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Scritto Sabato 22 dicembre 2018 alle 15:40

Unica ma non indispensabile

Caro Direttore,
Parlare di cose di casa degli altri è sempre un po' complicato secondo me, e quindi mi scuso un poco per questa mia sul suo giornale.
Pur nel giusto dispiacere per i 16 lavoratori che nei prossimi giorni perderanno il loro posto, sulla chiusura di Unica Tv, si sta, a mio parere, esagerando.
Tonnellate di post, di indignazione, di critiche al territorio e financo, (fuori e) in consiglio comunale, la richiesta che sia il pubblico, qui inteso come Istituzione, a salvarla o adoperarsi per questo.
Mi sembra davvero una psicosi e una richiesta esagerata. E fuori onda.
La chiusura di Unica è come la chiusura di altre centinaia di aziende sul territorio e non solo che ogni anno in silenzio si cancellano dal Registro delle Imprese.
Unica la cancelleremo in più dai telecomandi.
Unica non è stata chiusa perché era contro il sistema e i poteri, perché era scomoda.
Non è insomma RadioPopolare.
Ma perché, stando all'editoriale della sua Direttrice Responsabile Katia Sala, stava in piedi con soldi pubblici. Centinaia di migliaia di euro.
Milioni, in pochi anni.
Non capisco quindi la battaglia e la chiamata alle armi. Tutti o quasi liberisti e il mercato e finché va bene si tengono privati i guadagni e poi si devono socializzare le perdite.
L'imprenditore stesso (che arriva da un faticoso e rumoroso fallimento ben più ampio e emblematico, ma ha ancora molti soldi) e gli altri imprenditori del territorio non ci credono, perché devono crederci gli Enti pubblici?
Con quei soldi che servono a mandare il segnale nelle case, ogni giorno e ogni anno, un imprenditore o una cordata, ci potrebbe aprire cinema e altre cento attività e sostenere progetti remunerativi in termini personali e pure collettivi.
Qui oggi, nel delirio dell'esagerazione, si chiede che li usi per Unica come il metadone.
Oggi, e non possiam nasconderci dietro il dispiacere, la programmazione inoltre è quasi totalmente fatiscente, con punte di normale qualità quasi solo per il tg.
L'informazione ha e troverà altri canali, più moderni e sebbene con meno fabbisogno di diverse professionalità, più puntuale e di approfondimento.
In primis nella stampa quotidiana e nei canali informativi online.
Le stagioni della politica e dell'impresa non possono sostenere qualsiasi progetto che da solo economicamente non sta in piedi malgrado l'indubbio sforzo e abnegazione dei suoi lavoratori.
Unica è morta e anche gli altri non è che stan così bene.
Se comunque è un bene comune, abbiamo già dato, che la proprietà lasci un ricordo duraturo e positivo per quello che ha avuto ed è stato.
Doni alla Collettività e al Territorio il suo archivio storico.
Paolo Trezzi
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