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Scritto Sabato 22 dicembre 2018 alle 16:59

Il Sistema Lecco (e la sua inserzia) colpisce ancora?

Che il tanto declamato “Sistema Lecco” e connessi, aldilà di graduatorie varie, soffra perlomeno di poca lungimiranza se non di palese miopia, lo sta dimostrando anche l'ultima vicenda della annunciata chiusura dell'unica emittente televisiva locale. Teleunica, appunto.
Dopo l'avvallo di un progetto definito pachidermico ed anacronistico, da vari punti di vista, qual è quello del cosiddetto Teleriscaldamento; dopo, o meglio con in corso, la “guerra” sul modello della società mista (pubblico/privata) “impresa sociale” , alias consorzio di cooperative e relativi tentativi di più o meno malcelato affossamento del modello Rete Salute (Azienda speciale di diritto pubblico) di derivazione meratese (vicissitudini ben illustrate soprattutto da alcune testaste online); dopo l'apparente non casuale vaghezza di orientamenti sulla destinazione di un'area centralissima qual è quella della ex Leuci (mi dicono che la tanto sospirata bonifica dell'amianto sia rallentata … sarà, mi dicono ancora, perché ci lavorano guarda caso poche persone ?) ; dopo ancora fumanti “litigiosità” rispetto alle varie componenti di sistema che dovrebbero invece costituire il tanto decantato (e famigerato)  “tavolo di regia”; ora ecco anche questo lasciar spegnere l'unica emittente televisiva locale che, pur privata, di fatto svolgeva  perlomeno anche una parziale “funzione pubblica”.
Una televisione che, senza ovviamente misconoscere le varie e complesse cause che hanno concorso a produrne la dichiarata volontà di chiusura, ha contribuito a svolgere nel tempo , integrandosi con gli altri sistemi mediatici,  una meritevole azione di monitoraggio/sensibilizzazione sulle questioni più importanti del nostro territorio, dimostrando peraltro una marcata sensibilità sociale di cui anche noi ex lavoratori Leuci, come altre realtà lavorative in crisi, siamo testimoni.
La chiusura, comunque la si pensi, costituirebbe un innegabile impoverimento del sistema informativo locale, nelle sue varie articolazioni.
Allora ci si chiede : è mai possibile che il “Sistema Lecco”, così  a parole talentuoso e ricco di risorse, si limiti a prenderne atto senza un serio tentativo di salvataggio ?
Sembrerebbe quasi che tutto ciò che ha sapore ed esprime una visione di “collettività pubblica” e “patrimonio comune primario”sia filtrato da interessi del momento o da convenienze particolari e secondo logiche in qualche modo “corporative” quasi che il “motore di governo territoriale” corrisponda ad un unico centro di potere autoreferenziale.
Quasi un preciso disegno “culturale”, come qualcuno dice, di svuotamento graduale (dall'interno) di una “funzione ed una sensibilità pubblica” marcatamente  sociale e partecipativa a vantaggio del mercato e del privato ( e del privatistico come quello delle “grandi partecipate dagli enti locali”) in settori nient'affatto secondari ma invece molto delicati della convivenza civile. Naturalmente il tutto mascherato da solo presunte logiche di economicità, efficienza ed efficacia.
La sussidiarietà va bene ma non può essere un alibi allo smantellamento dello Stato sociale nei suoi ambiti primari.
Sarebbe nient'altro che la conseguenza di un “verbo culturale” che viene dall'alto e che inficia le sorti di interi popoli.
Ma qui ed ora come si può e si deve, assieme a tutti coloro che la pensano in modo contrario, contrastare questi scenari da “pensiero unico”, anche nelle sue articolazioni territoriali?
Germano Bosisio
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