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Scritto Domenica 16 novembre 2014 alle 13:47

Il flop di Virginio Brivio sancito dagli alleati di Appello per Lecco

Non c'è verso di far cambiare verso al modo d'intendere il ruolo di sindaco a Virginio Brivio. Imperturbabile continua ad apparire in ogni foto che documenti anche la più insignificante delle cerimonie. Mai però che lo peschi in piazza degli Affari o in corso Matteotti, o in altri luoghi del disastro cittadino, forse perché consapevole che saranno la sua tomba elettorale.
Del resto non sono io a incaricarmi di questo scontato pronostico. Ha provveduto con interventi più o meno larvati e melliflui, ma inequivocabili, Corrado Valsecchi, il capo di Appello per Lecco, che ha spiegato in tutte le salse come  Brivio non sia più il candidato ideale del centrosinistra.
Non so quali ambizioni personali coltivi il Valsecchi, anche perchè non ha dietro di sé un esercito organizzato, ma solo una pattuglia di “civici” che si sono contati nell'ultimo appuntamento elettorale del 2010 conquistando  due seggi in consiglio comunale: 1268 voti.
Siccome non è sempre la forza che dà la ragione, spesso le argomentazioni di Appello per Lecco fanno centro.
Come potrebbero sostenere una candidatura, percepita dai lecchesi in odore di 'ndrangheta nonostante le responsabilità penali di Brivio siano pari a zero, come risulta dagli atti che non lo hanno mai visto neppure indagato.
Sono in gioco piuttosto motivi di opportunità, comportamenti imprudenti, superficiali e ingenui che la dicono lunga sul profilo di un primo cittadino che troppo abusa della reputazione di bravo ragazzo.
Non so perché Brivio si ostini a restare in campo e non pensi di tornare al suo mestiere, dopo dieci anni come pubblico amministratore segnati anche dalla sonora sconfitta rimediata con Daniele Nava alle ultime consultazioni provinciali con suffragio popolare.
Certo con l'aspettativa di vita che si va allungando ogni giorno, Virginio Brivio ha trovato il suo elisir nelle feste di compleanno del popolo sempre più fitto dei centenari.  
Marco Calvetti
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