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Scritto Lunedì 12 novembre 2018 alle 09:30

Lecco perduta/139: Giuseppe Ongania, il sindaco ''vivace''

Superato nel primato della giovane età dal collega Guido Ghislanzoni, il sindaco Giuseppe Ongania non perde quello della “vivacità”. La sua presenza nella carica di primo cittadino di Lecco venne “riscaldata”, in particolare, da vicende come la bandiera tricolore nazionale esposta il 1° maggio 1900 al balcone del municipio, allora in via Roma, e dalle polemiche circa la costruzione del nuovo famedio al Monumentale di via Parini, con i locali necessari per allestire un impianto di cremazione. La bandiera esposta il 1° maggio, che non era riconosciuto festa nazionale, bensì ricorrenza per manifestazioni sovversive, portò al provvedimento della sospensione di Ongania per due mesi dalle funzioni di primo cittadino da parte del prefetto di Como. L’avvenimento ebbe risonanza nazionale ed eco anche nel Parlamento del Regno, dopo le interrogazioni presentate al Governo dai deputati di sinistra Gustavo Chiesi ed Ettore Socci. La solidarietà intorno al sindaco Ongania si manifestò anche con l’ode “Il 1° maggio d’una bandiera”, singolare composizione della vivace penna di Giovanni Bertacchi, il poeta delle Alpi, nativo di Chiavenna.


La lapide presso la sepoltura di Giuseppe Ongania

Giuseppe Ongania tornò sindaco in pieni poteri il 7 luglio 1900. Mezza Italia aveva parlato di lui: democratici, radicali, socialisti avevano sbandierato il suo nome come quello di un eroe che non aveva voluto piegarsi alle prepotenze governative. Laureato in ingegneria civile, Ongania debuttò sulla scena politica in occasione delle comunali del 1895 e divenne sindaco il 5 maggio 1897, succedendo proprio a Guido Ghislanzoni. Fedelissimo “cermenatiano” scomparve in ancora giovane età, a meno di 42 anni. Ongania era stato, oltre che sindaco, consigliere provinciale, vice presidente del CAI, presidente del Teatro della Società, consigliere di amministrazione della Banca Popolare di Lecco, ed altro ancora. L’irrequieto personaggio politico, l’acceso repubblicano, era, comunque, destinato ad essere al centro di polemiche anche con la sua scomparsa. Le sue ultime volontà furono per esequie civili, ma, sembra per un intervento di una sorella suora, si fecero solenni onoranze religiose con la partecipazione di 18 sacerdoti. Il giorno dopo vi furono, invece, quelle civili, promosse dai circoli democratici e laici, con un corteo di 2000 partecipanti dal palazzo scolastico di via Ghislanzoni per raggiungere il cimitero Monumentale di via Parini, dove riposa nella cappella di famiglia. Erano presenti delegazioni repubblicane, giunte da Milano, Sondrio, Como e da altre città di Lombardia, con bandiere verdi e rosso granata. La via Ongania, nelle vicinanze del Monumentale, dove oggi si trova l’auditorium Ticozzi, è dedicata alla sua memoria. Per alcuni è stato proprio il ricordo di un cammino esistenziale eccezionalmente vivace a suggerire a Giuseppe Ongania di chiedere sulla lapide della sua sepoltura, mentre si spalancavano i cieli dell’eternità, una sola parola: “Pace”.
A.B.
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