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Scritto Mercoledì 14 novembre 2018 alle 18:34

Una proposta per le benemerenze: una sola all'anno, ma spendibile oltre i confini della città

Il maestro Giuseppe Scaioli
Per riguardo agli insigniti non diserterò la liturgia delle benemerenze, compresa la rituale critica sui criteri di selezione. Gloria al maestro Giuseppe Scaioli per quasi sessant'anni con la bacchetta in mano a dirigere il Coro Grigna e a deliziare con un repertorio sempre più ricco platee di ogni latitudine.  Mi pare che la sua storia incarni lo spirito della benemerenza coniugata con la lecchesità.
Le altre due medaglie riconoscono i meriti del gruppo Geo del CAI Lecco e il fondatore dell'associazione La Goccia, Gianni Leone.
I filoni della montagna e del volontariato sono una quota fissa del San Nicolò civico e rinverdiscono una nobile tradizione, copiosa di figure esemplari.
Mi fermo qui con il turibolo, e passo alle dimenticanze che si sono ormai cristallizzate. travisando se non tradendo la stessa ragione sociale della benemerenza.
L'ho sempre intesa come azioni, opere e testimonianze che hanno dato lustro alla città e l'hanno sdoganata dagli stretti confini urbani; senza trascurare chi ha speso la vita intera per la comunità.
In questo senso, con la sconfinata ammirazione per l'arcipelago del volontariato, ritengo sia  un vulnus non premiare il mondo dell'imprenditoria che ha favorito lo sviluppo del nostro borgo con fabbriche storiche che hanno garantito benessere e occupazione e ci hanno collocato, in qualche classifica del secolo scorso, ai primi posti dell'industria mondiale. Va bene premiare anche un salumaio o un fotografo purchè il primo abbia creato un prodotto divenuto un brand e il secondo abbia scattato immagini della nostra bellissima terra e le abbia esportate in giro per mostre e rassegne.
Se il salumaio e il fotografo lavorano con correttezza e professionalità per sessant'anni a loro dovrebbe andare il premio fedeltà e non la benemerenza. Del resto le associazioni di categoria non lesinano riconoscimenti e attestati ai loro iscritti. Così come l'Avis onora con medaglie di vario metallo i lodevoli donatori.
Io credo, a questo punto, che il premio vada riformato, cominciando per esempio col votare un solo nome all'anno, evitando così l'immancabile negoziato che sottende la spartizione dei premi.
In tempi lontani si assisteva a una sorta di lottizzazione che richiamava i criteri dei tre canali della Rai. Ora, per tornare sul pezzo, si sa che l'universo del volontariato è attraversato da mille rivoli e il mondo della montagna da altrettante rivalità.
E quando sostengo l'ipotesi dell'uomo solo al comando, della medaglia d'oro unica penso ad alcuni personaggi che hanno nobilitato l'elenco dei benemeriti: da Rinaldo Ossola, direttore generale della Banca d'Italia, sepolto nel cimitero di Castello, a Ennio Morlotti, artista di fama internazionale, a Riccardo Cassin, alpinista immortale e senza confini, che nei loro campi ci rendono ancor oggi orgogliosi di esser lecchesi.
Per altre virtù, consumate più sul piano locale, si potrebbe inventare un nuovo riconoscimento distintivo che servirebbe anche a rianimare un San Nicolò un po' dimesso.
Marco Calvetti
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