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Scritto Martedì 13 novembre 2018 alle 12:00

Lecco: il concorso per il lungolago esce dalla notte dei tempi, ma la prospettiva non è del tutto... Gaia

L'assessore Gaia Bolognini
Dopo 25 mesi (il tempo di tre gravidanze) il Comune ha partorito l'embrione di un topo. Un travaglio da Guinness dei primati, che ha dimostrato, ancora una volta, come i tempi dell'Amministrazione siano letargici. Tre inverni sono passati per respirare l'idea di un bando per il lungolago. Un passo indietro: giusto il 10 ottobre 2016 Confcommercio Lecco propose alla Giunta Brivio tre concorsi di idee per il lungolago, i Piani Resinelli e i Piani D'Erna. Era l'occasione per accendere il candelotto del turismo, da sempre ridotto a un lumicino. Accantonati i progetti in quota, ci si è buttati sul lago. Anzi si sono buttati nel lago. Rinvii, pretesti e una "pratica" di ordinaria amministrazione è diventata una montagna. Ci ha messo del suo l'assessore all'Urbanistica Gaia Bolognini, che non ha trovato il tempo, il modo e forse la voglia di occuparsi dell'argomento. A margine ricordiamo che i quattrini li avrebbe messi Confcommercio e quindi al Comune spettava solo di dar corso alle procedure. E poi l'appassionato e occhiuto lettore Paolo Trezzi, di recente, contestando un mio articolo sulla mancanza della cultura turistica in città, ha sciorinato come un gazzettiere l'elenco delle manifestazioni dell'estate lecchese, sostenendo che era stata sontuosa e scintillante. A parte che ormai è consuetudine definire eventi anche la corsa nei sacchi, ma, anche se a Lecco venisse Madonna o Dori Ghezzi per ritirare il Premio Manzoni in nome del "Faber", non è che si compierebbe un salto nel panorama turistico lombardo e nazionale.
Ma tant'è, torniamo al nocciolo della questione che ha trovato nelle ultime ore una parvenza di soluzione. Vale la pena di ricordare che tra Comune e Confcommercio si è inserito il Consiglio dell'Ordine degli Architetti che mira ad elevare ed arricchire il bando aggiungendo una connotazione "progettuale" per dare più qualità e concretezza al concorso. Ne è nata una polemica non ancora sedata,  è saltato un incontro già programmato con tanto di inviti abbozzati e ora arriviamo al famoso "topo di città".
Il progetto è stato confezionato, ma il suo futuro è ancora zoppicante. Infatti gli architetti sono ancora sul chi va là e hanno preteso che fosse sottoposto al loro Consiglio nazionale per una approvazione di merito. Ora non voglio parteggiare per nessuno e se Confcommercio è soddisfatta dell'operazione (ma ne dubito) bontà loro, ma di sicuro le premesse erano ben altre e la rapidità della fase istruttoria era un requisito che veniva ancor prima delle idee.
Intanto il lungolago continua a mostrare il suo volto dimesso e sono certo che gli incartamenti, sia pure via email, non troveranno immediata risposta. Insomma siamo fermi ai piccioni viaggiatori e mentre i Resinelli e i Piani D'Erna restano chiusi nei cassetti, il bando per il lungolago, corroborato da un contributo consistente del Comune, sembra un'altra occasione persa per quella svolta turistica che la città, io e Trezzi aspettiamo con comprensibile ansia.
La storia ci insegna anche che l'equazione omen nomen non vale sempre. L'assessore Bolognini non dovrebbe chiamarsi Gaia bensì affidarsi alla protezione di Santa Tartaruga.
Marco Calvetti
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