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Scritto Mercoledì 14 novembre 2018 alle 18:23

Il turismo e le bellezze che ci sono perché non aspettano il lungolago

Cara Leccoonline,
Apprezzo la citazione e il ricordo di un mio "rimbrotto" al vostro Marco Calvetti, nel suo nuovo editoriale su lungolago e turismo.
 
Con evidenza però, dimostra di non ricordare così bene la mia lettera e soprattutto mostra di confondere la montagna con lo scalare.
La barca con il navigare.
 
Come premessa a questa mia risposta, sul Lungolago dirò addirittura più di Calvetti.
Gestione, elaborazione, comunicazione e mancata realizzazione sono state in questi anni una sequela pasticciata e arruffona di occasioni perse e – non di poco conto – proclami disattesi.
Annunci non trasformati in pratiche.
 
Ma, come si sul dire, c’era dietro, di fianco, sotto e sopra Appello per Lecco che da anni vende il Lungolago e in particolare la realizzazione del suo Porticciolo come cosa fatta. Imminente. Invece niente.
 
Lo sappiamo, anche se troppi giornalisti (non Calvetti) non osano dirlo: Il connubio Appello per Lecco e chiacchiera è esplosivo. Lascia solo macerie e illusioni. E anche due parcheggi sembrano un'impresa.
 
Detto questo però è ingiusto, ingeneroso e gratuito dire, come fa Calvetti, (in una digressione evitabile, usandomi, male) che il lungolago è riprova che Lecco non ha cultura turistica, che Lecco è insignificante nel panorama Lombardo e nazionale.
 
E arrivo all’esempio della montagna e dello scalare. Della barca e del navigare.
Un ragionamento come quello di Calvetti, vuole far confondere ed equiparare le attività correnti con quelle in conto capitale.
 
Siccome non c'è la montagna altissima non si può nemmeno iniziare a scalare le altre. Se non si costruisce la barca dei sogni non si può nel frattempo nemmeno imparare a nuotare.
 
Suvvia il progetto del lungolago sta naufragando per cento ragioni tra le più banali e di sistema, ma per Calvetti, nel frattempo, dobbiamo stare fermi, senza fare e soprattutto apprezzare nulla. Piangerci addosso.
 
Io resto convinto, invece, che proprio per il fallimento di alcune grandi opere, in primis il lungolago, ma soprattutto per il loro alto valore individuale (altro che corse coi sacchi, Calvetti) è da apprezzare il quotidiano risultato di tutto il resto. Delle piazze piene, dei battelli colmi, degli spettacoli esclusivi ma per tutti come Kenny Garrett e lo spettacolo degli acrobati circensi, per i concerti e le Mostre, le grandi Mostre, di Doisneau e ora dell'Ottocento lombardo, che hanno attirato e attirano numerosissimi visitatori, del territorio e fuori.
Lo splendido Planetario, il Festival dei Promessi Sposi, i tour della fede.. ect
 
In altre e conclusive parole, ma è mai possibile che neanche uno degli "editorialisti"di casa nostra, alla luce implacabile dei fatti del turismo culturale che cresce e abita la città, (nonostante il lungolago) riesca a spendere una o due parole, se non di giubilo, almeno di felicitazioni?
Paolo Trezzi
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