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Scritto Lunedì 10 settembre 2018 alle 17:36

Mandello: 'taccuino' della discesa nelle viscere della grotta dell'Acquabianca, luogo incontaminato, con le guide di Evo

Se siete degli speleologi mancati, la grotta dell’Acquabianca è quello che fa per voi. Conosciuta anche con il nome di Ferrera, la cavità naturale si trova nel comune di Mandello del Lario,  sulla sponda orientale del Lago di Como. L’associazione sportiva Evo (Experience Valsassina Outdoor) da qualche tempo, per la prima volta, organizza delle escursioni volte a far conoscere, in sicurezza, questo ambiente particolare. E già dalle informazioni reperibili sul sito capisco che non si tratta di un’esperienza banale.

Arrivo (in leggero ritardo) alle 10.30 nella frazione di Rongio e vengo subito accolto con entusiasmo da Davide Bellelli, amministratore del sodalizio, che mi porge il caschetto azzurro che mi toccherà indossare una volta entrato nella grotta. Dopo le presentazioni di rito con il resto dei partecipanti, Eugenio, la nostra guida alpina, ci spiega come si svolgerà la nostra “gita”: dopo una passeggiata di 40 minuti lungo il sentiero per il rifugio Elisa che risale l'imponente versante occidentale della Grigna settentrionale, entreremo in una cavità ad una quota di circa 600 metri. Si tratta di una grotta composta da due grandi saloni, separati tra loro da un leggero abbassamento della volta.

Armati di buona volontà, iniziamo la nostra risalita verso l’Acquabianca. Accompagnati dal suono del torrente, mi viene spiegato che a fine Quattrocento Leonardo da Vinci si trovò di passaggio nel lecchese e rimase colpito da un impressionante paesaggio naturale. Nel codice Atlantico, la più vasta raccolta al mondo di disegni e scritti autografi del genio fiorentino oggi conservato presso la biblioteca Ambrosiana di Milano, viene descritta la scalinata della grotta che stiamo per visitare. "E i magior sassi scoperti che si truovno in questi paesi sono le montagnie di Mandello, visine alle montagnie di Leche e di Gravidonia - si legge nel codice. - In verso Bellinzona a 30 miglia a Leco, è quelle di valle Ciavenna; ma la maggiore è quella di Mandello, la quale à nella sua basa una busa di verso il lago, la quale va sotto 200 scalini e qui d’gni tempo è diaccio e vento".

Arrivati all’imboccatura della grotta, mettiamo caschetti e maglioni e partiamo all’esplorazione. Non vi aspettate passerelle, luci e sentieri perfettamente tracciati. La bellezza di questo luogo è proprio l’essere incontaminato.
Seppure di origine naturale, nel corso dei secoli la grotta è stata modificata dall'attività dell'uomo, che l'ha utilizzata come miniera per l'estrazione di materiale ferroso. E' possibile far risalire lo sfruttamento minerario dell'Acquabianca al Medioevo e la sua cessazione al XV secolo d.C.
Guidati da Eugenio e dalla luce della sua torcia, percorriamo i 170 metri di lunghezza della grotta traverso i cunicoli tortuosi che dal pavimento scendono a profondità di 40- 50 metri. Di fatto, come ci spiega la nostra guida, percorriamo quello che un tempo era la volta della grotta, ora crollata. Il percorso è in generale di facile percorrenza, anche se in alcuni punti il fango non favorisce sempre una discesa disinvolta. Ci imbattiamo in un paio di piccoli pipistrelli, che non gradiscono le nostre chiacchierate da novelli speleologi.

Nel corso della visita sotterranea è possibile ammirare una bella cascatella, che si perde nei meandri della terra attraverso massi di frana nonchè dei suggestivi crepacci rocciosi. Inoltre, la volta è adornata in alcuni punti di colate di bianchissima calcite. Per un attimo mi perdo con il naso all’insù a guardare delle piccoli puntini luminosi, piccole muffe che riflettono la luce delle nostre torce. Infine, è possibile osservare gli scavi della passata attività di estrazione di idrossidi di ferro e i segni degli speleologi (moderne pitture rupestri), che indicano il cammino e i vari cunicoli esplorati.
Dopo circa un’ora, riemergiamo dalle viscere della terra; un po’ stanchi ma contenti per aver visitato un luogo insolito e particolare.
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“Grazie alla fattiva collaborazione tra EVO e l'Amministrazione Comunale di Mandello del Lario è stato finalmente possibile attrarre turisti sul territorio, favorendone la scoperta, come avviene da decenni nelle comuni stazioni di soggiorno e località turistiche” spiega Davide Bellelli.  “Siamo molto contenti di queste prime escursioni: per essere il primo anno è andato tutto molto bene, considerando che abbiamo lanciato l’iniziativa a poche settimane dalla prima visita. All’ultima escursione ha partecipato anche Silvia Benzoni, assessore al turismo del comune di Mandello, che ha voluto provare di persona questa esperienza”. L’iniziativa può poi aver dei risvolti importanti per il turismo: non si tratta di una esperienza unica nel suo genere, di “speleoturismo”, come la definisce Davide. “Il turista parte da Rongio per la passeggiata e l’escursione per poi magiare eventualmente a Mandello e visitare il nostro territorio. Come società sportiva organizziamo le discese anche per i nostri tesserati. Chi vuole venire può rivolgersi alla EVO. Ci piacerebbe riproporre questa iniziativa anche il prossimo anno, ma è ancora presto per fare qualche previsione”.

Saluto Davide, Eugenio e i miei compagni di avventure. Il fango dei miei scarponi si è ormai asciugato.
Beniamino Valeriano
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