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Scritto Mercoledì 05 dicembre 2018 alle 07:48

Analisi epidemiologica: non ci sarebbero rischi evidenti per la salute legati al forno. Ribaditi i dubbi sul modello delle ricadute

"In conclusione, per quanto riguarda il quesito principale di sanità pubblica per cui è stato condotto lo studio, i risultati suggeriscono l'assenza di una relazione chiara e ben caratterizzabile tra residenza in aree a differente ricaduta di inquinanti emessi dall'impianto di incenerimento situato nel Comune di Valmadrera e l'insorgenza di patologie ad essa correlabili, con l'eccezione dei tumori del fegato e vie biliari, il cui eccesso di residenti nelle aree a più elevata ricaduta delle emissioni merita un approfondimento per quanto riguarda le possibili cause".

Questo in sintesi il risultato "definitivo" dello studio epidemiologico condotto sulla popolazione esposta alle ricadute del forno inceneritore gestito da Silea, avviato il 9 maggio del 2016 e presentato ieri sera, martedì 4 dicembre, ai primi cittadini della Provincia di Lecco soci della Spa. Presenti all'incontro tutti i soggetti che hanno avuto un ruolo rispetto all'indagine: oltre a Virginio Brivio, presidente del Comitato ristretto dei sindaci, che ha aperto i lavori, Donatella Crippa di Valmadrera, delegata all'interno del Comitato scientifico dello studio; gli epidemiologi Ennio Cadum (dell'Arpa Piemonte fino allo scorso anno e oggi all'ATS Pavia) e Francesco Donato dell'Università di Brescia; Silvano Lopez direttore sanitario di Ats Brianza; Marco Vuono di Tecno Habitat, società che ha realizzato il modello di ricaduta delle emissioni; Cristiano Piccinelli dell'Università di Torino e Luca Cavalieri D'oro dell'Ats che hanno portato avanti l'indagine epidemiologica.

Donatella Crippa e Virginio Brivio

In un lungo intervento a più voci tutti questi soggetti hanno spiegato come è stato realizzato lo studio e come esso abbia portato a questo risultato. Com'era immaginabile le domande degli amministratori locali presenti si sono concentrate su un aspetto in particolare: il modello di ricaduta delle emissioni - messo a punto dalla società Tecno Habitat - che ha prodotto la mappa della "caduta" dei fumi emessi dal forno e quindi individuato la popolazione più o meno esposta a seconda delle fasce (bassa, medio alta, alta). Sulla base poi di questa mappa è stata incardinata l'analisi. È un passaggio delicato. Venerdì scorso infatti il Coordinamento lecchese rifiuti zero aveva presentato ai cittadini il proprio modello, commissionato alla società Servizi territorio (ST) di Cinisello Balsamo per poter poi condurre uno studio indipendente. Il risultato è stato che le mappe individuate da ST sono diverse da quelle di Tecno Habitat. Le differenze più rilevanti stanno nel fatto che nel modello dell'ingegner Daniele Fraternali - presidente di Servizi territorio - sarebbero interessate dalle ricadute anche la zona dell'oggionese, fino ad arrivare a Dolzago e ad Annone, e la frazione di Paré, mentre sarebbe esclusa la città di Lecco. Diversi amministratori, dunque, il 4 dicembre hanno chiesto chiarimenti in merito, esplicitando contestualmente la proposta di eseguire la valutazione epidemiologica anche sulla mappa prodotta dal secondo modello: Efrem Brambilla, sindaco di Santa Maria Hoé, Sergio Ravasi di Garbagnate Monastero, Paolo Lanfranchi, primo cittadino di Dolzago e Aldo dal Lago consigliere di Colle Brianza.

I professionisti che si sono occupati dello studio

"L'effettuazione del modello di caduta è stata complicata - aveva sottolineato il professor Cadum prima ancora che venissero poste le domande - È possibile ottenere a seconda dei dati che si prendono in considerazione anche modelli molto diversi. Dovendo scegliere, avevo detto di utilizzare dei dati che fossero vicini a quella che era la situazione del 2005, considerando per i dati meteorologici il lungo periodo temporale". Per cercare di rispondere gli amministratori il medico ha aggiunto che "Ci sono delle differenze che riguardano il tracciato: nel nostro abbiamo usato le polveri - il PM10 - mentre nell'altro è stato usato l'ossido di azoto, che tende invece a disperdersi di più. Inoltre noi abbiamo scelto di non usare i dati messi a disposizione da Arpa Emilia Romagna sulla velocità e la direzione dei venti in quota, perché abbiamo preferito attingere ai dati meteorologici rilevati dalle centraline più prossime all'impianto (quella di Valmadrera che però fornisce solo informazioni sui venti a terra). Il secondo studio poi si riferisce ai dati meteorologici del solo 2017 e non a dieci anni di media. Sono differenze che possono spiegare la diversa conformazione dei due modelli. Spesso mappe di questo genere presentano differenze sui bordi e anche in questo caso la zona centrale è rappresentata allo stesso modo mentre i bordi sono diversi. Noi abbiamo lavorato molto a lungo a le scelte sono state quelle che abbiamo motivato, il modello scelto è quello più aderente". Anche il direttore Cavalieri D'oro dell'Ats aveva confermato che si trattasse di "uno studio complesso, non equivalente e decisamente più affidabile". Rispetto alla possibilità di eseguire un secondo studio, ha proseguito: "Noi non abbiamo ricevuto nessuna richiesta, abbiamo solo letto gli articoli di giornale e abbiamo valutato a spanne che la seconda mappa somiglia abbastanza alla prima. Un'altra analisi sarebbe un lavoro da mettere in pista solo se ci fossero evidenti differenze da chiarire". In realtà alcuni aspetti da chiarire ci sarebbero: innanzitutto negli scenari considerati da Servizi territorio, le simulazioni modellistiche hanno valutato la dispersione in atmosfera sia di NOx (ossidi di azoto) e sia di polveri totali (PTS). Tutti gli scenari risultavano molto simili e quindi l'ing. Fraternali ha deciso di rifarsi all'ossido di azoto perché è "la sostanza emessa in misura maggiore dall'inceneritore, nonché la 'madre' delle polveri sottili". Inoltre il modello di ST ha preso in considerazione sia i dati meteorologici della centralina di Valmadrera sui venti a terra, sia quelli dell'Emilia-Romagna sui venti in quota. Ed è proprio nelle rilevazioni meteorologiche, secondo gli autori del secondo modello, che starebbe il nodo della questione: "Tecno Habitat ha costruito un anno virtuale, ricavando i dati facendo la media tra anni diversi. Quello del coordinamento invece si rifa a dati reali dati reali" aveva spiegato Gianni Gerosa del Coordinamento, mentre Fraternali aveva aggiunto: "Mi permetto di dire che la differenza è sui dati meteorologici e che hanno fatto un pastrocchio con la ricostruzione". La stessa Tecno Habitat nello studio consegnato nel novembre 2017 al gruppo di lavoro, evidenziava come nell'elaborazione del modello fossero stati esclusi gli anni 2003, 2004, 2005 perché non fornivano dati a sufficienza e il 2006 perché anomalo da un punto di vista climatico. La società ha così esteso "l'analisi dei dati acquisiti dalla stazione meteo di Valmadrera al triennio 2008 - 2010" e "al fine di ottenere una maggiore rappresentatività del set di dati da utilizzare per il calcolo del file meteo, è stato deciso di considerare tutta la serie di dati meteo disponibili dalla stazione meteo di Valmadrera, pari ad un periodo di 11 anni (2006 ÷ 2016). In ragione del fatto che CALMET processa i dati meteo su un periodo temporale di un anno solare, a partire dai dati meteo della stazione di Valmadrera è stato costruito un anno virtuale rappresentativo delle condizioni meteorologiche medie del territorio oggetto di indagine". Quindi: per elaborare il modello è stato assegnato ad ogni ora dell'anno meteo medio un valore medio rispetto alla temperatura, alla pressione e alle precipitazioni dei valori rilevati ad ogni ora dei dieci anni considerati; "per la direzione del vento - si legge - trattandosi di una grandezza vettoriale e non scalare, si è assegnato un dato di direzione del vento ad ogni ora dell'anno meteo medio, riportando il valore che si è verificato con la maggiore frequenza nel periodo temporale 2006 - 2016". Lo stesso metodo è stato usato per assegnare un dato di velocità del vento. Un modo di procedere che l'Arpa Lombardia  aveva segnalato in una lettera del febbraio 2018 indirizzata al sindaco Donatella Crippa: "Per quanto riguarda la definizione dell'input meteorologico, per valutazioni di tipo ambientale, piuttosto che la derivazione di un anno virtuale medio, è solitamente consigliabile condurre simulazioni orarie durante tutto l'intero arco temporale disponibile (ricavando le concentrazioni su base oraria su un periodo di più anni) e poi mediare i valori risultanti (sempre su base oraria) per ciascuna cella del dominio, così da riuscire anche ad intercettare eventuali situazioni di ricaduta poco frequenti".
Ma il pool di tecnici è convinto delle proprie scelte: "Il nostro studio si è basato su ragionamenti che hanno preso forma via via; la stazione metro di Valmadrera è attiva dal 2006, così abbiamo optato per estendere la raccolta sui dati che erano disponibili" ha commentato Vuono di Tecno Habitat. "Siccome i modelli lavorano su un anno, bisogna dargli le informazioni riportate e ricondotte a un anno - ha aggiunto Cadum -: possono essere le misure di anno specifico oppure la media di tanti anni, la costruzione dell'anno virtuale è una delle cose che si possono fare nella costruzione di un modello". 
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M.V.
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