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Scritto Sabato 13 ottobre 2018 alle 08:31

Ballabio: riconoscimenti e testimonianze 'forti' nel 20° anniversario del Gruppo Aido

"Se avremo aiutato anche una sola persona a sperare, allora non avremo vissuto invano". È questo il messaggio che il calolziese Alberto Frigerio, trapiantato di cuore, ha voluto lasciare nella serata di ieri, venerdì 12 ottobre, ai numerosi cittadini che si sono radunati nella sala consiliare di Ballabio per celebrare il 20° anniversario di fondazione del locale gruppo AIDO, intitolato a Don Achille Gumier. Una serata in cui ricordi e racconti "a cuore aperto" sono riusciti a creare un intreccio di emozioni tale da toccare e commuovere fortemente i presenti, che hanno avuto la possibilità di ascoltare gli interventi del coordinatore regionale del sistema di prelievi e trapianti dr. Giuseppe Piccolo e dell'infermiera Sabina Baggioli, per più di vent'anni in forze alla struttura di Rianimazione dell'Ospedale Manzoni di Lecco e membro del "Gruppo Nazionale degli Infermieri della Rete di Donazione e Trapianto".

Sabina Baggioli, Giovanni Ravasi, il dr. Giuseppe Piccolo

Accanto a loro, oltre al presidente regionale dell'AIDO Giovanni Ravasi, anche Alberto Frigerio, che "a sorpresa", con schiettezza e sincerità, ha portato la sua forte testimonianza di un trapiantato di cuore che "ha visto più volte la morte in faccia", definendo l'Associazione come "lo spiraglio di luce che si apre nel buio, la fonte di speranza che compare improvvisamente, proprio quando sembra tutto perduto".

Alberto Frigerio

Durante la serata ha però trovato spazio anche un momento dedicato ai doverosi ringraziamenti: la giovane presidente Camilla Colombo ha infatti consegnato alcuni simbolici riconoscimenti ai famigliari delle donatrici Giuseppina Colombo Locatelli ed Elisabetta (Betty) Balossi, così come alla piccola Maddalena Tuseo, che lo scorso dicembre, a due anni e mezzo, ha offerto il suo midollo osseo alla sorellina Laura, di quattro mesi appena, nata con una rara patologia genetica per cui il suo sistema immunitario risultava incapace di difendere l'organismo anche dai più comuni agenti infettivi. Un gesto di straordinaria generosità e di amore incondizionato, di cui "Maddy" potrà capire il vero significato soltanto tra qualche anno: per il momento le basta la convinzione che la sorellina Laura sta bene, che grazie a lei - salvo complicazioni impreviste - potrà condurre una vita del tutto normale, ricca di emozioni, sorrisi e traguardi. Mamma Stefania e papà Manuel si sono detti ottimisti: passati i difficili giorni dell'attesa e della speranza, ora possono godersi la vivacità e l'allegria delle loro bimbe, ormai unite da un legame davvero indissolubile.

La presidente dell’AIDO Camilla Colombo con la piccola Maddalena Tuseo e mamma Stefania

Grande, poi, la commozione nel momento dedicato al ricordo di Luisa Castelnuovo Orlandi, moglie del noto "Calumer" scomparsa soltanto una settimana fa: socia fondatrice del Gruppo AIDO di Ballabio, ha sempre ricoperto il ruolo di consigliere all'interno dell'associazione, "dedicando tempo ed energie a una missione in cui ha creduto fino all'ultimo". È stato, infine, il presidente regionale Giovanni Ravasi ad omaggiare il sodalizio con una targa a ricordo del 20° anniversario, consegnata congiuntamente all'attuale "numero uno" e a Giulio Foi, il primo presidente in ordine di tempo, in un simbolico "passaggio di consegne".

La consegna del riconoscimento al marito di Giuseppina Colombo Locatelli

"Quella dell'AIDO è una missione fondamentale, che attraverso un'organizzazione capillare consente di creare un "ponte" di collegamento tra la popolazione e il mondo della sanità" ha dichiarato il dr. Giuseppe Piccolo. "Il discorso della donazione, infatti, non è ancora scontato nemmeno negli stessi ospedali, che spesso - quasi paradossalmente - finiscono per costituire la "gamba debole" del sistema. In questi anni si è lavorato molto, con fatica, da questo punto di vista, soprattutto per formare e supportare i medici alle prese con il difficile compito del prelievo degli organi. Forse le difficoltà nascono proprio dal fatto che non se ne parla mai abbastanza, che le testimonianze forti come quelle di Alberto non ritornano all'interno dei nosocomi: ecco perché il nostro obiettivo, ora, è quello di lavorare a monte, sulla direzione sanitaria degli ospedali, nell'ottica di costruire una vera e propria cultura della donazione basata sulla consapevolezza della sua importanza e soprattutto in grado di darsi concretamente un'organizzazione efficace, con risorse umane e tecnologiche - e in quest'ultimo caso penso per esempio alla possibilità di effettuare il prelievo degli organi a cuore fermo, sperimentata per la prima volta a Pavia una decina di anni fa - da sfruttare al meglio. Abbiamo molte sfide da affrontare, tra cui quella di migliorare ulteriormente, a livello regionale, il numero di donatori effettivi per milione di abitanti, già alto rispetto alla media italiana ma comunque inferiore a quello di altre regioni come la Toscana e il Trentino Alto Adige. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che, a fronte dei circa 4.000 trapianti effettuati nel 2017 nella nostra Penisola, le persone in lista d'attesa - ben 9.000 - restano ancora troppe".

La consegna del riconoscimento a una piccola parente di Elisabetta Balossi

Lista d'attesa che per molti pazienti alla disperata ricerca di un organo in grado di ridare loro una nuova vita finisce per ridurre la loro esistenza a un "inferno in terra", come ha affermato Sabina Baggioli. "Spesso è proprio l'anello sanitario a "incastrare" tutto il processo, che di per sé potrebbe funzionare bene" ha ribadito l'infermiera. "A Lecco, fortunatamente, la cultura della donazione è profondamente radicata, è un pensiero solido in grado di contagiare un'intera equipe di professionisti e di fornire la base necessaria alla costruzione di un'alleanza terapeutica che arriva a coinvolgere anche i famigliari del donatore, con i quali è fondamentale stringere un rapporto di fiducia reciproca nel momento del dolore più grande. In quest'ottica, quella dei sanitari non è più una richiesta, ma un'offerta, una possibilità per dare corpo alla speranza attraverso la "rinascita" di un'altra persona in difficoltà: la donazione non toglie mai la sofferenza causata da una perdita, ma con il tempo aiuta molto ad alleviarla".

L’omaggio al “Calumer”, in ricordo della moglie Luisa Castelnuovo

Ed ecco che, ancora una volta, entra in gioco l'AIDO, con la sua missione di informazione e sensibilizzazione che, come ha sottolineato Giovanni Ravasi, andrà portata avanti anche e soprattutto a seguito dell'introduzione di "Una scelta in Comune", l'iniziativa che ha dato la possibilità a tutti i cittadini di esprimere la propria volontà in merito alla donazione al momento del rinnovo della propria carta d'identità presso l'ufficio Anagrafe del proprio paese di residenza. "Una percentuale di maggiorenni vicina al 30% nega ancora il proprio consenso al prelievo degli organi" ha concluso Ravasi. "Forse il livello di preparazione e informazione generale è ancora troppo basso, noi stessi - in qualità di "addetti ai lavori" - abbiamo il compito di essere sempre aggiornati, anche sui progressi tecnologici che continuano a susseguirsi nel mondo sanitario".

Sulla sinistra il primo presidente Giulio Foi

Tutto ciò anche con il necessario supporto "dall'alto" delle leggi affinché, come ha ribadito con forza Alberto Frigerio, "tutti gli sforzi fatti finora non siano vanificati", ma soprattutto "per non essere più costretti a vedere tra le corsie di un ospedale, come è capitato a me, i volti di tanti bambini, ragazzi e adulti spegnersi nella vana attesa di un trapianto".

Il pubblico presente in sala

La serata organizzata in sala consiliare si è conclusa con un rinfresco in compagnia. Le celebrazioni per il 20° anniversario del Gruppo AIDO di Ballabio proseguiranno anche sabato pomeriggio, con lo scoprimento della nuova effigie che indica l'ingresso della sede in via Bartesaghi, seguito da un corteo con i labari verso la Chiesa Parrocchiale e una Santa Messa in memoria di tutti i donatori e gli Aidini defunti.
B.P.
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