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Scritto Domenica 04 novembre 2018 alle 13:54

Valmadrera: le celebrazioni per il 4 Novembre nel ricordo dei ragazzi del '99

Anche Valmadrera ha celebrato quest'oggi il 4 Novembre.
A cento anni dall'armistizio che sancì la vittoria italiana sull'impero austro-ungarico, associazioni, scuole, istituzioni e privati cittadini si sono ritrovati per festeggiare la fine della Grande Guerra, che costò all'umanità intera quasi 17 milioni di morti e 21 milioni tra feriti e mutilati, sia militari che civili.

L'appuntamento è stato fissato per le 9 di questa mattina presso il comune dove, poco dopo l'orario di ritrovo, il corteo si è snodato per le vie del centro accompagnato dalle note della banda di Valmadrera, fino a giungere al Monumento ai Caduti, limitrofo alla piazza principale.
Una volta deposta la corona d'alloro in onore di tutti i caduti delle guerre, a seguito di un momento di raccoglimento sotto le note dell'inno di Mameli, il serpentone ha proseguito il suo percorso, fino ad arrivare al santuario di S.Martino.
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"Non esiste litigio che non possa essere sanato dal dialogo, non esiste conflitto che non possa essere risolto con la diplomazia, non esiste ingiustizia che includa la violenza per essere sconfitta, non c'è nessun motivo per cui la guerra debba prevalere sulla pace": questo uno dei tanti estratti letti dagli alunni delle scuole elementari e medie del paese.
"La festa del 4 novembre non può essere solo un ricordo del passato bensì un progetto di pace, in cui tutti noi ragazzi siamo chiamati ad essere protagonisti" così i giovani hanno portato il loro contributo alla giornata, subito seguiti dal discorso del primo cittadino, Donatella Crippa, la quale, dopo aver ringraziato tutte le associazioni presenti - Protezione Civile, Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, Carabinieri, Alpini, Corpo Musicale S.Cecilia - ha rammentato ai presenti come "oggi ricordiamo tutti coloro che hanno combattuto per arrivare alla conclusione che tutti conosciamo. Uomini di diversa estrazione culturale e sociale, di diversa provenienza geografica, che vestirono la divisa con motivazioni e ideali diversi ma tutti accomunati dalla tragica esperienza delle trincee, dalla paura, dalla sofferenza, dal dolore, dalla nostalgia della propria casa."

Ai diciottenni di oggi, il primo cittadino ha ribadito che non bisogna proporre come modello i loro coetanei di cento anni fa per il sacrificio della vita per salvare l'Italia dopo la disfatta di Caporetto, bensì per il loro l'entusiasmo e l'energia che permise di vincere la prima sfida collettiva italiana. L'eredità della tragedia della prima guerra mondiale sta infatti proprio qui: come detto dal sindaco, "bisogna raccomandare ai giovani di questi tempi di diventare protagonisti della vita democratica, portando ideali e sogni, senza i quali la politica si inaridisce. Dobbiamo invitarli ad essere aperti, a viaggiare liberamente, a incontrare i loro coetanei di altri paesi e culture, a studiare con loro, a dialogare e lavorare insieme."

A conclusione del discorso, il primo cittadino ha sottolineato come "i ragazzi del '99, sbattuti in prima linea come ultima risorsa non raccomanderebbero ai loro coetanei di oggi, pur nelle difficoltà che conosciamo  - dal terrorismo ai flussi migratori - di far prevalere soluzioni egoistiche e di chiusura. Loro, che hanno conosciuto l'orrore della trincea, la rinuncia ai sogni e ai progetti che ogni giovane ha, inviterebbero a far prevalere il dialogo rispetto allo scontro, l'apertura rispetto alle barriere. Direbbero ai nostri politici che è facile tenere consenso con la demagogia e che soluzioni semplicistiche fondate sull'egoismo non portano ad un futuro di pace, di benessere e di diritti".
Dopo un invito generale a lavorare per la pace - perché si sa, la pace dev'essere costantemente costruita, in ogni tempo e luogo, per poter essere mantenuta - il sindaco "ha rotto le fila", dando appuntamento, per chi lo volesse, alla messa domenicale.
A.A.
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