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Scritto Sabato 13 ottobre 2018 alle 12:35

Calolzio-Lecco: che fine ha fatto la mozione antifascista? La applica solo la Provincia

A tornare sul tema è stato il capogruppo di Cambia Calolzio prendendo la parola al termine della Commissione Garanzie Statutarie convocata nei giorni scorsi: Diego Colosimo ha fatto notare al presidente – l’ex sindaco Cesare Valsecchi - e agli esponenti dell’attuale maggioranza consiliare presenti in gran numero attorno al tavolo come il Comune sia in ritardo nel recepire la mozione votata lo scorso 20 gennaio 2018, su proposta di Eleonora Rota – sua moglie e allora rappresentante della Casa delle Sinistre in seno all’assise – avente per oggetto "Rispetto dei valori della Costituzione Repubblicana e Antifascista".
Il testo – licenziato dal consiglio comunale con ben 7 astensioni, il “no” dell’allora capogruppo di maggioranza Paolo Autelitano e il sì decisivo del “ribelle” Roberto Monteleone – impegna il sindaco e la Giunta a “non concedere spazi, patrocini, contributi di qualsiasi natura a coloro i quali non garantiscono di rispettare i valori sanciti dalla Costituzione, professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti, discriminatori verso ogni orientamento e identità di genere, subordinando l'assegnazione o concessione di spazi, suolo pubblico e sale di proprietà del Comune, patrocini, contributi di qualunque natura ad una dichiarazione esplicita di rispetto dei valori e principi fondanti della Costituzione Italiana Repubblicana e Antifascista” nonché a “promuovere analogo indirizzo presso le Aziende controllate e/o partecipate dal Comune”.
“Mi è capitato recentemente di presentare una richiesta di occupazione di spazio pubblico e non mi è stato chiesto nulla” ha dichiarato il consigliere Colosimo, ricordando altresì come la proposta muovesse da un’iniziativa dell’ANPI fatta propria dalla Casa delle Sinistre e chiedendo dunque un approfondimento con gli uffici.
Non si è fatta attendere la discussione, con l’assessore Luca Caremi pronto a far notare – dopo aver specificato come l’amministrazione attuale sia in carica solo da giugno – che con ogni probabilità l’atto di indirizzo sia rimasto tale nel senso che non si è poi provveduto a dargli seguito modificando il regolamento cittadino per la concessione degli spazi pubblici e/o dei patrocini citati dalla mozione. Perplessità sono state espresse anche dal consigliere Fabio Mastroberardino (Fratelli d’Italia), entrato in consiglio solo a seguito delle elezioni, chiedendo informalmente di rivedere la questione, allargando qualora si ritenga davvero di far firmare a privati e associazioni dichiarazioni sui propri valori, di inserire anche qualche riga dedicata ad altri totalitarismi.
La stessa mozione era stata portata all’attenzione di altri Enti della provincia, compresi il Comune di Lecco e la stessa Villa Locatelli. A proporre il provvedimento - poi approvato da una maggioranza risicata del Consiglio provinciale - era stato il capogruppo di Libertà è partecipazione Sergio Brambilla: “Premesso che sono sempre più frequenti manifestazioni promosse da organizzazioni neofasciste, che si verificano sempre più spesso aggressioni ed episodi di violenza che presentano connotati che si richiamano ad espressioni neofasciste e considerato che molti Comuni della provincia hanno dato il loro contributo alla resistenza antifascista e antinazista, con diversi martiri che hanno dato la loro vita per la nostra libertà; chiedo che il Consiglio provinciale impegni il presidente a non concedere spazi, patrocini, contributi di qualsiasi natura a coloro i quali non garantiscano di rispettare i valori sanciti dalla Costituzione, professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti o discriminatori, verso ogni orientamento e identità di genere, subordinando l'assegnazione o concessione di spazi, suolo pubblico e sale di proprietà della Provincia, patrocini e contributi di qualunque natura ad una dichiarazione esplicita di rispetto dei valori e principi fondanti della Costituzione italiana, repubblicana e antifascista”.
E puntualmente per poter noleggiare uno degli spazi civici provinciali più richiesti come la sala Ticozzi di via Ongania a Lecco, bisogna compilare un modulo nel quale - tra le altre cose - il richiedente dichiara “di rispettare i valori e i principi fondanti della Costituzione italiana repubblicana e antifascista”.
Non così per le sale del Comune di Lecco. Anche Palazzo Bovara a gennaio si era confrontato con questa mozione e aveva licenziato un testo che prevedeva: “Di promuovere iniziative culturali in collaborazione con le scuole e nei luoghi di aggregazione affinché sia mantenuta la memoria storica. Di promuovere iniziative che consentano di portare all'attenzione della popolazione il problema di nuovi fascismi e in modo particolare dei soggetti più giovani e vulnerabili. Di dare mandato alle competenti Commissioni comunali di riformulare i regolamenti comunali (es. occupazione suolo pubblico, concessione spazi e sale comunali ecc) adeguandoli ai principi sopra esposti al fine anche di includere, al momento della richiesta di autorizzazione, una dichiarazione esplicita di riconoscimento dei valori antifascisti e di democrazia espressi nella Costituzione Italiana”.
Eppure per poter chiedere l’utilizzo degli spazi del centro sociale Sandro Pertini di Germanedo - che nell’ottobre del 2016 ospitò tra le polemiche un’iniziativa di Casa Pound - oppure per noleggiare la sala di via Seminario o di via don Orione, non è necessaria alcuna attestazione di adesione ai valori antifascisti.
Magari il “nuovo slancio, efficienza, organizzazione e soprattutto concretezza e rapidità di soluzioni” auspicati dal sindaco Virginio Brivio con il rimpasto di giunta si rifletterà anche su un’accelerazione nell’aggiornamento dei regolamenti comunali.
A.M. - M.V.
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