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Scritto Mercoledì 07 novembre 2018 alle 18:03

Cremeno: 4 a giudizio per reati ambientali dopo il 'blitz' del 2017 all'azienda Besonda

In quattro a processo davanti al giudice monocratico Enrico Manzi per rispondere - a vario titolo - di reati ambientali, nell'ambito del blitz che nel febbraio 2017 aveva portato al sequestro dell'azienda agricola Besonda di Cremeno, in Valsassina. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Lecco aveva infatti eseguito il provvedimento chiesto dal sostituto procuratore dr. Paolo Del Grosso e disposto dal Gip del Tribunale cittadino, all'esito di una delicata attività investigativa che aveva portato alla luce non poche criticità all'interno della vasta area adibita a ricovero di animali - mucche, cavalli, maiali, oche, galline e cani - relative soprattutto al sistema di tubazioni e degli scarichi, ritenuti potenzialmente pericolosi oltre che inquinanti. Secondo il quadro accusatorio sostenuto dalla Procura lecchese - e ovviamente ancora tutto da accertare in dibattimento - sarebbe stato illecitamente realizzato un sotterraneo sistema di tubazioni a perdere, attraverso il quale venivano smaltiti gli scarti di lavorazione. Nella pratica, anziché costruire vasche di laminazione, come previsto dalla normativa in materia, sarebbero state interrate delle condutture attraverso le quali disperdere il materiale organico lungo il pendio della collina che sovrasta la strada provinciale. Oltre a ciò viene contestata la presenza nel terreno di materiale impermeabilizzante, quali i teli con i quali comunemente si avvolgono le balle di fieno, e di pneumatici e lastre di eternit non correttamente conferiti. Durante il blitz alla Besonda gli operandi avevano rinvenuto una vera e propria discarica di rifiuti speciali e pericolosi di varia natura, accatastati a cielo aperto, tra macchinari da lavoro e cumoli di letame.



Una serie di contestazioni di cui come dicevamo sono chiamati oggi a rispondere a vario titolo quattro soggetti: i fratelli Franco e Giuseppe Frigerio, la madre Giulia Invernizzi - i conduttori dell'area agricola, difesi dall'avvocato Giovanni Priore - e Sergio Maurizio Garbagnati, l'imprenditore milanese che nel 2015 aveva acquistato all'asta i terreni e i generale la proprietà della Besonda. Il dibattimento dovrà infatti accertare le eventuali penali responsabilità in ordine a quanto contestato dalle forze dell'ordine e in generale dalle autorità e dagli enti che a partire dall'autunno 2016 hanno iniziato ad effettuare dei sopralluoghi presso l'azienda della Valsassina. Stamani al banco dei testimoni si sono infatti avvicendati - fra gli altri - i militari del Nas di Brescia, il dottor Paolo Bianchi (veterinario di Ats Brianza), la polizia locale intercomunale con sede a Moggio, i referenti di Arpa e il maresciallo capo Gerardo Fischetti della Guardia di Finanza di Lecco. Tutti hanno relazionato in merito agli accertamenti eseguiti presso l'azienda agricola di Cremeno, caratterizzata in generale da uno stato di degrado e già interessata a partire dalla seconda metà degli anni '90 da una serie di "verifiche" che mai avevano portato però a provvedimenti come quello del 2017. Se le condizioni degli animali è risultata tutto sommato buona - come ha indicato quest'oggi il veterinario escusso come teste - così come il latte prodotto alla Besonda, in linea con i parametri igienico-sanitari previsti, le criticità maggiori hanno riguardato gli aspetti ambientali e quindi i rifiuti abbandonati, così come la questione sversamenti, sulla quale si sono concentrate le testimonianze del tecnico del Comune di Cremeno, della polizia locale e della guardia di finanza.

Alle problematiche rilevate nel corso dei sopralluoghi, si somma poi la controversia che da qualche anno ormai vede contrapposti gli attuali proprietari dell'area e i locatari dell'azienda agricola, nei confronti dei quali si è costituito parte civile tramite l'avvocato Richard Martini - oggi sostituito dalla collega M. Daniela Sacchi - Daniele Garbagnati, figlio dell'altro imputato Sergio Maurizio. Secondo quanto è emerso, la famiglia milanese, a distanza di qualche anno dall'acquisto, non sarebbe ancora riuscita ad entrare in pieno possesso della proprietà. La lunga seduta odierna, durata oltre tre ore, è stata aggiornata a dicembre quando sono già state calendarizzate due udienze per le giornate del 5 e del 12, per l'escussione degli ultimi testimoni a chiusura dell'istruttoria.
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G.C.
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