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Scritto Venerdì 12 ottobre 2018 alle 19:23

Primo direttore della Medicina unificata del 'nuovo' ospedale, il dr. Agostino Colli lascia il Manzoni e la sua 'équipe formidabile'

Il dottor Agostino Colli
Nel raccontarsi si autodefinisce "lombardo puro sangue". Con schiettezza garantisce poi che, appeso definitivamente il camice con il logo dell'ASST sul taschino, non farà il salto della barricata, riciclandosi in qualche clinica perché "la sanità, come la scuola, deve essere pubblica". Agostino Colli, classe 1952, da quasi vent'anni a capo del reparto di Medicina dell'Ospedale Manzoni di Lecco, a fine mese taglierà il traguardo della pensione. Avendo sessanta giorni di ferie ancora da godere, potrebbe già essere a casa. Lo abbiamo incontrato venerdì pomeriggio in reparto, con il telefono che, ad un quarto alle quattro, è suonato per le immancabili consegne della "sua" caposala. Qualche aspetto da perfezionare in vista della sua "partenza" ancora c'è. "Abbiamo creato un'équipe formidabile. Sono contento di lasciare a chi arriverà persone autonome" dice parlando dello staff della struttura che dirige dal suo arrivo a Lecco, nell'anno del trasloco dal vecchio al nuovo nosocomio. "Con la Nefrologia siamo stati i primi a venire qui. Da due Medicine siamo passati ad averne una sola, tra le più grosse in Lombardia. Ed è stato un risparmio" sostiene, sottolineando in più passaggi di parlare da tecnico, senza voler scadere nel politico.
Ma riavvolgiamo il nastro. Dando una veloce lettura al cv, allungato dalla copiosa elencazione dei titoli delle sue oltre 150 pubblicazioni, colpisce infatti la sequenza di specializzazioni: cardiologia, gastroenterologia ed infine medicina interna. "Ho sempre cercato di fare la cosa per me più interessante e più interessante per il paziente" spiega, raccontando di come la prima sia la diretta conseguenza dell'essere stato allievo interno della Cattedra di Patologia Medica, gestita appunto da cardiologi mentre la seconda sia frutto dell'esperienza vissuta - dopo aver imparato bene e insegnato la semiotica medica -  tra le mura del piccolo ospedale di Giussano scelto avvertendo la necessità di uscire dall'ambiente universitario per stare davvero con i malati. "Sono passato da tre a venti pazienti da seguire: è stato uno shock" ricorda sorridendo, aggiungendo di aver trovato in quella limitata realtà il proprio mentore, venendo avviato alla epatologia inserita - tra le specializzazioni - sotto l'etichetta gastroenterologia. "Sono andato poi a Padova dove facevano le laparoscopie, a Bologna a imparare a fare le ecografie e poi a Zurigo per le biopsie epatiche. Ma il malato è complesso e ho sviluppato così l'idea di fare medicina interna".
Poi i concorsi per diventare primario. "Il primo l'ho vinto a Morbegno: un piccolo ospedale della Valtellina che doveva chiudere. Il mandato che mi era stato dato era quello di tenerlo aperto. Nel mio piccolo credo di essere riuscito a combattere la storia... Sono rimasto quattro anni, quattro anni di responsabilità, essendo Morbegno di fatto un po' isolato".
L'ospedale Manzoni
Nel 1999 il formale passaggio al Manzoni alla guida di una struttura che allora aveva 180 posti letti, oggi ridimensionati ad un centinaio. Una struttura "con un background generale sul quale si innestano 7-8 sub-specialità". Una struttura che per il 95% dei casi, accetta pazienti dal Pronto soccorso, lavorando dunque quasi esclusivamente in regime d'urgenza, trovandosi a "riempire una vasca con il rubinetto che va però a intermittenza". Una struttura "talmente vasta che nel 2008 è stata riorganizzata in modo innovativo, venendo anche studiata da altri, venuti apposta per conoscere il nostro modello. Abbiamo creato la SOAP: i malati che salgono dal PS vanno lì, vengono inquadrati, se necessitano della degenza vanno in degenza, altrimenti restano lì per il tempo necessario alla cura". L'acronimo - che richiama la saponetta inglese - sta per struttura operativa accettazione e cura ma quelle quattro lettere, puntualizza Colli, condensano anche un metodo di lavoro basato, tra le altre cose, sulla cartella clinica orientata ai problemi (e dunque rivoluzionaria rispetto alla cartella clinica tradizionale che ripercorre sequenzialmente la storia del paziente) nonché sulla necessità di esplicitare anche il percorso di diagnosi, dettaglio "fondamentale in un reparto dove è difficile garantire la continuità del medico. Attraverso la nostra organizzazione flessibile - aggiunge poi - siamo stati in grado di gestire il cambiamento epidemiologico della popolazione che è diventata più anziana, con i malati diventati sempre più complessi, con più patologie".
Dal 2000 è anche direttore del Dipartimento di Area Medica che, dopo aver cambiato più volte pelle, ora include i due reparti di Lecco e Merate, Malattie Infettive, Nefrologia e Dermatologia. "Il 2000 è l'anno in cui il dipartimento è stato costituito nell'idea che contribuisse al coordinamento delle specialità affini, per un percorso più omogeneo per il paziente" puntualizza, sottolineando come creda in tale "mission" che di fatto replica più in grande la stessa filosofia adottata internamente al suo reparto.
Ma da capodipartimento si è trovato anche "alla testa" della Medicina del Mandic. E al centro di una pioggia di critiche, venendo considerato parte della schiera dei dirigenti "manzonicentrici". "Quello su Merate è un discorso che coinvolge livelli politici. Da tecnico penso che non sia efficiente la proposta di avere due ospedali gemelli. Detto questo, competenze e attività dovrebbero essere integrate meglio" sostiene, non negando di vedere di buon occhio la concentrazione di tecnologie e competenze, con le prime da sole non sufficienti se non supportate dalle seconde. E parla così della Cardiochirurgia come di un "inserimento fortunato", vinta la generalizzata titubanza iniziale, in via dell'Eremo, senza riservare però il medesimo entusiasmo per "l'operazione Pneumologia" che - da anni, a dire il vero - dovrebbe chiudersi con il trasferimento dell'INRCA in via Cerri. "Non è mai stato al centro del mio interesse il rapporto tra Merate e Lecco o tra Lecco e Merate che dir si voglia", sostiene alzando le spalle, come a volersi lasciare dietro anche le polemiche sul punto, che ciclicamente si sollevano, quando il Mandic - per un motivo o per l'altro - si sente messo in scacco dal più imponente Manzoni.
E, ancora con occhi da tecnico, da professionista navigato pronto a lasciare il porto per sempre, Colli non si sottrae nemmeno ad un giudizio sui vari direttori generali che nel tempo si sono succeduti al comando della vecchia AO, ora ASST. "Mi sono trovato molto bene con Rotasperti: ho apprezzato che conoscesse l'ospedale nei suoi dettagli e ci fosse partecipazione oserei dire estrema, per il suo sviluppo. Un atteggiamento diverso da quello del manager che viene qui per tre anni per la propria carriera... Ho lavorato poi molto bene con Caltagirone: abbiamo gestito la questione dell'infermiera killer che riguardava direttamente il mio reparto e non ne siamo usciti penalizzati. Ho avuto poi un ottimo rapporto con il commissario Panizzoli: sembrava libera da eccessi di condizionamenti politici...". Non una parola sugli altri, con una specifica: "sull'attuale non dico nulla, altrimenti o passo per quello che se ne va criticando o passo per lecca....". Chiarissimo il concetto.
E' però il DG in carica a mettere il cappello. "Saluto un amico e un vero maestro, medico di indiscusso talento e dalle grandi capacità tecniche, scientifiche ed umane, che ha saputo creare e cementare una squadra di professionisti valida, preparata e capace di utilizzare al meglio le evidenze scientifiche nelle attività cliniche quotidiane con un sempre positivo riscontro umano con il paziente. Ringrazio il Dr. Colli per il valore e l'impegno con cui ha guidato per quasi vent'anni il Dipartimento Medico, trasferendo al suo interno il rigore, la sobrietà e la trasparenza che hanno sempre contraddistinto il suo operato" afferma il Paolo Favini, Commissario dell'ASST a nome della direzione strategica. "Non sarà facile sostituire un uomo e un clinico di tale valore, ma abbiamo già proceduto a bandire il concorso per dirigente di Struttura Complessa di Medicina Generale. Il termine di presentazione delle domande scadrà il 15 ottobre, dopodiché si provvederà a fissare la data per i colloqui a seguito dei quali, entro fine novembre, verrà nominato il nuovo Direttore".
Alice Mandelli
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