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Scritto Mercoledì 15 agosto 2018 alle 19:16

Torna la pista inglese partita da Introbio in ''Kill Benito''

Si presenta come romanzo, ma potrebbe essere di più! E' la recente fatica letteraria di Renzo Martinelli, lombardo di Cesano Maderno, affermato regista, di notissimi docufilm, come Ustica e Vajont. Martinelli, con "Kill Benito", pubblicato come supplemento del quotidiano Il Giornale, diretto dal comasco Alessandro Sallusti, riesamina la sempre controversa storia delle ultime ore di Benito Mussolini lungo le sponde lariane del lago di Como.

 Renzo Martinelli

Il romanzo "rimbalza", però, anche sull'altro ramo del Lario, a Lecco, dove, nella sovrastante Valsassina, Bruno Giovanni Lonati iniziò a scrivere, ad Introbio, "Quel 28 aprile: Mussolini e Claretta, la verità", edito da Mursia, che smentiva la versione ufficiale dei fatti avvenuti il 28 aprile 1945, vicino a Giulino di Mezzegra. Bruno Giovanni Lonati, partigiano con il nome di battaglia Giacomo, della 101^ Brigata Garibaldi, fece parte del commandos, organizzato dai servizi segreti inglesi, per sopprimere il Duce e la sua amante ed impedire la diffusione del presunto carteggio fra Churchill e Mussolini. Bruno Giovanni Lonati è deceduto a Brescia all'età di 94 anni, nel 2015. Ha partecipato ad incontri e tavole rotonde relative al suo libro, anche nel lecchese. L'ultima conferenza si tenne a Colico, nell'affollatissimo auditorium, per iniziativa dell'avvocato Michele Cervati. Le ultime visite di Lonati nel lecchese sono state ad Olginate, dove incontrò giornalisti, e ad Introbio, in Valsassina, dove aveva abitato per alcuni anni con la famiglia, avendo incarichi di dirigente d'azienda in Lombardia.

Bruno Giovanni Lonati

A pagina 196 di "Kill Benito" si può leggere: "Due ore più tardi un gruppo di persone saliva lungo la stradina che portava alla casa di tre piani dei De Maria: erano il capitano John e tre uomini armati". Il capitano John era un ufficiale dei servizi segreti inglesi; i tre uomini armati erano partigiani garibaldini, fra i quali Lonati. E' Il capitolo che riguarda la controversa uccisione di Mussolini e della Petacci. Un intero brano del romanzo di Martinelli è dedicato alla villa di Brunate, sopra Como, base della Special Force inglese, i servizi segreti operanti nella Lombardia occupata dai tedeschi. Era la base più importante del nord Italia. Lonati, in un servizio televisivo messo in onda dalla RAI, indicò la villa di Brunate dove era stato.

Bruno Giovnni Lonati a Bindo di Cortenova, in Valsassina, nel 1995

La presenza in Lombardia di una sempre intensa attività dei servizi segreti britannici, è confermata anche dal libro uscito lo scorso anno, dell'avvocato romano Gianluca Barneschi, e dedicato alle missioni dell'agente speciale Dick Mallaby. Nel libro menzionato è descritta l'operazione del "nucleo" inglese, che entra in Italia dalla Svizzera, passando la frontiera sui monti lariani, traghettando sul lago, da Menaggio a Varenna, per poi raggiungere Lecco, dove la "missione" viene bloccata dalle brigate nere. L'episodio è avvenuto a metà febbraio 1945, con un seguito rocambolesco. La notte del 6 febbraio precedente la missione americana Dick Ciliegio era stata paracadutata ai Piani Resinelli, in una notte chiara di luna piena, a quota 1400, con oltre mezzo metro di neve; era stata accolta dal gruppo rocciatori guidato da Riccardo Cassin, allertato da una frase in codice trasmessa da Radio Londra. Nella nota di contro copertina del libro Renzo Martinelli scrive: "Un grazie affettuoso all'amico e storico Luciano Garibaldi, che ha sempre dimostrato, nei molti anni della sua professione, un'onesta sottomissione alla verità". Luciano Garibaldi è autore del libro "La pista inglese", uscito nel 2002, con le Edizioni Ares.

Lonati, con la consorte Carla, nell’ultima visita a Lecco

La sera del 28 aprile scorso, mentre i cittadini della penisola assistevano al derby calcistico d'Italia, Inter-Juventus, giocato a San Siro, TV 2000, la TV dei vescovi, mandava in onda un'interessante puntata de "I segreti, misteri della storia". Una trasmissione che meriterebbe di essere riproposta. In tale trasmissione, l'équipe dell'Università di Pavia, che aveva effettuato nuove ricerche con tecnologie di avanguardia, comunicava novità circa gli spari di proiettili riscontrati sui cadaveri di Mussolini e della Petacci. L'équipe era formata dal prof. Giovanni Pierucci e dalla dott.ssa Gabriella Carlesi. E per finire, a pagina 116 del romanzo di "Kill Benito" si può leggere "A Musso i fascisti della colonna Mussolini venivano fatti scendere dalle auto e tenuti sotto il tiro dei mitra. Tutte le vetture vennero perquisite: le valigie vennero aperte, le borse svuotate. Apparvero centinaia di pacchi di banconote; apparvero gioielli e lingotti d'oro". Era quello che sarebbe passato alla storia come "l'oro di Dongo?".

Alessandro Sallusti

A tale proposito l'attuale direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, potrebbe fornire qualche utile chiarimento. Era direttore della Provincia di Como quando scrisse un memorabile articolo di prima pagina: l'oro di Dongo era finito nel forno di una storica ferriera dell'alto Lario. Il tutto porta a dire "Solo romanzo, ma anche libro di verità quello di Renzo Martinelli?".
Aloisio Bonfanti
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