Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 57.306.442
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Lunedì 03 dicembre 2018 alle 09:06

Lecco: 7 relatrici donna in Sala Ticozzi per parlare delle molestie sul lavoro

È stata una serata di relatori tutti al femminile quella svoltasi venerdì presso la Sala Don Ticozzi ed incentrata sul tema del “lavoro molesto”. Appartenente alla kermesse di eventi in onore del 25 novembre contro la violenza sulle donne, l’appuntamento “in rosa” è stato reso possibile dalla collaborazione sinergica di svariate realtà locali e regionali come il Telefono Donna Onlus, l’Ordine degli Avvocati di Lecco, la Commissione provinciale per le Pari Opportunità e l’Ordine degli Psicologi della Lombardia. L’obiettivo condiviso? “Creare una rete con altri enti del territorio – come spiegato da Laura Panizza, referente territoriale dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia - nella volontà di portare l’attenzione sulla tematica delle molestie sul luogo di lavoro, prospettandola dal triplice punto di vista psicologico, legale e sociale proposto dai servizi territoriali”.

Francesca Bonacina

“Questo tema, soprattutto in questi giorni, è stato scandagliato in tantissimi ambiti e credo che anche nei luoghi di lavoro esso meriti un approfondimento in più” ha esordito il vicesindaco Francesca Bonacina, che ha aperto la serata con il rituale saluto istituzionale. “Su questo fronte oggi si ha bisogno ancora di normative che spingano verso il riconoscimento della violenza all’interno dei luoghi di lavoro e di misure di contrasto in quei luoghi dove il fenomeno è più subdolo e resta più irretito”.
Tra i promotori dell’iniziativa, anche il Telefono Donna Onlus di Lecco che - pur essendo un centro antiviolenza che indaga le relazioni familiari e di coppia - si è questa volta impegnato sul fronte del mondo del lavoro, spinto dalla convinzione che l’abuso nella relazione tra partner non sia solo una minaccia chiusa, ma piuttosto l’esplicitazione di una forma violenta di rapporti di potere che esistono socialmente e si esprimono in tutti quei campi laddove c’è una donna che deve sottostare a qualcuno che decide per lei.

“Nel luogo di lavoro questo di solito accade a donne che hanno un dirigente che le valuta, decidendo della loro carriera e della loro sorte, nonché della sicurezza del loro rapporto di lavoro” ha esordito la rappresentante del Telefono Donna Mariagrazia Zanetti, per quest’occasione in veste di moderatrice. “È un rapporto di potere socialmente accettato e oggi noi abbiamo una piramide sociale nel mondo del lavoro che vede le donne ai livelli più bassi, mentre gli uomini pian piano salgono: se dovessimo fare un’assemblea di assistenti sociali, state tranquilli che saranno quasi tutte donne, mentre in un’assemblea di banchieri, quasi tutti uomini. Così come le scuole sono piene di insegnanti donna, ma i dirigenti in genere sono maschi”. Se per colpa della tragica cronaca delle vittime dei femminicidi il tema della violenza famigliare ha fatto breccia nella nostra quotidianità, quest’asimmetria sociale di potere tra uomini e donne si traduce così in volontà di potere predatorio, difficile da riconoscere e celato in linguaggio sessista, complimenti violenti o commenti sgraditi.

Il Presidente del Telefono Donna Lecco, Lella Vitali

In opposizione di questa forma di violenze, nel lecchese opera ad esempio il Comitato delle Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Lecco. “Lo scopo del Comitato è quello di formare, informare e gettare le basi per una cultura che sia votata al rispetto del genere e alla parità di accesso alla professione, anche nel nostro ambito forense” ha chiosato Emanuela Andolina, sottolineando come tra le attività proposte dal Comitato si annoveri anche un protocollo a tutela della genitorialità, il quale prevede la possibilità per avvocati in gravidanza o vittime di imprevisti famigliari di chiedere un rinvio dell’udienza di tribunale. Il tutto sommato all’esistenza, all’interno del tribunale di Lecco, di uno sportello di orientamento legale che – grazie alla compresenza di un avvocato penalista e uno civilista, in sinergia con altre strutture e reti presenti sul lecchese – offre un’ulteriore tutela al diritto della persona richiedente. Il fatto che purtroppo questi strumenti di tutale siano ancora sconosciuti alla maggior parte dei legali, richiama però la necessità di rendere i professionisti culturalmente orientati ed aggiornati su questo argomento: missione che la Commissione lecchese ha portato avanti anche grazie all’intreccio con l’Ordine degli Avvocati di Milano, la cui collaborazione ha permesso di formare circa cinquanta colleghe grazie ad una serie di corsi ed incontri ad hoc.

Emanuela Andolina, referente della Commissione Pari Opportunità degli Avvocati d Lecco

Katia Sala

“La percentuale della gravità delle molestie fisiche subite è molto diversa fra i generi: il 76.4% delle donne le considera molto o abbastanza gravi, contro il 47.2% degli uomini” ha proseguito il legale, citando un’indagine ISTAT secondo cui sono 1 milione e 404 mila le donne vittima di molestie fisiche e/o ricatti sessuali sul luogo di lavoro. Queste cifre corrispondono all’8.9% delle donne sul lavoro, percentuale a cui però corrisponde una quota di denunce limitata allo 0.7%. “Il 70% delle vittime ritiene molto o abbastanza grave il ricatto subito, ma ciò nonostante nell’80% dei casi non ne parlano e quasi nessuna di loro denuncia il fatto alle forze dell’ordine”.
Tra coloro che hanno avuto il coraggio di alzare la voce c’è invece l’autrice del libro “Toglimi le mani di dosso”, autobiografia di una giornalista – la quale si firma e si racconta con lo pseudonimo di Olga Ricci – che “rompe il muro di silenzio e di ipocrisia che attraversa i luoghi di lavoro”. A narrare la storia di abusi della protagonista alla platea lecchese è stata la collega Katia Sala, che leggendo alcuni stralci del libro ha raccontato le molestie subite dalla ragazza da parte di quello che lei stessa definiva tra le righe un “orco” (o, in altri casi, con un epiteto identico, differente dal primo solo per un “p” in più all’inizio).
Snocciolando temi come il favoritismo, la solitudine, i ricatti e gli inviti indesiderati, l’autrice ha così raccontato il fantasma del precariato, il sogno di una meritocrazia quasi utopica e la drammatica escalation di eventi che l’ha condotta fino decisione finale di denunciare la violenza subita. Una vicenda nella quale la stessa reporter Sala si è amaramente riconosciuta, condividendo con il pubblico un aneddoto personale nel quale la prevaricazione di genere e la molestia velata detenevano il ruolo di protagoniste.

Gabriella Scaduto, referente per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia

Subito dopo di lei, la parola è invece passata a Gabriella Scaduto, referente per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’OPL, che oltre a citare la realizzazione della “panchina rossa” posta all’ingresso della Casa della Psicologia come simbolo concreto di sensibilizzazione contro la violenza, ha ripescato dalle passate vicende di cronaca i nomi di alcune donne significative ed indelebili: tra queste Valentina Pitzalis, rimasta gravemente sfigurata dal marito, Tina Lagostena Bassi con la sua nota arringa relativa al processo per stupro e addirittura Franca Viola, prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore.
“Spesso e volentieri il colpevole di una violenza sul luogo di lavoro rimane impunito, ma io come donna mi sento di dire che dobbiamo fare un lavoro su noi stesse, perché anche noi a volte, per paura, non aiutiamo le vittime a denunciare. Dobbiamo quindi fare un lavoro di sensibilizzazione e prevenzione lavorando sia con gli uomini che con le donne, e spezzando quella che nel nostro paese è una cultura ancora troppo radicata nella funzione del genere”. È stato proprio alle donne, infatti, che il Telefono Donna ha chiesto di portare la propria testimonianza nella serata di venerdì, facendo “outing” sul palco attraverso personali storie di molestia e sopruso: nessuna però – come ammesso dalla professoressa Zanetti – ha accolto l’invito del Centro antiviolenza, “neppure quelle donne la cui storia si è chiusa con una vittoria rispetto al ricattatore”.

Adriana Ventura, consigliere provinciale di Parità

Ed è proprio questo silenzio, a detta della moderatrice, l’ennesimo sintomo di quella vergogna congenita di genere che ancora macchia la nostra società, unita al peso di uno stigma sociale che spinge la donna a sentirsi sia vittima che colpevole. Insomma, una moderna lettera scarlatta che, insieme alla reazione sociale, solo la legge può cancellare: il tutto sia attraverso la formale chiarificazione di ciò che si definisce “molestia” – come esplicato dalla direttiva del 2002 della Comunità Europea nel nostro decreto legislativo 198 del 2006, esposto dall’avvocato Monica Rosano – sia con la sottoscrizione e il recepimento dell’accordo quadro europeo su “violenza e molestie nei luoghi di lavoro causate da terzi”, proposto in salsa lecchese dal consigliere provinciale di parità, Adriana Ventura.
Francesca Amato
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco