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Scritto Mercoledì 17 ottobre 2018 alle 13:10

Il sociologo Aldo Bonomi a Sconfinamenti: 'La politica riparta dai volti'

Padre Angelo Cupini
Continuano le iniziative della nuova associazione politica e culturale Sconfinamenti, che ieri sera alla Casa sul pozzo ha organizzato un incontro con il sociologo Aldo Bonomi. “L’associazione nasce con l’idea di promuovere momenti di incontro e confronto proprio come questo nella speranza di creare un cantiere politico nel territorio - ha detto la presidente Isabella Lavelli aprendo i lavori - Assistiamo oggi ad un esaurimento delle forme di politica a cui siamo stati abituati: partiti, linguaggi e confini che fanno parte di un passato che va archiviato, vogliamo guardare al futuro, coinvolgendo dei giovani e facendoci una serie di domande che vogliamo condividere. La politica si fa insieme con un percorso collettivo fatto di confronto e dialogo, mettendoci in contatto con le persone che stanno intorno a noi. E oggi lo facciamo qui in un luogo che ha un significato per noi importante”.
A spiegare qual è il significato di questo luogo è stato il “padrone di casa” padre Angelo Cupini: “La prassi di questa casa è accogliere le diversità e la prassi ci chiede ogni giorno di misurarci con le storie e con i volti di ragazzi che vengono da 30 Paesi del mondo, che si muovono e devono pensare al loro futuro e ad un territorio che deve cambiare anche in relazione alla loro presenza”. 
Monsignor Davide Milani
A portare il proprio saluto all’associazione anche il nuovo prevosto della città don Davide Milani: “Chi ha la passione della politica è come un missionario che ha un annuncio e un’idea da diffondere, oggi è un momento difficile in cui fare politica, perché fare un servizio alla comunità è quasi impopolare. Anche la chiesa di Lecco farà politica, partecipando alla costruzione della città con i propri obiettivi e i propri messaggi. Vorrei lasciarvi una riflessione che riguarda il termine comunità: essa è un nobilissimo strumento per raggiungere la felicità personale che non può essere raggiunta senza comunione con altri, ma se diventa il fine assoluto è pericoloso perché il fine può essere manovrato. La comunità comporta la scelta di riconoscere il bene pratico dell’essere insieme: in un territorio, per scelta, è un valore. Questo è un arricchimento”.
E proprio dalle riflessioni di chi lo ha preceduto ha preso la mosse il ragionamento di Bonomi: “La cosa che più mi ha colpito delle parole del mio amico don Milani sono state quelle dedicate al concetto di ‘comunità’. La comunità come fine è sempre stata una comunità rinserrata, per questo il termine comunità va usato con le pinze: in nome della comunità nel ‘900 si è consumata la Shoah e nei tempi di oggi ‘comunità come fine’ significa rinserrarsi nel rancore contro il diverse da sé. Bisogna avere la capacità di costruire delle comunità di cura che sono l’antidoto a questo. Quando padre Cupini ragionava sui suoi sconfinamenti mi sono detto che se li rapportiamo con la dimensione della storia di oggi ci accorgiamo di vivere in un’una anomalia. Lo storico Eric Hobsbawm diceva che le differenze non stanno sui confini ma nei centri, invece oggi Cupini ha evocato che le  differenze non sono tra la Casa sul pozzo, l’Egitto e il Sudan, i veri problemi sono tra la Casa sul pozzo e quando esci nella sua prossimità. L’archetipo di Hobsbawm si è rovesciato e proprio per
questo mai come oggi è necessaria la politica ed è necessario riflettere sugli sconfinamenti a partire dalla prossimità”. E nel suo intervento il sociologo ha indicato dei punti precisi nei quali sconfinare.

Aldo Bonomi e Isabella Lavelli

Bonomi ha detto che bisogna con la testa varcare il confine tra il “non più” e il “non ancora”, perché secondo l’esperto ci troveremmo in una metamorfosi dal punto di vista sociale, culturale e politico rispetto al secolo scorso. Il ‘900 ci ha infatti educato e plasmato ad un paradigma costituito da capitale, lavoro e Stato, in cui la politica diventa la conquista dello Stato che distribuisce le risorse. Quello che viene avanti, il “non ancora dello sconfinare” sarebbe invece frutto di un altro paradigma: i flussi che impattano nei luoghi e li cambiano, facendo riapparire la funzione territoriale della comunità e far politica diventa quindi mettersi in mezzo tra flussi e luoghi. I flussi possono essere economici e finanziari, le aziende che migrano, le internet company sono un flusso, le migrazioni sono un flusso. Quindi per sconfinare bisogna mettersi in mezzo alle due anime del “già che non c’è più” e del “ciò che non è ancora”.

Riccardo Mariani e Michela Maggi di Sconfinamenti

E proprio in questo dato - nella lettura del sociologo - convivono delle memorie e delle pratiche di società. “Ai tempi del fordismo il dato era la società verticale e il tema era da un lato la lotta per il riconoscimento dei diritti e dall’altro quell’ascensore sociale costituito dal welfare. Ma nel tardo ‘900 è venuta avanti la società orizzontale, che non prevede più un sopra e un sotto ma un dentro e un fuori che accompagna una circolarità dove tutti corrono in un processo che sembra suadente ma in realtà è la ruota del criceto. E convivono oggi pezzi di società verticale e di welfare, con organizzazioni ancora legate a quello schema che pensano che il problema si lottare per avere diritti di inclusione in quella società, ma la società è orizzontale e circolare, dove il lavoro non è più in fattore che mi identifica. Oggi c’è il genere, l’etnia, la concezione del mondo. Una volta era facile sconfinare, mentre adesso siamo nell’epoca delle moltitudini”. Quindi quello che propone Bonomi è di entrare dentro la moltitudine: per farlo bisogna avere la capacità e la passione di ricominciare ad occuparsi delle vite minuscole, le vite di quelli che restano fuori dai nuovi welfare, come il welfare aziendale, bisogna occuparsi di ciò che resta di ciò che una volta era la dimensione operaia organizzata.

Pensiamo agli imprenditori, agli artigiani che si sono suicidati per via della crisi, essi sono morti sul lavoro, come chi cade da un’impalcatura. Pensiamo agli homeless, a quelli senza casa, a chi vive la crisi della casa. Pensiamo ai femminicidi, alla rottura delle forme di convivenza; ai migranti e ai profughi. Queste vite minuscole vanno tutte assieme, nella moltitudine c’è tutta questa nuova composizione sociale. Se volete far politica dovete sconfinare nelle vite minuscole e dentro le vite minuscole dovete avere una capacità di lettura della composizione sociale su due parametri: l’infelicità senza desideri e l’infelicità desiderante”.

I due paradigmi di questi “tipi” sono per il sociologo l’infelicità senza desideri tipica delle persone anziane che si spengono fino ad arrivare ai casi limite del suicidio e il suo esatto contrario dell’infelicità desiderante dei giovani che vivono una dimensione infinita di potenzialità e di desideri, solo che tanti sono i desideranti e pochi quelli che arrivano. “Quindi - ha concluso Bonomi - come dice don Virginio Colmegna della Casa della carità ‘bisogna ripartire dai volti’ e non dai voti, far politica significa dimenticarsi che questo è un percorso breve, ma avere la consapevolezza che si tratta di una lunga durata e bisogna avere la capacità di tenere assieme e reinventare, ricominciando dai pianerottoli e avendo chiaro che il problema è mettersi in mezzo agli impoveriti e i poveri, gli indebitati e i sommersi”.

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M.V.
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