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Scritto Domenica 04 novembre 2018 alle 16:02

Lecco celebra le Forze Armate e l'Unità Nazionale, 'nella loro unione trova radice l'orgoglio di appartenere a una nazione più libera e democratica'

Il tempo ha deciso di risparmiare dalle sue intemperie quest’importante giornata, interamente dedicata non solo alla tradizionale Giornata delle Forze Armate e del Combattente, dell’Unità Nazionale, del Decoro al Valor Militare e dell’Orfano di Guerra, ma anche al centenario della fine della Grande Guerra, il 4 novembre 1918.
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Le celebrazioni hanno avuto inizio alle 9.30 con la Santa Messa commemorativa presso il Santuario di Nostra Signora della Vittoria ufficiata da Monsignor Davide Milani e accompagnata dalle voci del Coro Alpino Lecchese: durante la funzione è stato deposto un cuscino di fiori nella cripta del Sacrario. Conclusa la liturgia un lungo corteo ha raggiunto il Monumento ai Caduti sul Lungolago, realizzato da Giannino Castiglioni tra il 1922 e il 1926, guidato dalle note del Corpo Musicale Giuseppe Brivio di Rancio per poi assistere al solenne Alzabandiera e alla posa, ai piedi del complesso scultoreo, di corone di alloro in onore di tutti i caduti. Dopo la lettura del Bollettino della Vittoria, documento ufficiale con cui il generale Armando Diaz annunciò la resa dell’Impero austro-ungarico, si sono susseguite le significative parole delle autorità cittadine.

Il presidente della Provincia Claudio Usuelli

“Questa celebrazione è un’occasione per ringraziare le Forze Armate” ha dichiarato Claudio Usuelli, presidente della Provincia, “impegnate nel nostro paese in quelle zone colpite dalle calamità e all’estero in missioni umanitarie per il mantenimento della pace. Il 4 novembre è una data storica la quale ha posto fine al sanguinoso primo conflitto mondiale e oggi vogliamo ricordare l’anniversario di quella vittoria per cui lottò e si sacrificò un’intera generazione”. Una vittoria che ha esaltato il concetto di unità e coesione nazionale ha affermato Usuelli, concetti in questi tempi messi a dura prova dal drammatico fenomeno dell’immigrazione che ci porta a confrontarci, e purtroppo a volte scontrarci, con diverse culture. “E’ una nuova e difficile declinazione del concetto di guerra, non solo quella delle armi ma anche quella dei profughi, una drammatica conseguenza che tocchiamo con mano e che richiama profondamente la comunità mondiale, le organizzazioni internazionali e l’Europa a moltiplicare gli sforzi”.

Il sindaco Virginio Brivio

Quello che il Comune ha cercato di fare, ha dichiarato il sindaco Virginio Brivio, è stato evitare che tale celebrazione diventasse un momento di solo “culto” ma che invece si trasformasse in un’occasione culturale. “Non bisogna dare per scontato che quell’evento, solo perché studiato soprattutto dai giovani sui libri di storia, fosse di per sé sufficiente a dare compiuta conoscenza”. È importante impegnarsi oggi, continua il primo cittadino, a ricordare chi ha dato la vita costituendo un tassello fondamentale per l’unità del nostro Paese, una coesione che noi tutti siamo chiamati a tutelare. “Oggi abbiamo bisogno di più Europa” ha affermato il borgomastro, un’Europa che ha visto nella Grande Guerra un punto di partenza per la costituzione della sua unione. “E’ importante riscoprire un concetto europeo, anche per affrontare le tante sfide e guerre che tuttora si consumano”. Il sindaco ha inoltre esposto una proposta di legge per la quale si stanno raccogliendo firme: riportare un’ora di educazione civica alla settimana nelle scuole, a partire soprattutto dalla prima parte della nostra Costituzione.

Il prefetto Liliana Baccari

“Unità Nazionale e Forze Armate sono due elementi intimamente connessi” ha asserito il Prefetto di Lecco Liliana Baccari, “nella loro unione trova il suo radicamento l’orgoglio di appartenere a una nazione più libera e democratica”. La nostra identità nazionale è stata proprio forgiata dalle nostre Forze Armate, i cui membri, inizialmente così diversi tra loro perché provenienti da diverse aree geografiche della mostra penisola, si unirono per riscattarsi dall’occupazione straniera, sentendo così di appartenere alla stessa patria, una patria difesa poi nelle trincee della Prima Guerra Mondiale e successivamente nella lotta di liberazione dall’invasione nazista. È un momento essenziale nel percorso della memoria di un’Italia che rinnova la sua storia unitaria nella Repubblica democratica, proprio nata per volontà del popolo. Tutti i cittadini, ha sostenuto il prefetto, devono conformare la loro azione collettiva e individuale. “I valori che ci hanno unito il 2 giugno 1946 (data del referendum che ha sancito la nascita della Repubblica) devono continuare a guidarci per realizzare lo stesso desiderio dei nostri padri: dare alle future generazioni un’Italia di pace, prospera, solidale, in grado di assolvere a un ruolo autorevole e propulsivo”. È necessario quindi non disperdere il ricordo del nostro passato, in modo da non scordarci da dove siamo partiti, rafforzando così la libertà conquistata. “Rendiamo omaggio a quei valori che esaltano la profonda umanità del sacrificio, dell’eroismo, della dedizione al bene pubblico. Oggi è il momento di dire grazie a tutte le donne e uomini dell’esercito, della marina e dell’aeronautica che insieme alle forze di polizia costituiscono presidio dell’indipendenza e della libertà del Paese”.

Sette rappresentanti della nuova generazione italiana, ereditiera dei sacrifici compiuti da tanti giovani loro coetanei ai tempi del grande conflitto e responsabile di quella che sarà l’Italia futura, hanno prestato la loro innocente voce a emozionanti testimonianze scritte della Prima Guerra Mondiale. Alessandro Ventura, Marina Scordamaglia, Daniele Colombo, Simone Garda, Stefano Corti, Febelli Chiara e Martino Passannanti: sono i loro nomi, studenti dell’Istituto Bertacchi che hanno partecipato al Progetto Unicef “Scuola Amica”.
Alle 17.00 di questo pomeriggio è prevista la conclusione delle celebrazioni con l’Ammaina Bandiera.
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