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Scritto Domenica 04 novembre 2018 alle 18:09

Civate: donne, umanità e nuove generazioni in ricordo del 4 novembre

Si è parlato di sacrificio, pace, violenza, ma anche di donne, futuro e perdono. Sono stati innumerevoli i temi ripercorsi a Civate oggi, 4 novembre, in quella data che storicamente sancisce la fine della Grande Guerra, nonché l’anniversario del centenario della Festa dell'Unità Nazionale, delle Forze Armate e della Pace tra i popoli. Dopo la Santa Messa delle ore 10, il folto corteo di autorità civili e militari, cittadini e rappresentanze delle svariate realtà locali armate dei propri gonfaloni si sono infatti diretti al Monumento ai Caduti, pronti a deporre la Corona d’alloro e a dare inizio alla cerimonia ufficiale.

“Oggi non possiamo dimenticare tutti coloro che in epoche e circostanze diverse hanno donato il bene più prezioso, ovvero la loro vita, per garantire ai loro figli – e oggi, a noi – di vivere in una nazione libera e democratica come l’Italia” ha esordito il capogruppo degli Alpini, Paolo Mauri, che già ieri sera alle ore 19 – in contemporanea con tutte le altre sezioni ANA italiane – aveva diretto un momento di raccoglimento insieme agli altri membri del sodalizio. “Il nostro dovere è quello di non disperdere la preziosa eredità che ci hanno lasciato e non tradire i valori di pace, giustizia e solidarietà su cui si fonda la nostra civiltà cristiana. Oggi, in un mondo che sembra essere osteggiato dalla cieca violenza e dalla prevaricazione, questo nostro impegno è più che mai impellente, e certo non possiamo – e non dobbiamo – deludere i nostri progenitori che con tanto sacrifico hanno cercato di costruire un mondo migliore in questo paese” ha concluso poi la Penna Nera, elencando uno ad uno i nomi dei civatesi tragicamente caduti durante la Prima e Seconda Guerra Mondiale, incisi alle sue spalle sul Monumento in loro onore e riportati simbolicamente in vita dalle parole di coloro che ne conservano la memoria.

A farsi portavoce di questo vivido ricordo – come sottolineato dal borgomastro Baldassare Mauri – non sono però solo i singoli individui, ma anche le multiformi realtà che popolano il panorama locale ed extralocale: tra queste l’Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra (ANFCDG) che ogni anno porta una corona di fiori anche in nome dei caduti civatesi, l’associazione “Vivicivate” che si è attivata per offrire un impianto microfonico per la ricorrenza, le Forze dell’Ordine presenti, e ancora le scuole che trasmettono ai propri studenti i valori del passato, senza lasciare che essi siano intaccati dalle colpe del presente. “Nonostante molti vorrebbero farci vivere in un Paese in cui prevalgono divisione, paura, odio e rancore, la nostra nazione, giorno dopo giorno, riesce ad essere sempre più coesa. Lo si vede in una comunità come la nostra, in cui la maggior parte delle persone si spende quotidianamente per un bene comune che è certamente superiore alla strumentalizzazione di pochi. Lo si vede nella voglia di stare insieme, nella disponibilità che si mette nell’aiutare gli altri, nel voler dare al prossimo in qualunque settore” ha proseguito Mauri, ricordando le numerose associazioni di volontariato locali che “abbracciano le necessità più disparate”, gli svariati sodalizi culturali, o ancora tutti quei cittadini civatesi che nel loro privato offrono il loro personale e disinteressato contributo alla comunità.
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“Questo giorno merita sempre di essere ricordato, per riflettere sugli ideali di pace e libertà che ci sono stati trasmessi, ma anche per rinnovare il monito alle generazioni di oggi e a quelle future di rifiutare totalmente la guerra e qualsiasi altra forma di violenza”. Parlando proprio di generazioni future, a prendere posto sul “palco” non sono però state solo le autorità civatesi, ma anche – e soprattutto – gli alunni delle classi terze (sezioni A, B e C) della Scuola Secondaria, che con l’aiuto delle insegnanti hanno realizzato un’esposizione narrante dedicata al nuovo ruolo sociale della donna, per la quale la Prima Guerra Mondiale ha segnato l’ingresso storico nel mondo del lavoro. Nello specifico, i ragazzi hanno raccontato del duro compito delle cosiddette “portatrici carniche”, ovvero quelle numerose donne, tra i quindici e sessant’anni, che nel corso della guerra operarono lungo il fronte della Carnia, in territorio friulano, trasportando gerle del peso di anche 40 kg colme di granate, cartucce e viveri destinati ai soldati.

Sotto lo sguardo della platea radunata davanti al Monumento ai Caduti, i giovanissimi alunni della secondaria hanno raccontato a turno della dura marcia attraverso sentieri e mulattiere, dei braccialetti rossi con cui le donne venivano identificate con l’unità militare d’appartenenza, o ancora delle ferite – spesso mortali – o del frastuono delle granate con cui esse erano costrette a convivere quotidianamente. Altrettanto drammatici e narrati con la stessa intensità sono stati poi alcuni estratti dell’opera biografica “II sergente nella neve” scritta nel 1953 da Mario Rigoni Stern e cronaca del suo personale vissuto come sergente maggiore dei reparti mitraglieri nel battaglione "Vestone" dell'ARMIR.

Nonostante le atrocità, la paura e il doloro racchiuso in quelle parole, un altro è stato però il messaggio con cui i ragazzi hanno voluto concludere la loro esposizione: il racconto di un barlume di umanità nel mezzo del buio delle armi, unito alla lucidità di ricordare sempre che “la guerra è assurda e crudele, ma talvolta i nemici si riconoscono fratelli”.
F.A.
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