Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 57.306.604
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Domenica 02 dicembre 2018 alle 14:50

Lecco, S. Nicolò: la compassione e il bisogno di 'povertà' nelle parole di Mons. Milani

È sbocciato quasi completamente partendo dalle parole delle Scritture, lette dal diacono Armando Comini, il discorso commemorativo per la festa patronale di San Nicolò, in occasione della quale il nuovo prevosto di Lecco don Davide Milani ha voluto raccogliere tutte le proprie considerazioni nell’omelia pronunciata di fronte ad una basilica gremita di parrocchiani, bambini, autorità civili e militari e rappresentanti delle città gemellate di Mâcon, Overijse, Igualada, Szombathely e Mytišči.


Il prevosto mons. Davide Milani




A fungere da filo rosso dell'intervento (per leggere l'omelia completa CLICCA QUI) sono state così tre significative figure, ciascuna delle quali divenuta quest’oggi portavoce di un messaggio puntuale, universale e simbolico. È stato il re Ciro II di Persia, noto anche come Ciro il Grande, ad incarnare il primo pensiero raccontato da don Milani, prima narrando della politica di tolleranza con cui il sovrano pagano rianimò il senso di giustizia e la volontà di libertà degli israeliti, e poi spostando il focus sul panorama lecchese, all’interno del quale quel messaggio antico di migliaia di anni mantiene la medesima attualità.




Da sinistra il sindaco Virginio Brivio, il Prefetto Liliana Baccari,
il presidente della Provincia Claudio Usuelli e il vicesindaco Francesca Bonacina


“Quando ciascuno di noi opera per la giustizia e per il bene produce benefici e frutti in ogni azione della giornata” ha esordito il sacerdote. “Compiere il proprio dovere e prendersi cura delle cose di tutti, tutelare e curare il creato, così come contribuire ad ordinare e migliorare l’angolo di città che abitiamo sono azioni talmente piccole ed ordinarie da essere rivoluzionarie” ha poi proseguito, rimarcando l’imprescindibile ruolo delle istituzioni pubbliche e delle autorità che “operano per la libertà di tutto il popolo”, e i cui frutti matureranno nel tempo, mostrando tutta la loro qualità anche a distanza di anni.




Immancabile all’interno della commemorazione, San Nicolò è stato poi di diritto il secondo nome portante nell’omelia del prevosto, facendosi personificazione non solo del cuore religioso della comunità lecchese, ma anche di quell’attenzione nei confronti della popolazione che – se nella tradizione religiosa prende forma nella sua opposizione ai tributi emanati dall’imperatore Costantino per la città di Myra – oggi si traduce in un senso attivo di comunità. “Il secondo compito dei cristiani è quello di intercedere: San Nicolò, per secoli, è stato venerato come difensore dei poveri, battutosi affinché i deboli avessero dignità e creando le condizioni per risolvere le cause della povertà” ha chiosato monsignor Milani, enfatizzando l’importanza di avere uno sguardo universale della fede, senza intenderla solo come pratica di culto, ma coltivandola in modo leale e collaborativo oltre le porte della chiesa.




“Questo stile di azione viene realizzato mettendosi in mezzo, indagando e comprendendo le cause delle situazioni di povertà, col fine di agire per rimuovere la sorgente delle ingiustizie. Il cristiano vive tra gli uomini, ne ascolta il bisogno e ne condivide le gioie, e proprio con questo duplice sguardo vede, giudica, si coinvolge, agisce, sta in mezzo: in una parola, intercede”. Da ultimo, infine, il tema della compassione, raccontato attraverso lo sguardo scettico, diffidente ed inizialmente rigido di Giovanni Battista che, così come precisato dal prevosto, rischia di essere il paraocchi morale di un’intera società.




“Giovanni predicava con forza, attraverso parole dure ed atteggiamenti radicali, perché probabilmente, proprio come noi oggi, era convinto che per cambiare le cose servisse alzare la voce, dividere e schierarsi. La compassione di Gesù non è pietismo, ma piuttosto la sua incrollabile decisione di patire insieme ad ogni uomo che soffre, per liberarlo dal suo dolore, morendo e risorgendo per lui. Gesù ci invita a fare altrettanto: a giudicare e vivere ascoltando ed alleandoci con la sofferenza dell’altro e con quella forma di povertà che è in ciascuno di noi, facendoci essere carenti, mortali e bisognosi di salvezza”. Una predica, quella del sacerdote, che si è opposta quindi all’uso della forza e della violenza, elogiando quasi quelle forme di “povertà” interiore che ci rendono fragili, precari ma pur sempre perfezionabili.



Il sindaco Virginio Brivio con la mela di San Nicolò


Don Filippo Dotti nei panni di San Nicolò per la distribuzione delle mele

Un messaggio, insomma, diretto non solo agli uomini e alle donne radunati tra le bancate della chiesa, ma soprattutto alle menti ancora fresche dei bambini tra le prime file che – oltre alle tradizionali mele di San Nicolò distribuite da don Filippo – oggi hanno ricevuto in dono dalle parole del prevosto un bagaglio di ricchezze ancor più succoso e “maturo”.
F.A.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco