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Scritto Sabato 15 settembre 2018 alle 09:28

Lecco: Lalissa, la stilista Afro-It che sogna l'integrazione

"Immigrazione vuol dire portare con te il bagaglio del tuo Paese, è far vedere ciò che sei, ciò che sai fare e quello che ti piace fare. Integrazione è mettere a disposizione la tua cultura a favore di un'altra e vedere cosa può offrire una cultura all'altra. Essere 'accolta' e poi dover rimanere chiusa in casa perché non puoi esprimerti, non puoi metterti in gioco, non è accoglienza, è una prigione". Queste parole sono di Lalissa Liazaré, una donna di 30 anni nata in Costa d'Avorio e stabilita in Italia nel 2005; da dieci anni vive a Lecco con il suo fidanzato, originario del Burkina Faso. Qui sono nati i loro due bambini e qui lei coltiva il sogno di diventare una stilista "afro-it".

Lalissa, in primo piano, con alcune sue modelle

Quando era piccola, ad Abidjan, a prendere in mano ago e filo non ci pensava minimamente: fare la "couturière", la sarta, è considerato un lavoro di serie "C", come anche fare "coiffeur", la parrucchiera.
"In Costa d'Avorio si dice che tutti i lavori che iniziano per la C sono squalificanti" ci racconta Lalissa. E lei è una bambina ambiziosa, andare a scuola le piace ed è anche brava. Certo, quando le capita, nei concorsi scolastici, di cucire dei vestitini per le bambole, vince sempre il primo premio e il mondo della moda la affascina, soprattutto dopo che la zia, con cui vive, è diventata la segreteria dell'associazione degli stilisti di Abidjan.
Ma Lalissa non pensa a fare la sarta neanche crescendo, anzi. Nel 2005 raggiunge il padre a Parma e inizia a cercare di costruire la sua vita in Italia. "Ho fatto tantissimi lavori, tantissimi stage, ma per una persona nera non è facile. Si pensa che possiamo fare solo le pulizie, le badanti o altri lavori umili, avere un contratto di lavoro serio sembra impossibile" spiega la donna. "Poi nel 2009 è cambiato tutto: sono rimasta incinta del mio primo figlio, Rashid, e ho deciso che dovevo trovare una via d'uscita da questa vita di frustrazioni, lo dovevo fare per me e per la mia famiglia. Così ho chiesto a mio padre di regalarmi una macchina da cucire".

La giovane stilista

Da autodidatta Lalissa ha iniziato a fabbricare le lenzuola, "poi mi è venuta l'idea di creare dei coordinati con le tende, il copridivano, come negli alberghi. Compravo delle riviste e guardavo i programmi Tv dedicati al cucito e ho iniziato a fare tanta pratica: ancora oggi mi definisco una studentessa. In quegli anni vivevo a Oggiono e al mercato c'era un commerciante con i coupon di tantissimi tessuti e io ho iniziato a rifornirmi da lui, a sperimentare. Nel frattempo ho imparato a fare di tutto, rammendare, cucire bottoni, fare orli e le persone hanno iniziato a rivolgersi a me. Un negoziante mi fa anche esporre nel suo locale le mie creazioni".
Quando si è trasferita a Lecco con la sua famiglia, in un appartamento più grande e con più spazio anche per cucire, ha avuto l'occasione di incontrare delle associazioni e di iniziare a collaborare come volontaria. Nel frattempo ha migliorato la sua tecnica, imparando a fabbricare accessori e creando dei propri modelli. "Una volta mi sono offerta di cucire ad una mia amica un abito per il matrimonio a cui dovevamo partecipare, era così bella che gli altri invitati la scambiavano per la sposa".
Lalissa definisce le sue creazioni "afro-it" perché pur ispirandosi a certi tagli europei sono caratterizzate dai colori vivaci tipici dell'Africa. I suoi modelli hanno iniziato ad avere successo e le associazioni di cui fa parte hanno iniziato a chiederle di organizzare delle sfilate e subito attorno a lei si è creato del fermento. La donna ha coinvolto molti giovani per fare i "modelli" e adesso sono un gruppo di circa venti persone che si definisce "L'Lalissa Creation". "Ho capito che potevo fare molto di più e che i vestiti potevano essere un modo per veicolare altro. Ad esempio, i colori in molte culture africane hanno un significato preciso, il cotone è una risorsa molto importante, quello del Burkina Faso ad esempio è molto pregiato. È un materiale di uso comune, eppure molto spesso si ignora che è una risorsa africana, anche i nostri ragazzi non lo sanno, pensano che l'Africa sia solo oro, diamanti e petrolio, perché non ci sono mai stati, non la conoscono e quello che sentono in Italia può essere fuorviante. Mio figlio una volta è tornato da scuola chiedendomi perché in Africa ci sono solo alberi, dicendo che glielo avevano detto a scuola. Così io ho iniziato a parlare ai miei ragazzi dei nostri Paesi d'origine, della nostra cultura, del nostro stile, discutiamo di attualità e attraverso le sfilate conosciamo nuovi posti e nuove realtà".

Alcune creazioni di Lalissa

Lalissa si batte per i suoi ragazzi, per aiutarli ad avere tutti gli strumenti per affrontare il futuro nel modo migliore: attraverso le diverse associazioni di cui fa parte ha fatto avere delle borse di studio a due studentesse meritevoli, insegna loro a fare dei piccoli lavoretti e li aiuta ad affrontare questioni molto serie, come gli episodi di razzismo che anche nella nostra città sono sempre più frequenti. "È importante parlare di questi temi con i ragazzi giovani, perché loro sono più fragili e potrebbero non sapere come gestirli. Dove sono cresciuta io c'è una cultura del perdono e del rispetto, loro invece sono nati e cresciuti in Italia".
Adesso Lalissa sta frequentando un corso, a novembre andrà a Roma a presentare ad un concorso un suo capo di abbigliamento. Il suo sogno è "uscire di casa", trovare uno spazio dove creare un vero laboratorio di sartoria, dove poter esporre e dove poter continuare a lavorare con la sua associazione.
Manuela Valsecchi
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