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Scritto Giovedì 13 settembre 2018 alle 16:26

Lecco: 26enne ferito con un coccio di bottiglia in via Bovara nell'estate 2017, 6 anni di carcere per tentato omicidio all'aggressore

Caterina Sesana, colei che quel giorno - stando alla ricostruzione tracciata dagli inquirenti - sferrò il fendente "incriminato", lo scorso 28 marzo ha patteggiato una condanna per tentato omicidio in concorso a 4 anni di reclusione. Avendo scelto, in udienza preliminare, di non adire anch'egli a riti alternativi, quest'oggi è arrivato "il momento del giudizio" per Marco Brunetti, il 39enne che, annebbiato dai fumi dell'alcool, nel tardo pomeriggio del 2 agosto 2017, in via Bovara a Lecco, si rese protagonista, con la giovanissima fidanzatina, di un violento alterco con un 26enne di origini croate, sfociato appunto nel sangue, con la vittima raggiunta da una profonda ferita che avrebbe potuto - è stato accertato - procurargli la morte.
Sei anni la pena irrogata a suo carico, nel pomeriggio odierno, all'esito di una giornata interamente dedicata a questo caso, dal collegio giudicante del Tribunale di Lecco presieduto dal dr. Enrico Manzi con a latere i colleghi Salvatore Catalano e Maria Chiara Arrighi.

Il momento del fermo sul lungolago di Caterina Sesana e Marco Brunetti, nell'immediatezza dell'aggressione

All'origine della bagarre scoppiata all'improvviso lungo l'arteria che dal Liceo scientifico scende fino a piazza XX Settembre, vi sarebbe stato uno scambio di "opinioni" tra lo stesso Brunetti e la persona offesa, Ervin, seduto ad un bar per festeggiare con un amico la nascita della sua primogenita. Quest'ultimo sarebbe stato avvicinato infatti dall'imputato che gli avrebbe proposto l'acquisto per soli due euro di un monopattino, sottratto - con ogni probabilità - poco prima ad un bambino. Lo scambio di battute si sarebbe poi "acceso" quando Brunetti avrebbe apostrofato con l'espressione "negro di merda" un signore di colore che avrebbe accarezzato il cane. Da qui la risposta stizzita nel neopapà, i primi spintoni, l'intervento di due fratelli libanesi per sedare la zuffa. Poi l'impensabile: nel parapiglia sarebbe spuntato un coltello tra le mani del 39enne mentre la Sesana avrebbe spaccato una bottiglia per poi gettarsi "sull'avversario" già alle prese con la furia del fidanzato, tornato alla carica mentre il 26enne si stava allontanando. E l'epilogo con i due aggressori fuggiti, tutti insanguinati, da via Bovara verso il lungolago, lasciando il malcapitato ferito sui sampietrini, tra gli sguardi attoniti di quanti, richiamati dal trambusto, hanno assistito alla scena in quello che avrebbe dovuto essere un banale pomeriggio estivo.

Ervin, la persona offesa, in ospedale con Ahmed, il giovane studente di medicina che per prima lo ha soccorso


L'udienza, questa mattina alle 10.15, si è aperta con un "colpo di scena": l'avvocato difensore ha acconsentito all'acquisizione di tutti gli atti d'indagine con il presidente del collegio giudicante che ha dunque congedato una decina di testimoni convocati per quest'oggi, non essendo più necessaria la loro deposizione, tributando - su richiesta del sostituto procuratore Cinzia Citterio - un simbolico applauso a Ahmed, lo studente di medicina che, compresa la situazione, quel 2 agosto in via Bovara, ha tempestivamente tamponato la ferita rimediata da Ervin, salvandogli di fatto la vita prima ancora dell'arrivo dell'ambulanza che lo ha trasferito a sirene spiegate al Manzoni.
Al contempo il dr. Manzi, accogliendo la richiesta concorde della parti, nata dal comportamento assunto dall'imputato nei minuti precedenti l'avvio della seduta, straparlando all'interno della "gabbia" presente in Aula, al cospetto delle guardie carcerarie della casa circondariale di Como, ha anche disposto un accertamento peritale sulla capacità del 39enne di partecipare al giudizio, facendo convocare - nel giro di una mezzora - il dottor Giuseppe Giunta, psichiatra spesso scelto quale professionista a cui demandare tale analisi. La particolarità dell'uscita odierna del medico? I tempi ultra-accorciati: arrivato in Tribunale qualche minuto prima delle 11, il dottore, accettato l'incarico con tanto di giuramento, è stato invitato ad "appartarsi" in una saletta dedicata procedendo seduta stante al colloquio con il Brunetti. Alle 12, dunque, già si disponeva del "verdetto": tornato al banco dei testimoni, il camice bianco ha riferito dapprima la versione dell'accaduto fornitagli dall'imputato, spiegando come lo stesso non si capaciti di essere finito in carcere sentendosi vittima dell'aggressione - a suo giudizio - patita da parte dal croato. Giunta ha altresì precisato come il "paziente" abbia formulato la richiesta di "essere lasciato in pace", pur avendo chiara la sua condizione. Riassunti quindi i problemi di cui il giovanotto soffre, anche alla luce della relazione a cura del medico interno al Bassone, il perito ha concluso attestando comunque la capacità dello stesso di stare in giudizio, avendo un livello di coscienza "assolutamente adeguato".

Una foto scattata il 2 agosto 2017 in via Bovara dopo l'aggressione

Il processo è dunque proseguito con la requisitoria del pubblico ministero che, mettendo in ordine le testimonianze rese in sede di indagini dalla vittima e da quanti hanno assistito alla zuffa ha parlato di "puzzle perfetto", estrapolando le frasi cardine per dimostrare come - a suo avviso - sussista il concorso morale del Brunetti nel tentato omicidio, trovandosi lo stesso sopra la vittima nel momento in cui questa veniva ferita tra spalla e collo dalla Sesana nonché avendo proferito una serie di minacce esplicative dell'intento di "far fuori" il malcapito, riferite non solo da quest'ultimo ma anche da altri soggetti terzi che hanno assistito alla scena. Spiegando altresì come, per la sua visione dell'accaduto, l'imputato avrebbe potuto prevedere le intenzioni della sua correa, dopo aver visto la stessa spaccare la bottiglia e gettarsi sulla "controparte", la dottoressa Citterio ha altresì fatto leva sulla sussistenza del così detto concorso anomalo, ritenendo dunque provata, fuori di dubbio, la penale responsabilità del 39enne per il quale, riconosciute le attenuanti generiche, ha chiesto 5 anni di reclusione.
Di senso opposto, chiaramente, l'arringa dell'avvocato Marco Rigamonti che, ricalcando la metafora scelta dal PM ha esordito sostenendo "non è vero che tutte le testimonianze sono tasselli che si incastrano", evidenziato alcune incongruenze come la mancanza di tagli sulle mani del suo assistito, qualora si prendesse per vera la versione resa da alcuni "spettatori" secondo i quali Brunetti avrebbe anch'egli raccolto dei cocci di bottiglia da terra prima di scagliarsi addosso al croato. Ritenendo poi che "l'azione della ragazza si è sviluppata autonomamente", il legale ha altresì argomentato per l'esclusione del concorso anomalo, sostenendo come il proprio cliente non si sarebbe reso conto di ciò che la giovane stava per fare.

Dopo una camera di consiglio tutto sommato breve per una vicenda così delicata, la lettura del dispositivo: per ritenendo le attenuanti generiche prevalenti alla contestata aggravante e alla recidiva, il collegio ha condannato Marco Brunetti a 6 anni di carcere, uno in più rispetto alla proposta dalla Procura.

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A.M.
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