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Scritto Martedì 09 ottobre 2018 alle 14:47

Papa Montini proclamato Santo: le sue memorie lecchesi

Nel vicino fine settimana numerosi fedeli ambrosiani, circa 2500, con l’arcivescovo mons. Mario Delpini, saranno a Roma per partecipare alla solenne cerimonia di proclamazione della Santità di Papa Paolo VI, presso la basilica vaticana di San Pietro. Papa Paolo VI, il cardinale Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano dal 1954 al 1963, ha vissuto una tappa decisiva nel suo cammino vocazionale verso il sacerdozio nell’eremo di San Genesio, situato in vetta all’omonima collina di 900 metri, che costituisce la divisione montana fra la valle dell’Adda e la Brianza, con i laghi di Oggiono e di Annone.


Lo scritto con la firma di Battista Montini nel registro del San Genesio

Era l’agosto 1915, da qualche mese anche l’Italia conosceva le dolorose vicende della prima guerra mondiale, quando un giovane di 18 anni, Battista Montini, sostava e pregava nell’eremo dei monaci Camaldolesi con due sacerdoti. Il registro dei visitatori conserva scritto in data 19 agosto 1915: “Gradita è la pace di San Genesio perché in essa, limpida e soave, s’ode la voce del Signore”. E’ firmata da don Paolo Caresana, dei Filippini di Brescia, don Francesco Gallo e da Battista Montini, sempre di Brescia.


L’eremo del San Genesio, sul colle Brianza

Battista Montini, nato a Concesio, in provincia di Brescia, il 26 settembre 1897, scelse l’eremo di San Genesio per una verifica definitiva sulla vocazione sacerdotale, prima di entrare in seminario. Nel 1963 diventerà Paolo VI, dopo essere stato arcivescovo di Milano e, prima ancora, nell’importantissimo ruolo di sostituto della Segreteria di Stato e stretto collaboratore di Papa Pio XII, il cardinale romano Eugenio Pacelli, negli anni tragici della guerra e della ricostruzione post bellica. E’ mons. Montini che accompagna quest'ultimo, per evidenziare un episodio, nella visita al quartiere romano di San Lorenzo, devastato dal bombardamento aereo del luglio 1943, con un numero considerevole di vittime, oltre ai feriti e ai rimasti senza tetto.


Il cardinale Giovanni Battista Montini a Lecco per la Missione Cittadina 1961

Sul filo delle memorie lecchesi, nel 1964, il compianto giornalista Aristide Gilardi ricordava la nostalgica e folcloristica rimembranza degli anziani verso i monaci di San Genesio che ogni sabato giungevano a Lecco per le provviste della comunità. Nella bella stagione arrivavano due camaldolesi a piedi da Airuno, passando per Olginate, entrando in Lecco dal vecchio ponte visconteo sull’Adda, l’unico stradale allora esistente. Da novembre a febbraio prendevano il treno lasciando la città con il convoglio delle 13.05, verso la stazione di Olgiate, dove aveva inizio il sentiero verso le mura dell’eremo.


Il cardinale Montini incontra le autorità cittadine presso il palazzo municipale

Nell’aprile 1940 un contadino brianzolo, salito al San Genesio per i lavori agricoli della nuova primavera, riscendeva verso Giovenzana portando la notizia dell’imminente abbandono dell’eremo da parte dei camaldolesi. Fu subito attivo Antonio Cattaneo, di Oggiono, che si interessò delle sorti future del complesso, molto caro a tutta la sua famiglia. Quest'ultimo prese contatto con padre Parisio Perrotta, il camaldolese giunto dall’eremo del Garda per coordinare le pratiche di chiusura e di sgombero del San Genesio, dopo 76 anni di presenza dei monaci dal bianco saio. Sarà l’intervento del 1940 la premessa dell’acquisto del complesso, avvenuto poco più di dieci anni dopo, da parte di Antonio Cattaneo, che ha conservato nel tempo la storica costruzione religiosa.


Il manifesto della Missione Cittadina 1961

Nel registro dei visitatori dell’eremo, sotto la data “notte di Natale 1922”, si può avere il primo riscontro effettivo delle visite di Antonio Cattaneo, che ha unito il suo nome al complesso sul colle di Brianza. E’ stato tra “i liberi ed i forti”, tra i primi della Brianza e del Lecchese che nel 1919 aderirono all’appello di don Luigi Sturzo, che dal Santa Chiara in Roma costituiva il Partito Popolare, primo impegno ufficiale ed aperto per i cattolici italiani nella gestione pubblica del Regno, dopo le controverse vicende risorgimentali con la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870. Una lapide ricorda Antonio Cattaneo presso la chiesetta di San Giuseppe, nell’eremo. Venne collocata nel 1993, per iniziativa della famiglia, in particolare del figlio Paolo, cavaliere dell’Ordine pontificio di San Silvestro Papa, e benedetta dal prevosto di Oggiono don Amintore Pagani, che ricordava il 40° della sua ordinazione sacerdotale. Il testo della lapide si deve allo scrittore milanese Luigi Santucci che dalla sua casa estiva di Civenna spaziava sul panorama dei monti e dei laghi dell’alta Lombardia.


Antonio Cattaneo, il benefattore dell’eremo di San Genesio

Numerose sono state le visite dell’arcivescovo Giovanni Battista Montini alla città di Lecco e al suo territorio. Merita di essere sottolineata l’apertura della Missione Cittadina dal 15 al 29 ottobre 1961. Nella basilica di San Nicolò, e sull’antistante sagrato, in tanti ascoltarono l’intervento, definito dalle cronache del tempo “appassionato e magistrale”, del cardinale Montini, sul tema della missione “Gesù, nostro Salvatore”.
Aloisio Bonfanti
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