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Scritto Giovedì 25 ottobre 2018 alle 18:11

Epatite C: a Lecco già trattati coi nuovi farmaci 700 pazienti. Lista d'attesa fino a maggio, costo sceso da 80.000 a 5.000€

A quasi tre anni dall’introduzione dei nuovi farmaci per l’eradicazione dell’epatite C l’ospedale Manzoni di Lecco ha già trattato 700 dei mille pazienti inizialmente stimati, con un tasso di guarigione sopra il 95% e la possibilità di offrire poi alla percentuale residuale di malati il cui organismo non risponde alla cura un’ulteriore alternativa per arrivare, in quasi la totalità dei casi, a debellare completamente il virus. “Al momento abbiamo l’agenda piena fino a fine maggio 2019” ha asserito il responsabile della struttura semplice Epatologia Pietro Pozzoni con il primario (uscente) della Medicina Agostino Colli pronto a sottolineare come chi ad oggi si trova ancora in lista d’attesa non stia in qualche modo perdendo tempo, trattandosi di un patologia cronica e lenta. Priorità, nella somministrazione della nuova terapia, arrivata in Italia ad inizio 2015, come da linee guide ministeriali, è stata data infatti ai pazienti più gravi, con un grado di malattia più avanzato. Una scelta, questa, dettata originariamente da questioni di portafoglio.

Lo staff della struttura semplice di Epatologia: Cristina Guidi, il primario Agostino Colli,
Roberta Pozzi, Alessia Riva e il responsabile Pietro Pozzoni

“Prima avevamo a disposizione trattamenti poco efficaci, mal tollerati dai pazienti e utili solo per chi aveva sviluppato una forma di malattia lieve. I nuovi farmaci invece funzionano e hanno pochi o nulli effetti collaterali. Avevano un solo limite: il costo. Mille euro a pastiglia con la necessità di somministrare 80 pastiglie a paziente” hanno argomentato i due camici bianchi, rendendo intuitivo il “conto” a carico del sistema sanitario. “Attualmente la spesa è di 5.000 euro per un trattamento che dura dalle 8 alle 12 settimane”. Differentemente da quanto avviene per l’epatite B e l’HIV non si tratta della somministrazioni di farmaci che tengono il virus “sotto controllo” quanto piuttosto di un medicinale che lo elimina, non implicando dunque l’assunzione costante di una o più capsule al giorno.

Il Fibroscan

Per venire incontro alle richieste dell’utenza afferente all’Epatologia dell’ASST – e dunque di pazienti residenti in larga parte nel lecchese ma anche nelle province limitrofe di Monza e Brianza, Sondrio e Bergamo – dall’introduzione della nuova cura la Medicina del Manzoni ha destinato all’ambulatorio per l’Epatite C due professionisti fissi, il mattino e il pomeriggio, raddoppiando il numero di malati visti nell’arco di una settimana. “Ciò è reso possibile dalla flessibilità della struttura che conta specialisti, con un background generale” ha sottolineato ancora una volta il dottor Colli citando i membri dell’equipé in rosa che gravita intorno al dr. Pozzoni con le colleghe Alessia Riva, Roberta Pozzi e Cristina Guidi nonché spiegando come dal suo arrivo a Lecco, nel 1999, l’Epatologia si sia gradualmente sviluppata, andando a rispondere ad un reale bisogno del territorio. La sola Epatite C, in Italia, per dare un’inquadratura generale, ha una prevalenza del 3% sulla popolazione, con una frequenza che, in alcuni paesi del nord, tra gli over 60, supera anche il 10%, legata al grande utilizzo in passato di terapie intramuscolo e strumenti non monouso, “complici” nella diffusione di questa “epidemia silenziosa”.

L'esecuzione dell'esame, non invasivo

“Gestiamo il paziente completamente, fino all’eventuale indicazione del trapianto” ha altresì aggiunto il primario, sottolineando, in sintonia con il dr. Pozzoni, lo stretto legame con gli altri reparti coinvolti nel processo di cura dei malati di fegato, compresi i chirurghi i quali ormai “si sono fatti un certo nome” in tale ambito. “In questi anni abbiamo svolto anche una discreta attività di ricerca clinica, soprattutto per esami non invasivi per stadiare la patologia. Il più importante ha dimostrato che, per l’Epatite C, il fibroscan è più accurato della biopsia”. Del resto, tale tecnica è approdata a Lecco – grazie al dottor Daniele Prati, allora direttore del centro trasfusionale -  almeno 10 anni fa, venendo usata inizialmente sperimentalmente, accumulando così esperienza.
Ricordando come all’arrivo in Italia dagli Usa, l’ospedale di Lecco sia stato il primo a prescrivere un innovativo farmaco per la colangite biliare primitiva, Colli ha chiosato. “Se c’è la possibilità di un nuovo trattamento qui viene introdotto. Se si è studiato prima bene il paziente…” ovviamente.
A.M.
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