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Scritto Giovedì 06 dicembre 2018 alle 15:00

Dichiarata fallita la Cava di Cortabbio srl, il comune ha in vendita l'area per un milione

Il Tribunale di Lecco, con sentenza del 30 novembre, la 57esima del medesimo tipo da inizio 2018, ha dichiarato fallita la società Cava di Cortabbio srl con sede legale in via Provinciale 5 a Garbagnate Monastero ed operativa presso l’omonima area di Primaluna, oggetto di una vertenza che, negli ultimi anni, ho visto l’impresa contrapposta all’amministrazione comunale, proprietaria del terreno “ad uso civico”.

La sede a Brongio di Garbagnate della società

Con il 2015 è scaduta infatti la concessione in favore della SRL per l’utilizzo del bene pubblico a fronte del versamento di un canone di locazione pattuito con l’Ente: a seguito del mancato abbandono del sito, ad agosto 2016 il Comune ha sottoscritto un ordine di liberazione, concedendo tempo fino a ottobre dello stesso anno per dismettere l’attività e abbandonare la cava arrivando poi, nel dicembre 2017, all’azione di forza, apponendo i sigilli all’area, dopo le pronunce avverse alla società garbagnatese del TAR e del Consiglio di Stato.
La Cava di Cortabbio srl, ormai inattiva, era stata fondata nel 1980. Quale oggetto sociale aveva appunto la produzione e la commercializzazione di calcestruzzo nonché l’attività di estrazione e lavorazione di sabbia, ghiaia e inerti. 10.000 euro il capitale sociale, egualmente conferito dalle due socie amministratrici, le sorelle Paola e Monica Sangiorgio. Quattro i dipendenti al 30.06.2018, stando alla versione della visura della società aggiornata al giorno del fallimento sancito dal Tribunale di Lecco che ha altresì indicato nel dr. Dario Colasanti il giudice delegato e nella dottoressa Maruska Moda il curatore.

Un'immagine della cava tratta dal programma triennale delle alienazioni del comune di Primaluna

Se il destino dell’impresa appare – salvo la decisione di appellare la sentenza del 30 novembre – segnato, ancora da scriversi il futuro dell’area. Con la reiterata astensione dei consiglieri Ermes Pozzi e Adriano Buzzoni, il sito – 15.000 metri quadri circa di terreno più ulteriori costruzioni, su tre mappali - è stato nuovamente inserito a inizio 2018 nel piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari per il triennio 2018/2020, come già nell’analogo documento 2017/2019. “Non vi sono pesi e vincoli, il contratto di concessione […] con la soc. CAVA DI CORTABBIO srl è scaduto il 31 dicembre 2015. Il terreno è gravato da ‘uso civico’ accertato in data 13 gennaio 1958 dal dr prof Airoldi Luigi commissario agli usi civici, ma è ancora occupato ‘senza titolo’ da detta società (vedasi pronuncia del TAR LOMBARDIA e del Consiglio di Stato a favore del Comune)” si legge nel documento aggiornato a gennaio a cui rimanda l’ufficio tecnico, senza voler aggiungere altro circa la cava. In silenzio anche il sindaco.

1.030.000 euro la somma che Primaluna immagina di incassare dalla vendita del bene, unico “tesoretto” inserito tra quelli alienabili insieme a quattro terreni (o porzioni) ed una strada che complessivamente sono valutati in 39.850 euro, il nulla pur in un bilancio “leggero” come quello del piccolo comune valsassinese.
A.M.
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