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Scritto Mercoledì 05 dicembre 2018 alle 17:39

Il ritratto a quattro voci di una Lecco più povera e indebitata ma ancora generosa. Il 'trampolino di lancio'? I nostri giovani

Quattro punti di vista differenti, uniti nel delineare le fondamenta sociali di un’unica comunità: questo è stato il filo conduttore della serata pubblica proposta dal Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic) questo lunedì ai piedi della Basilica, presso la Sala Papa Giovanni XXIII. A rivestire il ruolo di pubblico, le rappresentanze di decine di associazioni lecchesi, invitate non solo per prendere consapevolezza dell’attuale situazione cittadina ma altresì per intervenire in un dibattito aperto, volto a conoscersi, confrontarsi ed ampliarsi.
Marina Panzeri
Ad inaugurare le quattro relazioni previste dal programma della serata è stata Marina Panzeri - responsabile e dirigente dell’area lecchese delle politiche sociali, per la casa e per il lavoro – che ha esordito ricordando la profonda crisi economica responsabile della modifica del mercato del lavoro, ora più fluido e fondato su aspetti di parzialità e ricerca di professionalità sempre più specifiche. A questo – a detta dell’esperta – si aggiungerebbero poi un insistente senso di precarietà ed insicurezza circa il proprio futuro (non solo esperito dagli adulti ma anche trasmesso ai giovani che “faticano a staccarsi dal logico, facendo progetti a lungo termine”), una crisi della natalità parallela ad un crescente invecchiamento della popolazione, uniti ad un aumento delle dipendenze e, da ultimo, di un flusso migratorio spesso incontrollato e causa di marginalità e vulnerabilità sociali significative.
A tracciare un quadro ancor più specifico della situazione locale sono, però, anche le statistiche snocciolate dall’Osservatorio economico lecchese, che quest’anno avrebbe notato un significativo aumento di persone (nello specifico, 50 famiglie in più rispetto agli scorsi anni) meritevoli di sconti regionali e/o nazionali, la cui quota d’accesso è rappresentata da un ISEE inferiore agli 8.000 euro. Una cifra significativa, sintomo dell’aumento di una povertà famigliare che si riflette anche nelle richieste sopraggiunte quest’anno per l’ottenimento del Reddito di Inclusione (REI): ben 277 domande ricevute, delle quali 106 accettate. Dall’altro lato della medaglia, il calo di richieste sugli assegni di maternità (per i quali, al contrario, è necessario un ISEE più alto) conferma ancora una volta i dati sopracitati, rincarando le perplessità circa la diminuzione delle nascite nel lecchese.
Matteo Ripamonti.
Più sotto Paolo Dell’Oro e
Enrico Millefanti


“Per me questi sono dati importanti perché fanno emergere alcune situazioni che altrimenti rimarrebbero nell’area grigia” è stato il commento della relatrice. “Partendo da queste misure possono uscire delle ideografie e delle storie importanti realmente conosciute. Questo però ci consente di dire che molto spesso, accanto al tema della povertà economica, scopriamo ed intuiamo l’esistenza di altri problemi, come la fatica di stare nelle economie attuali e la precarietà del lavoro”.
Una fragilità, quella descritta dalla dirigente lecchese, che colpisce diverse tipologie di persone: da quelle prive di specializzazione professionale fino a quelle anagraficamente considerate troppo anziane, comprese le donne, ancora “un passo indietro” rispetto ai colleghi uomini nella scalata per la carriera.


Due macroaree – quelle relative ad impiego e domicilio – ampiamente trattate nella serata di lunedì anche da Matteo Ripamonti, responsabile Caritas decanale, il quale ha raccontato la medesima diapositiva sociale dal proprio “angolo di visuale”, soffermandosi altresì su un altro fattore di rischio, ovvero quello dell’indebitamento. Partendo dalla propria esperienza sul campo, Ripamonti avrebbe così individuato tra le principali cause scatenanti di questo terzo elemento il perdurare della crisi, un sistema di consumo incapace di educare all’uso delle diverse forme di pagamento e, da ultimo, il gioco d'azzardo.
Sono stati invece elementi più promettenti quelli esposti dal segretario generale di Fondazione Comunitaria Lecchese Onlus, Paolo Dell’Oro, che ha orgogliosamente sottolineato come il nostro sia “un territorio storicamente abituato ad effettuare donazioni” non solo monetarie ma anche di tempo e volontà, grazie all’instancabile lavoro dei volontari delle associazioni. L’unica nota stonata nell’ambito del volontariato sarebbe quindi la fatica del “ricambio generazionale nelle organizzazioni”, il quale – sempre secondo Dell’Oro – rappresenta un elemento imprescindibile nel rilancio dell’impegno sociale e di quella “cultura collettiva e condivisa” capace di trasformare le piccole isole associative lecchesi in un sinergico arcipelago.
Per raggiungere questa alleanza e ridimensionare l’idea di lavoro con l’obiettivo di un riscatto sociale - secondo il responsabile HR di ENAIP Lombardia, Enrico Millefanti - uno dei principali trampolini di lancio dovrebbero quindi essere i giovani: il tutto promuovendo una scolasticità congiunta al mondo lavorativo, ritornando a considerare il lavoro non solo come uno strumento di reddito ma come “un valore ed una responsabilità agìta quotidianamente” e formando le qualità personali di ciascun
ragazzo. “A volte il nostro ambito coinvolge ragazzi che, oltre ad aver fallito un pezzo di percorso precedente, hanno in genere qualche esuberanza, poca passione per lo studio e alcune carenze famigliari - ha chiosato Millefanti - ma allo stesso tempo anche moltissime altre passioni che spesso vengono sottovalutate e che non vengono coltivate dal nostro sistema educativo”. Un invito, quindi, a non riproporre ai giovani un percorso identico a quello passato, rivelatosi inefficace per loro, ma piuttosto ad ampliare ed arricchire anche trasversalmente l’offerta formativa, in modo che la crisi che attanaglia i rami del nostro “albero sociale” possa essere curata direttamente dalle radici.
F.A.
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