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Scritto Giovedì 22 novembre 2018 alle 23:48

ASST: 5.000 utenti per i Centri Psicosociali. Si va verso una nuova organizzazione dell'attività

Mentre a Lecco ancora si attende di veder completato il progetto esecutivo prodromico poi all'effettivo trasferimento dell'attività dai deprimenti spazi di via Ghislanzoni ai nuovi ambienti in corso di definizione all'interno dell'ex ASL di via Tubi, il CPS è pronto alla sua fase... 2.0. Un convegno, in programma il prossimo 28 novembre all'Ospedale Manzoni, si propone infatti di aprire un dibattito, fino ad oggi assente, sulle nuove forme organizzative dell'attività territoriale di cui il Centro Psicosociale rappresenta indubbiamente la struttura cardine. "Nove pazienti su 10, tra quelli in contatto con la Unità Operativa di Psichiatria sono in carico ai CPS" si legge nella presentazione del seminario. "Nonostante questa centralità, il Centro Psicosociale è la struttura che negli ultimi 40 anni è stata meno toccata da trasformazioni di carattere organizzativo. Oggi è sempre più sentita da parte degli operatori la necessità di un cambiamento che permetta di rispondere ai profondi cambiamenti che interessano sia i bisogni degli utenti che le richieste che provengono dal territorio".


Enrico Frisone, Antonio Lora, Simonetta Martini e Gianna Cerasoli


"Partiamo da un dato: sono quasi 5.000 le persone assistite all'interno dei nostri Centro Psicosociali" ha detto, argomentando in tal senso, il dottor Antonio Lora, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze della ASST, facendo riferimento dunque al CPS di Lecco e a quello di Merate, snocciolando una serie di bisogni emergenti, differenti da quelli per i quali, alla chiusura degli ospedali psichiatrici si pensava di far fronte a livello "ambulatoriale". "Ci troviamo di fronte ai bisogni dei giovani, ai problemi delle persone che hanno forme non così invalidanti di disturbo mentale, alle necessità delle persone che hanno un disturbo alimentare e a quelle delle donne con problemi depressivi in gravidanza (e sono un decimo di tutte quelle che partoriscono). E poi ci sono bisogni legati ai cambiamenti della società come i problemi degli autori di reati dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici e quelli dei migranti" ha detto, aggiungendo in relazione a quest'ultimo tema come i viaggi della speranza siano diventati sempre più lunghi e caratterizzati da violenze tali da ingenerare in metà di chi arriva in Italia disturbi da stress post traumatico oggi affrontati tramite progetti ad hoc, messi a punto congiuntamente dalle tre ASST della nostra ATS, che daranno nel tempo - è l'augurio - risultati.
"La società dei prossimi anni affronterà un crescendo di problemi" ha ribadito il primario, ricordando come per le patologie psichiatriche non si sia messo in campo, a livello generale, lo stesso sforzo di cura riservato alle malattie del corpo, arrivando così a introdurre i "correttivi" all'organizzazione dei CPS pianificati per il lecchese.
"Aspettavamo con ansia questo convegno" ha esordito, presentando le novità, la dottoressa Simonetta Martini, responsabile della struttura semplice di area territoriale del DSMS. "E' da tempo che ci stiamo interrogando su come intervenire sulla nostra organizzazione e per farlo siamo partiti dall'anali dei dati e dei processi clinici". Numeri e "casi" alla mano, dunque, si è arrivati alla definizione di due differenti "poli", per "esternalizzare" la risposta da dare ai due gruppi di malati individuati, antitetici tra loro.
Il primo sarà dedicato infatti agli utenti con disturbo emotivo comune, problematica che interessa il 28% dei 5.000 pazienti afferenti al dipartimento. "Metà dei primi contatti del 2017 - 1090 persone in tutto - sono risultati legati al disturbo emotivo comune e le proiezioni 2018 sono ancora in crescita. Si tratta di un pool di pazienti omogeneo, caratterizzato dal fatto di non avere problemi complessi. Per loro abbiamo pensato di creare un polo che possa essere esterno al CPS, all'interno del Presst che verranno avviati o comunque fuori, in stretta correlazione con la medicina di base". Adeguatamente formati, saranno infatti i dottori di famiglia a seguire queste persone. "A seconda della complessità della situazione il polo si deve occupare poi di prendere in consulenza il caso, attivando per i più gravi percorsi di assunzione in cura con psicologo o psichiatra". Essenziale dunque sarà la funzione di filtro dello specialista, "per attivare interventi brevi per focalizzare il problema e cercare di risolvere lo stesso restituendo poi la persona alla sua quotidianità".
Dei 5.000 pazienti del DSMD, poi, il 59% soffre di patologia mentale grave, con 300 nuovi contatti nel solo 2017. Si tratta di soggetti con diagnosi di psicosi, disturbo grave della personalità o disturbo affettivo maggiore. La malattia per alcuni è in fase d'esordio, per altri in quella acuta. Il secondo polo sarà dedicato a coloro i quali sono "lungo assistiti" e dunque utenti ormai stabilizzati. Potranno contare - ha spiegato Gianna Cerasoli, Responsabile di Area Dipartimentale del Dipartimento - sulla figura del case manager ovvero quell'operatore (non medico) "che ha una relazione significativa con l'utente" e "sarà il suo garante nel percorso", con il coinvolgimento attivo dell'utente stesso e del suo contesto sociale e famigliare, con interventi dunque da pensare sul territorio per la gestione del suo tempo libero, del lavoro e delle relazioni.
Coinvolti nel processo di trasformazione dei CPS saranno tutte le figure che gravitano intorno allo stesso -12 psichiatri, 7 psicologi, 21 infermieri, 5 educatori che con i collaboratori e due centri diurni arrivano a 18 e 8 assistenti sociali - nonché chiaramente tutte le Istituzioni con cui i Centri si interfacciano, a cominciare dai Comuni. Nell'ottica, come ben sottolineato dal direttore sociosanitario aziendale Enrico Frisone, di rispondere ai bisogni non solo clinici ma anche sociali della persona accompagnata nel suo percorso di cura. 
A.M.
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