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Scritto Mercoledì 10 ottobre 2018 alle 08:52

In viaggio a tempo indeterminato/45: che atmosfera a Banda Aceh

Sumatra è un’isola davvero particolare.
L’abbiamo capito fin dal primo momento quando siamo usciti dall’aeroporto e l’autista del minivan ci ha salutato con un “ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai” che resterà nella storia del nostro viaggio.
Poi ci sono stati i vulcani, gli ex cannibali, i ponti traballanti, gli orango tango e i pesci della barriera corallina.
Insomma un’isola così avventurosa e selvaggia da sembrare un sogno ad occhi aperti.
Ma c’è una città che ci ha stupito particolarmente.
Non tanto per le cose da vedere o da fare, quanto per l’atmosfera che si respira.
Si tratta di Banda Aceh, una città nel nord di Sumatra.

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Dobbiamo fare una premessa.
Prima di arrivare avevamo letto e sentito diverse cose su questa zona ed onestamente eravamo un po’ preoccupati.
“Sono di religione musulmana e praticano la sharia”, avevamo letto sulle guide.
“Per più di 30 anni ci sono state guerre tra indipendentisti e governo e nessun turista straniero poteva visitare la zona” ci racconta un ragazzo incontrato in ostello.
“Lo tsunami del 2004 ha spazzato via praticamente tutto causando 170.000 morti solo in questa regione” leggiamo online.
Insomma il quadro generale non era dei più tranquilli e se da un lato eravamo un po’ intimiditi, dall’altro eravamo curiosi di andare a vedere come fosse realmente.
Arriviamo a Banda Aceh che è mattina presto, dopo una notte quasi insonne passata su un autobus fucsia di HelloKitty.
Ci mettiamo subito a camminare tra le vie tranquille della città, finché non notiamo un banchetto che vende dolci.
Ci sono le ciambelle e il cioccolato... tantissimo cioccolato. Niente male come inizio questa Banda Aceh.
Così, con il sapore dolce in bocca e un enorme sorriso continuiamo a camminare finché non raggiungiamo la zona centrale della città.
E ad un tratto, in mezzo a un groviglio di strade, spunta lei, un’immensa e stupenda moschea... Una delle più belle che abbiamo mai visto.
Rimaniamo a bocca aperta ad osservarla mentre in sottofondo risuona il canto alla preghiera.
Un brivido ci corre lungo la schiena e per un attimo ci sembra di essere stati trasportati in un luogo magico, fatto di cupole bianche e porte di legno intagliate.
Ci copriamo la testa, indossiamo una specie di lunga tunica e iniziamo a passeggiare a piedi nudi sul pavimento di marmo bianco di fronte all’entrata della moschea.
Le persone ci osservano e ci sorridono timidamente.
Qualcuno ci chiede una foto.
Stiamo un’ora o forse più, ma il tempo sembra essersi fermato.


Usciamo che ormai il sole è caldo e notiamo una fila di banchetti di frutta. Attira la nostra attenzione un signore anziano sulla settantina che seduto su uno sgabello sbuccia degli ananas.
Ci avviciniamo.
Ci guarda prima stupito, poi perplesso, poi ci fa un enorme sorriso.
Non resistiamo e compriamo un ananas che lui si premura di lavare in un secchio d’acqua non proprio pulitissimo!
Masticando “nanas” (nome in indonesiano) ci rimettiamo in cammino.
Passiamo un parco enorme con campi da calcio e piste per correre.
Ci sono hotel grandi e moderni, negozietti di vestiti, gioiellerie, barbieri e grandi caffè con sedie di plastica e dolcetti su ogni tavolo.
In pochi minuti arriviamo a una nave.
Sì, un’enorme nave che pesa 2600 tonnellate.
E’ lì, nel bel mezzo delle piccole case bianche.
Del mare e dell’acqua non c’è traccia.
Quella nave l’ha portata lì l’onda dello tsunami del 2004.
Rimaniamo a bocca aperta per la seconda volta.


Ci sembra impossibile e ci viene difficile anche solo immaginare cosa deve essere stato quel giorno.
In pochi infatti sanno che Sumatra è stata la più colpita dallo tsunami del dicembre 2004 che ha spazzato via l’intera città con onde alte più di 20 metri.
A ricordo di quel triste giorno, è stato costruito un museo con immagini e video della tragedia.
Siamo di nuovo senza parole mentre passeggiamo per le vie della città.
Ma risuona di nuovo il canto alla preghiera. I negozi e i ristoranti chiudono in fretta e persino il supermercato abbassa la serranda.
I motorini si fermano e ci ritroviamo da soli nel silenzio ad ammirare Banda Aceh una città stupenda con un’atmosfera davvero particolare.
Le nostre avventure continuano. Le raccontiamo ogni giorno sulla pagina Facebook Beyond the Trip e su Instagram e ogni settimana su LeccoOnline.
Angela e Paolo
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