Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 67.752.252
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Mercoledì 03 ottobre 2018 alle 15:19

In viaggio a tempo indeterminato/44: tre paure affrontate a Sumatra

Ognuno nella vita ha delle paure o delle piccole fobie.
C'è chi ha paura dell'altezza, chi del buio, chi di volare. Anche noi ne abbiamo alcune ovviamente. Ma la cosa particolare è che qui a Sumatra abbiamo dovuto affrontarle un po' tutte, le nostre paure. Detta così sembra che questa isola sia spaventosa o pericolosa. In realtà è tutto il contrario. Ci ha messo alla prova, ma alla fine ne è valsa davvero la pena.
Ecco le 3 "paure" che abbiamo affrontato qui a Sumatra.

1) La paura del vuoto
"C'è un bellissimo mercato il venerdì, dovreste andarci. Non è lontano saranno un paio di chilometri, basta attraversare il ponte sul fiume!" Ci dice il proprietario della guesthouse in cui dormiamo. Fantastico, i mercati sono la nostra passione e due km non sono niente. Ci mettiamo in cammino e costeggiamo il fiume. La passeggiata è rilassante tra il rumore dell'acqua e i versi delle scimmie che si lanciano da una palma all'altra. Non vediamo l'ora di mangiarci uno di quei dolci buonissimi con il cioccolato e le arachidi che fanno qui nei mercati. Siamo già entusiasti e con l'acquolina in bocca quando vediamo il ponte... "Va beh di mercati ne abbiamo già visti tanti!" "Ma sì, per il dolce possiamo aspettare. Abbiamo ancora quel pacchetto di biscotti mezzo aperto!" Ci guardiamo. Guardiamo il ponte. Ci riguardiamo. Guardiamo il fiume. Ci riguardiamo. Guardiamo la signora che avrà quasi 80 anni che lo attraversa come niente fosse, con un cesto pieno di erbe sulla testa. "Proviamo anche noi?" E così siamo saliti. Dopo due passi già il ponte cigolava e dondolava. Attraversarlo ad occhi chiusi non potevamo, anche se ci avrebbe risparmiato un bel po' di paura, perché qua e là mancava qualche asse di legno. Con la testa bassa stavamo attenti ad ogni passo cercando in qualche modo di farci più leggeri, come stessimo camminando su un tappeto di uova traballante. "Ma chi ce l'ha fatta fare? Sarà alto 10 metri!" Poi siamo arrivati a metà e finalmente abbiamo alzato lo sguardo... che panorama! Ecco il video del ponte con la nostra impresa "eroica"!!  



CLICCA SULL'IMMAGINE PER IL VIDEO 

2) La paura di nuotare in mare aperto
Io, Angela, nata e vissuta per anni in Pianura Padana, non ho un bellissimo rapporto con l'acqua. Amo il mare ma ho sempre preferito guardarlo da fuori o al massimo farmi un bagno fino a dove si tocca. Non essendo una grande nuotatrice, anche fare il bagno al lago non è mai stata una delle mie attività preferite, soprattutto se non si vede cosa c'è sul fondo. Ma poi siamo arrivati a Pulau Weh, una piccola isola a nord di Sumatra. Ed il mare era così azzurro e trasparente che non potevo non buttarmi. E così ho noleggiato una maschera con il boccaglio, la prima della mia vita, e impacciata come un ippopotamo, mi sono tuffata. I primi minuti sono stati un vero disastro... Volevo uscire dall'acqua perché era troppo alta. Volevo appoggiare i piedi a terra ma era pieno di coralli che non potevo calpestare. Volevo togliermi la maschera perché mi sembrava di soffocare. Ma ad un tratto ho visto un pesce bellissimo.

Uno di quelli che vedi nei documentari. Blu e azzurro con le pinne gialle. Nuotava proprio lì, a pochi centimetri dalla mia faccia. Era così colorato ed elegante che all'inizio ho pensato non fosse reale. Credevo fosse una visione dovuta a tutta quell'acqua salata. Poi ho guardato un po' oltre e di pesci colorati ne ho visti a centinaia. Sembravano danzare, tutto attorno a me. Mi è sembrato di entrare in un mondo nuovo e meraviglioso. E niente, sono rimasta un'ora così a guardare quello spettacolo. E l'ho rifatto il giorno dopo e quello dopo ancora. Non posso dire che da ippopotamo io mi sia trasformata in una sirenetta ma almeno adesso nuotare in mare mi fa un po' meno paura.  

3) La paura degli insetti
Con gli insetti non abbiamo mai avuto un ottimo rapporto. La vista di uno scarafaggio o di un piccolo scorpione ci ha sempre fatto urlare e saltare su una sedia. Insomma, non siamo mai stati degli entomologi o appassionati di quegli esserini saltellanti o con tante zampette. Poi abbiamo visto una formica a Bukit Lawang e abbiamo cambiato idea.

Era grande più o meno come una mano e potevamo guardarla negli occhi per quanto erano enormi. Ma le formiche non erano quei puntini neri che trasportano le briciole di pane? Ecco, la formica era solo l'inizio. Poi c'è stato l'incontro con una farfalla che aveva ali talmente grandi da sembrare un piccione. Le libellule più rumorose di sempre che se ti piombavano addosso per sbaglio ti lasciavano un livido. Poi abbiamo dovuto fermarci e far attraversare un gigantesco millepiedi e abbassare la testa per passare sotto una ragnatela grande come un monolocale. Ecco, in quel momento abbiamo superato la nostra paura degli insetti... Non di quelli della giungla ma di quelli che avevamo visto a casa sicuramente sì!  

Le nostre avventure continuano. Le raccontiamo ogni giorno sulla pagina Facebook Beyond the Trip e su Instagram e ogni settimana su LeccoOnline.
Articoli correlati:
16.12.2017 - IN VIAGGIO A TEMPO INDETERMINATO
Angela e Paolo
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco