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Scritto Sabato 15 dicembre 2018 alle 17:19

Sono stato in ferie al... pronto soccorso per curiosità, tra code, disservizi e qualche furbata italica

Paolo Trezzi
Caro Direttore,
Sono stato molte ore al pronto soccorso ieri.
Sono in ferie. Mi incuriosiva questa continua lamentazione di code e disservizi.
Non avevo nulla. E non ho preso nessun biglietto.
E nessun codice.
Ero un osservatore paziente, non un paziente osservatore.
Posso dire con certezza che sì, mancano medici e infermieri in pronto soccorso.
Ma chi non ne vorrebbe sempre uno in più. Due. Dieci?
Da questa parte del vetro e seduti su quelle seggiole di plastica che fanno aumentare i potenziali pazienti in ortopedia chi non li vorrebbe?
Posso dire anche con quasi altrettanta certezza che la sanità lombarda gode di un'eccessiva valutazione positiva di eccellenza.
Ovvio è eccellente perché fa ricerca e di qualità.
E lo è diffusamente anche nelle diagnosi e nella cura. Ma puoi avere bravissimi medici e personale infermieristico ma se hai tempi di attesa per esami diagnostici e visite di mesi e anni, dovuti a tagli e scelte politiche regionali e politiche, è ora di ricredersi dell'eccellenza tout court.
Quando ti visitano sono bravissimi.
Ma il problema è riuscire a farsi visitare.
Appuntamenti di mesi per visite pubbliche, vengono evasi anche lo stesso giorno se l'appuntamento diventa privato.
In cosiddetta libera professione.
Il medico è lo stesso. Il laboratorio pure.
Non la cassa dove paghi.
Forse sarebbe buona cosa che ci fosse un divieto normativo a questo giochetto favorevole solo ai medici.
Vediamo se davanti alla scelta stanno in Ospedale o vanno definitivamente alla concorrenza.
Questo diminuirebbe anche un po' di afflusso in pronto soccorso.
Un altro, o forse tra i primari problemi e ragioni delle code in Pronto soccorso però è che ci va una valanga di gente per nulla.
Foruncoli. Raffreddori. Dolori di stagione.
Autodiagnosi. Comodità, sì comodità.
Credo di aver visto una quantità inverosimile di codici bianchi, verdi che potevano essere gestiti dai propri medici di base.
Credo davvero che ci sia una mancanza di rispetto verso chi sta male veramente.
E verso chi lavora.
Credo che sia un'abitudine tutta italica alla furbizia.
Che è sì una malattia ma non si cura in Pronto soccorso.
Paolo Trezzi
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