel tempo: non si fa fatica ad immaginare il calore del grande camino della "cucina bella", sempre acceso, con una minestra a ribollire o con il latte da portare in temperatura sul fuoco per poi fare il formaggio così come è facile sentire nell'aria, utilizzando un pizzico di fantasia, il profumo del vino messo a riposo in cantina nelle botti, dopo aver pigiato l'uva "importata" dal pavese o quello del salame nostrano preparato con la carne dei maiali che trovavano posto in stalla con mucche e pecore messo a stagionare in un ambiente riparato, diverso secondo i gradi di "invecchiamento" dell'insaccato, con quell'attenzione propria di chi sa di aver qualcosa di "prezioso" a cui badare.

Strumenti da lavoro... maschile e sotto femminile

"La particolarità di questa casa è che è "intatta", nessuno ha toccato nulla. Come l'hanno costruita è rimasta: i serramenti, i pavimenti, i solai... L'unica cosa che è stata rifatta, per sicurezza, è stato l'impianto elettrico in quanto essendo tutto in legno temevamo potessero svilupparsi incendi. E poi abbiamo messo l'acqua perché qui l'acqua non c'era: è arrivata nel 1962, nonostante le altre case già l'avessero, la famiglia non l'ha mai voluta preferendo andare al pozzo" racconta Malugani, ricordando come il primo blocco della dimora risalga addirittura al 1450, un ampiamento al 1560 e la parte più "recente" della magione sia datata 1693.

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In mostra, al piano terra, l'unico accessibile - anche se le grandi scale al centro dell'ingresso fanno venire voglia di percorrerle per avventurarsi tra le stanze con le travi a vista del secondo - vi è la quotidianità del passato: gli "strumenti del mestiere" per il lavoro nei campi, a diretto contatto con quel bestiame che ha sempre fatto la fortuna dei Rattini e grazie al quale nonno Emilio ha potuto collezionare, uno dopo l'altro, anno dopo anno, una serie di attestati di merito; le stoviglie della cucina, con le vecchie ciotole in legno per la polenta (che nella dieta del tempo, dalla Valsassina alla Brianza, non mancava mai), il pestello per le spezie con cui aromatizzare gli insaccati da tagliere poi sull'assetto lungo utilizzando sempre lo stesso coltello che, fetta dopo fetta, si è accorciato senza però perdere la lama, le posate in ottone marchiato, l'antenata della moka da usare con la miscela di caffè; i centrini cuciti a mano dalle donne, in grado di ricamare i propri copricapi rigorosamente scuri e di "vestirsi da sé", servendosi di metro e ditale, con i capi da stirare poi con il ferro scaldato con i tizzoni ardenti; i prototipi degli zoccoli, da intagliare secondo le volontà di chi li richiedeva per arrotondare ulteriormente le entrate della famiglia...

La famiglia Rattini

La zia Teresa, l’ultima ad aver abitato la casa fino al 2017

 

Lo scaldaletto ricorda poi il freddo da combattere durante gli inverni rigidi di allora; il pozzo interno, rivestito di pietra fino a una profondità di 20 metri, la fatica di una vita senza agi; la foto di gruppo appesa nel "salotto buono", l'unità dei Rattini, con l'espressione seria della mamma e del babbo dinnanzi ai loro figlioli con il vestito della festa. Nello scatto manca solo zia Teresina, non ancora nata, colei che fino allo scorso anno ha continuato imperterrita a trascorrere le sue giornata tra quelle mura, non conoscendo il dottore ma conservando un tesoro di piccola storia locale ora lasciato "in eredità" ai nipoti, figli di una modernità che non deve dimenticare il proprio passato.
A.M.
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