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Scritto Venerdì 09 novembre 2018 alle 13:37

Dalla denuncia del lecchese Sarti per estorsione all'inchiesta sul gruppo specializzato in indebite compensazioni: i dettagli

C’è ancora Marco Sarti, il fiscalista con natali a Salerno, residenza a Malta e “casa e bottega” a Lecco, al centro dell’intrigata attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore Nicola Preteroti, culminata con la firma, da parte del Giudice per le indagini preliminare del Tribunale di Bergamo Marina Cavalleri di un decreto di sequestro preventivo a carico di più soggetti per una cifra attestatasi complessivamente su 16 milioni di euro.

Pur figurando comunque nuovamente nel – lungo – elenco degli indagati, questa volta il professionista lariano, già tratto in arresto nel 2017 in relazione ad una vicenda “perpendicolare”, gioca in questa un ruolo diverso: l’inchiesta, come riconosciuto anche nell’atto sottoscritto dal Gip per autorizzare il “fermo” di beni mobili e immobili oltre che di liquidità, muove infatti da una denuncia presentata dal 58enne nel 2016 – in tempi dunque precedenti ai suoi guai giudiziari – in relazione ad un tentativo estorsivo, parzialmente andato a segno, messo in atto nei suoi confronti. 2.500.000 euro la cifra che “qualcuno” avrebbe preteso da lui, arrivando a minacciare il “colletto bianco” ed il figlio, dopo la decisione di sfilarsi dal “gruppo d’affari” sul quale il dr. Preteroti ha poi acceso i riflettori, delegando accertamenti e verifiche alla Finanza di Lecco e alla Squadra Mobile cittadina, fino ad arrivare a delineare una supposta “associazione a delinquere” specializzata nel frodare l’erario attraverso il meccanismo delle indebite compensazioni. Ne avrebbero fatto parte, tra il 2013 e il 2017, secondo le risultanze investigative ancora tutte da provare, chiaramente, in sede giudiziaria, oltre allo stesso Sarti (uscito di scena nel 2015), Domenico Piscicelli (classe ’72 di Treviglio), Stanislao Copia (classe ’53), Nicola D’Ambrosio (’69), Lorna Moradini (’73) e Luigi Cardano (salernitano, classe 1948).

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“PISCICELLI Domenico ideatore ed anche esecutore (con il contributo di MORANDINI Lorna e D'AMBROSIO Nicola) del sistema fraudolento di indebite compensazioni, consentiva agli imprenditori e alle ditte che chiedevano i "servizi" dell'associazione ("GRUPPO PISCICELLI") di sottrarsi in modo sistematico al pagamento dei debiti erariali, reperendo - anche tramite I'attività di ricerca ed intermediazione effettuata da COPIA Stanislao -  professionisti in materia tributaria (SARTI e CARDANO) che si occupavano di predisporre e trasmettere i modelli F24 con indicati crediti inesistenti in compensazione con i debiti erariali dovuti; mettendo altresì a disposizione dei clienti che usufruivano dei servizi dell'associazione, le società "IMPREFIN s.r.l." e "DELTA CONSULENZE s.r.l.", che ricevevano (con l'apparente causale del pagamento delle imposte) bonifici bancari dalle ditte e società beneficianti delle indebite compensazioni, somme ricevute dalle predette società di "consulenza" e sistematicamente trasferite ad altre società di "comodo", al fine di consentire agli imprenditori che si rivolgevano al "GRUPPO PISCICELLI" ed avvantaggiati da tale sistema di frode sia di precostituirsi la prova dell'avvenuto pagamento a favore dell'erario, tramite gli anzidetti bonifici effettuati alla "IMPREFIN s.r.l." ed alla "DELTA CONSULENZE s.r.l. " con quella falsa causale di pagamento  sia e soprattutto di mettere le somme versate alla "IMPREFIN s.r.l." ed alla "DELTA CONSULENZE s.r.l." al riparo dall'attività successiva di recupero erariale”.
Questa la ricostruzione dell’attività dell’ipotizzata associazione a delinquere tracciata nel decreto di autorizzazione dei sequestri preventivi che meglio dettaglia poi i ruoli attribuiti dalla Procura ai singoli indagati, arrivando a ipotizzare anche reati quali il riciclaggio e l'autoriciclaggio a carico di alcuni soggetti, nonché elenca i nomi di coloro i quali si sarebbero serviti di tale “sistema”, a loro volta tacciati secondo i dettami della legge in materia tributaria del reato di “indebita compensazione”. Sono lo stesso Sarti per la sua Dinamica Società Cooperativa; Attilio Grossi per la Ditta individuale Attilio Grossi; Paganesi Alice per la Immobiliare Ali.Pag srl; Triberti Luca per la Jd Service Italia srl; Marco Mazza per la ditta individuale Mazza Marco; Giuliano Mosconi – già indagato in altro stralcio della ramificata inchiesta – per la Vulcanica Servizi Cooperativa nonché Claudio Bosco e Antonio Mario Cattaneo, rispettivamente presidente del CDA e supposto amministratore di fatto della Intejob Società Cooperativa di Lallio, impresa quest’ultima in relazione alla quale, in quattro differenti annualità, la cifra “incriminata” supererebbe complessivamente i 7 milioni di euro.
Estorsione in concorso, invece, l’ipotesi di reato a ascritta ai già citati Piscicelli, Copia, D’Ambrosio e Mohammed Najat in riferimento ai 2.500.000 euro che gli stessi avrebbero cercato di ottenere facendo pressioni sul fiscalista di Lecco. Tale somma equivarrebbe infatti al “danno asseritamente provocato agli indagati dal Sarti con la sua decisione unilaterale di interrompere la trasmissione telematica degli F24 relativi alle imposte compensate dai clienti del gruppo”, di fatto abbandonando lo stesso, scelta che sarebbe costata al 58enne mesi d’angoscia per sé e per i propri fino alla decisione di “svotare il sacco”, all’origine dell’inchiesta di cui si parla quest’oggi che lo vede dunque al fianco della Procura. Come lo stesso fiscalista avrebbe ammesso, ascoltato a più riprese dalla Finanza e dal PM, con ampi stralci di quelle “chiacchierate” riportate anche nell’atto a firma del GIP, seppur tardivamente egli si sarebbe accorto della natura fraudolenta delle compensazioni e, ritenendosi estraneo alla vicenda delittuosa, avrebbe spezzato quella catena di cui, per sua stessa ammissione, era l’ultimo anello.
A.M.
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