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Scritto Mercoledì 10 ottobre 2018 alle 16:06

Confcommercio approva la chiusura festiva dei centri commerciali, purché si evitino le figure da cioccolatai

Marco Calvetti
Il dibattito sulle chiusure domenicali dei supermercati non è scoppiato in una notte di mezza estate e non evaporerà nello spazio di un mattino. La questione non può essere liquidata in modo dogmatico con una contrapposizione di tesi, perché le implicazioni sono molteplici e la valutazione tocca tasti di carattere economico, sociale e persino etico.

Se ci si accostasse con atteggiamento fideistico basterebbe affidarsi a quel "e il settimo giorno il Signore riposò" per approdare a una decisione definitiva. La verità è che il tema è sul tappeto da tempo ed è stato di recente recuperato dal progetto dei Cinque Stelle al quale sono seguite proposte di altri partiti con sfumature diverse. L'obiettivo pare comune e cioè la riduzione delle aperture domenicali dei centri commerciali. A tal proposito Confcommercio Lecco non ha aspettato sulla riva del fiume lo scorrere dei pesci grossi e piccoli, ma è intervenuta dicendo ovviamente la sua e coniugandola con la realtà locale.

Cosa ne è scaturito? Una pressoché unanime adesione dei piccoli negozianti, ai quali tra l'altro, non pare vero, di potere respirare almeno nel dì di festa e di non doversi misurare in una competizione già impari con le saracinesche abbassate. Va da sé che il cuore, o meglio il core business, di questa operazione risiede nella politica dei consumi, che dovevano essere incentivati e quindi straripare dopo la liberalizzazione ascrivibile all'allora presidente del Consiglio Mario Monti.

Dati alla mano, i riscontri non sono stati all'altezza delle attese e il volume di affari è rimasto sui suoi livelli, se non in calo, e di fatto si è assistito semplicemente a un mutamento delle abitudine e del calendario. Vale la pena di aggiungere, ma ci pare pleonastico, che la regola ha le sue eccezioni, da riferirsi alle località marcatamente turistiche che viaggiano con logiche e standard diversi. Una scrematura che, ovviamente, esclude Lecco che, come si sa, di turistico ha ben poco se non il suo rinomato patrimonio di bellezze e di enorme potenzialità gettate al vento.

Siccome neppure al cristiano è permesso di essere ingenuo, è scontato che la grande distribuzione scenderà in campo per trovare nelle maglie della legge eccezioni e strumenti per opporsi alla chiusura. Ora sarebbe fuori luogo ridurre la questione a uno scontro tra Orazi e Curiazi perché in gioco non ci sono solo scontrini ma, detto senza enfasi, visioni delle società e scelte di vita.

In coda, parlando di commercio, ci verrebbe da dire che se le chiusure festive liberassero una esplosione incontrollata e non selezionata di mercatini, si registrerebbe un ulteriore passo indietro. Il mio pensiero non può non correre all'ultima domenica e a quella miserabile rassegna del cioccolato, esposto in cinque o sei bancarelle e aggredito dalle vespe (ho rimediato una puntura), che, vien da sé, ha fatto fare la figura dei "cioccolatai" agli organizzatori.
Marco Calvetti
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